La sera di Martedì 23 Marzo, si sono accese di nuovo le proteste a Bristol. 200 manifestanti si sono riuniti davanti al municipio, in una dimostrazione pacifica di solidarietà verso le persone nomadi, senzatetto e Rom. Questi infatti si vedranno presi di mira a causa della nuova legge sul crimine, che ha passato il primo voto in Parlamento la settimana scorsa. In una sua clausola, la legge rende la violazione di domicilio un’offesa criminale, invece che civile com’è adesso. Questo cambiamento avrà conseguenze pericolose per molte popolazioni già vulnerabili.

Fiori e candele in memoria di Sarah Everard, la giovane uccisa da un poliziotto londinese, durante il pacifico sit-in. Photo credits: James Beck/BristolLive

Dal sit-in al parco, alle violenze

I manifestanti iniziano a piantare tende sull’erba nel pomeriggio, e a distribuire pamphlet sul “right to roam”, il “diritto di passeggio”. Esso è il diritto secondo cui è concesso, a chiunque, di passeggiare su un certo tipo di terreni, anche di proprietà privata e anche senza usufruire di sentieri e vie predefinite. Diritto che verrebbe messo in discussione dalla nuova legge. Tutto procede tranquillamente, con musica e cori, per gran parte del pomeriggio.

Intorno alle 19, la polizia inizia ad agitarsi davanti al numero crescente di manifestanti, ordina di disperdersi e minaccia di “prendere misure coercitive”. I manifestanti non demordono, e continuano a riprodurre musica e ad occupare lo spazio pubblico. Alle 22 circa vengono istituiti posti di blocco nelle vicinanze, e arrivano rinforzi (una ventina di veicoli e persino qualche elicottero). Si iniziano a schierare le squadre antisommossa, insieme a ufficiali a cavallo e a unità canine. La polizia distrugge le tende e spinge i manifestanti a spostarsi in una strada vicina, anche con violenza, spinte e strattoni ai vestiti o ai capelli. Arriva un’ambulanza, che trasporta una donna in ospedale; finora mancano ulteriori dettagli sull’incidente, ma possiamo supporre non sia semplicemente caduta.

Nello spostamento, la folla si inizia a disperdere. Restano in una cinquantina, seduti per strada di fronte alle squadre antisommossa, con musica e slogan. Verso mezzanotte, la polizia carica la folla, disperdendone la maggior parte e arrestando chi è rimastə sedutə. Le accuse? Ostruzione di suolo pubblico e violazione delle regole di lockdown (che, al momento, non consentono di aggregarsi in pubblico).

Arresti rappresaglia per le proteste del 21 Marzo?

Già Domenica 21 Marzo erano esplose le tensioni tra la polizia e lə cittadinə, culminate in scontri e vandalismi. Dopo che la polizia ha iniziato a spingere contro la folla, infatti, la situazione si è aggravata. Apparentemente, una ventina di poliziotti sarebbero rimasti feriti negli scontri, mentre la centrale della polizia veniva coperta di graffiti e alcune delle finestre venivano rotte. Le immagini del furgone in fiamme hanno girato il web, causando scompensi tra i commentatori più liberali, più inorriditi da un veicolo fuori uso che dal diritto di protesta sotto minaccia.

Furgone in fiamme durante le proteste a Bristol di Domenica sera. Photo credits: Colin Moody, BBC

Priti Patel, Ministra dell’Interno, ha espresso totale solidarietà con la polizia, dicendo di aver visto “scene di violenza” nel sit-in (inesistenti) che avrebbero giustificato le violenze successive. L’opinione pubblica sembra essere spaccata a metà, tra chi si augura che la “feccia” venga rinchiusa senza processo, e chi condanna le violenze della polizia. Intanto, i Bristolians si preparano: un’altra manifestazione è prevista per Venerdì 26, e sarà senza dubbio pattugliata con attenzione.

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