L’Iran ha inviato domenica, tramite i mediatori pakistani, la sua risposta all’ultima proposta statunitense per porre fine alla guerra. L’obiettivo principale della risposta iraniana è la “cessazione immediata della guerra” e il “ripristino della sicurezza marittima” nel Golfo Persico e nello strategico Stretto di Hormuz, secondo quanto l’agenzia di stampa iraniana Isna, gestita principalmente da studenti universitari. Secondo l’attuale roadmap proposta, i negoziati in questa fase rimangono strettamente dedicati ai meccanismi per porre fine alle ostilità e risolvere la crisi regionale. La consegna di questo documento è considerata uno sviluppo cruciale negli sforzi diplomatici in corso per stabilizzare le acque della regione e porre fine all’attuale conflitto militare. Ma il presidente americano Donald Trump l’ha prontamente respinta con un post sui social media definendola “TOTALMENTE INACCETTABILE!” — l’ennesima battuta d’arresto per gli sforzi volti a risolvere la situazione di stallo nel Golfo Persico che ha paralizzato il traffico marittimo e fatto impennare i prezzi dell’energia.

Cosa aveva chiesto l’Iran nella proposta agli USA

Il piano “avrebbe significato la sottomissione di Teheran alle eccessive richieste di Trump”, riferisce la televisione di stato iraniana Press TV. “Il piano iraniano sottolinea la necessità che gli Stati Uniti paghino riparazioni di guerra e riafferma la sovranità dell’Iran sullo Stretto di Hormuz. – continua – L’Iran ha ribadito la necessità della fine delle sanzioni e del rilascio dei beni e delle proprietà sequestrate al Paese.”

Secondo il Wall Street Journal, che cita fonti informate, Teheran si è detta pronta a diluire parte delle sue scorte di uranio altamente arricchito e a trasferire il materiale restante in un Paese terzo, non negli Stati Uniti, chiedendo però garanzie che tale uranio venga restituito qualora i negoziati dovessero fallire. Disponibilità dall’Iran anche a sospendere l’arricchimento dell’uranio, ma per un periodo inferiore ai vent’anni richiesti dagli Stati Uniti. Escluso invece lo smantellamento degli impianti e richiesto l’avvio entro i prossimi 30 giorni, di negoziati specifici sulle questioni nucleari.