Attualità

Amazon sta scoraggiando gli acquisti, boom dell’e-commerce insostenibile

Il colosso mondiale dell’e-commerce, Amazon, è in seria difficoltà. La pandemia di Coronavirus ha comportato la chiusura di moltissimi negozi in tutto il mondo e l’e-commerce sembra essere diventata l’unica via per l’acquisto di prodotti che non siano solo di prima necessità. Ma ora l’azienda di Beezus rischia il collasso

Amazon collasso
Sede aziendale: Photo Credit: gazzettadelsud.it

Secondo una previsione riportata da Business Insider, le sue vendite globali potrebbero aumentare del 23 per cento nel primo trimestre del 2020. Amazon non era però preparata a un aumento di ordini così massiccio, accompagnato dalla necessità di garantire condizioni di sicurezza ai suoi dipendenti, costretti a un lavoro più pesante e preoccupati di essere contagiati dai colleghi nei magazzini affollati.

Il down del sistema del 23 aprile

A confermare questa situazione nella giornata di ieri, Giovedì 23 Aprile, il sito e l’app di Amazon e di Prime Video sono andate in Down, che vuol dire fuori uso. Il sito era inaccessibile e l’app presentava diversi errori di navigazione, mancavano immagini, prodotti e le schermate non erano chiare. Stessa problematica per il Prime Video. Il servizio di Streaming del colosso presentava dei problemi di riproduzione

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Corriere – Photo credit: The Verge

Amazon sta scoraggiando gli acquisti

Già da qualche mese in molti hanno notato una politica inusuale da parte dell’e-commerce. Una politica che va contro l’obiettivo dell’azienda. Quello di scoraggiare gli acquisti. In Italia e anche altrove ha deciso di inserire un criterio di selettività nella scelta dei prodotti sulla sua piattaforma: prima i beni essenziali, poi tutto il resto.

L’interfaccia è stata addirittura modificata in modo da scoraggiare l’aggiunta di prodotti al carrello. Ecco perchè non compare più la sezione «gli utenti che hanno comprato questo prodotto anche comprato anche».

Niente Prime Day e pubblicità ridotta

In Europa la spedizione di un giorno garantita con Amazon Prime non lo è più, mentre negli Stati Uniti alcuni prodotti che venivano consegnati in poche ore richiederanno mesi ad arrivare. Anche la famosa giornata del Prime Day, la giornata dei “saldi” di Amazon che ogni anno, dal 2015, organizza nel mese di luglio è stata cancellata.

L’azienda ha ridotto poi la quantità di annunci pubblicitari che appare con le ricerche su Google e ha cancellato le campagne promozionali per la Festa della mamma e del Papà, che avrebbero dovuto invogliare le persone a regalare qualcosa ai genitori. Infine ha diminuito le percentuali sulle commissioni del suo programma di affiliazione.

La rete al collasso

Insomma Amazon sta scoraggiando il più possibile gli acquisti sul suo canale. Una mossa particolare contando l’enorme mercato dovuto alla situazione attuale nel mondo con 3 miliardi e mezzo di persone in casa e la concorrenza dei negozi fisici ridotta praticamente a zero. La verità è che un boom dell’e-commerce così non è sostenibile neanche per un colosso come Amazon.

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Magazzino – Photo Credit: Tecnoandnroid

Nonostante le centinaia di migliaia di assunzioni in tutto il mondo, (100mila a marzo, 75mila a metà aprile) proprio per cercare di stare dietro ai picchi, un dipendente Amazon ha dichiarato

“di solito vogliamo vendere il più possibile, ma la nostra rete è talmente oberata da gel detergente per le mani e carta igienica che non abbiamo le forze per spedire altro”

Intanto Amazon ha messo in piedi una squadra di alti dirigenti con il compito di capire come e quando l’azienda potrà tornare alla normalità, sia nell’offerta di prodotti sia nei tempi di spedizione. Dicono che ci vorranno anche più di due mesi ma che probabilmente molti dei cambiamenti in corso in queste settimane di emergenza non saranno permanenti.

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