Andrea Mingardi è tra i grandi cantautori italiani. Blues, Jazz, Funk e Soul sono i generi che hanno contraddistinto la sua vasta carriera e tante sono state le collaborazioni, a partire da quelle con Mina passando per altri grandi artisti quali Lucio Dalla, Gianni Morandi, i Blues Brothers e tanti altri. Il suo ultimo progetto prende il nome di “Ho visto cose che…” ed è un album che mette in mostra tutti gli stili di Mingardi uniti dal soul. L’album oltre alla versione più classica è stato presentato anche in versione vinile. Oltre all’album “Ho visto cose che…” si affianca un grande progetto natalizio in chiave swing di alcuni evergreen natalizi.

Partiamo dal progetto “Ho visto cose che…”. Come è nato?

“Io ho un grande passato alle spalle e ho avuto un’esperienza talmente forte che ho avuto voglia di raccontarla attraverso queste canzoni. Ho racchiuso la mia storia e la mia vita attraverso la musica pop, rock, il funk, il soul, il blues e il jazz. Ecco, questo album esiste grazie alla musica, i testi e ad alcune strutture musicali che mi hanno formato e che sono poi gli amori che mi hanno spinto a intraprendere questo mestiere”.

Come mai la scelta del vinile?

“Io ho iniziato a cantare quando il vinile era protagonista, da bambino ascoltavo i 78 giri di Jazz, poi i 45 giri di Rock and Roll, e i 33 giri dei dischi concept della fine degli anni 60 e l’inizio degli anni 70. Per me prendere questo disco che ha avuto una gestazione lunga e trasformarlo in vinile è stato un piacere”.

Andrea Mingardi - Immagine del omunicato stampa
Andrea Mingardi – Ho visto cose che…

Come mai l’uscita del vinile è avvenuta dopo l’uscita del disco?

“In realtà è avvenuta naturalmente, poi abbiamo fatto diversi concerti, delle presentazioni, insomma diverse cose e quindi l’idea del vinile non è stata spontanea. Poi, un poco alla volta e dopo tante richieste abbiamo deciso di pubblicare il vinile. In questo progetto c’è la presenza dei Supercircus la mia band storica”.

In “Sono ancora vivo” fa una critica alla televisione di oggi. Cos’è che non le piace?

“Io credo che la televisione abbia deciso di diventare Dio e di stabilire ciò che è giusto e ciò che è sbagliato, quello che è bello e quello che è brutto. La cosa più grave però, è che propone un futuro che è un miraggio per i giovani, un futuro che spesso si trasforma in delusione, ecco un ‘futuro illusorio!’ Anche perché si saltano delle tappe fondamentali per la vita di un artista, come l’esperienza e la sofferenza sul campo, che per me sono le lezioni più importanti. C’è qualcosa che non va nel sistema televisivo”.

Tanti sono anche i generi presenti in questo progetto. Si può dire che c’è tutta la storia di Mingardi?

“Si si, tutti i generi della mia carriera sono presenti il pop, il rock, il funk, il soul, il blues, il rock demenziale e il jazz, sotto un comune denominatore che è quello del soul. In quasi tutti i pezzi c’è un momento blues, soul o comunque un momento struggente”.  

Non tante, ma interessanti le collaborazioni all’interno di questo progetto…

“Nelle collaborazioni non ho esagerato, quando gli artisti realizzano i dischi e all’interno ci sono tanti duetti è come se ammettessero di non farcela. Con Stefano Di Battista è stato bello suonare e anche con Frankie Hi-NRG MC che è un poeta del rap della prima ora. Le altre collaborazioni sono con tutti i musicisti che hanno partecipato. Musicisti fantastici che hanno suonato dal vivo, senza nessuna macchina”.

Questo è un album più malinconico verso il passato o va visto come una speranza per il futuro?

“Più che malinconia c’è ironia, critica, sarcasmo e vita vissuta. In ‘Ci vuole un po’ di Rock ‘n’ Roll‘ è come se dicessi alla gente di svegliarsi e di riprendere la propria vita, dobbiamo darci una scossa e non lasciare il nostro futuro in mano agli altri. In ‘Riaprono i locali‘ è più un’inquadratura felliniana, di come una canzone possa far riemergere determinati ricordi apparentemente rimossi. Quello di un amore mai dimenticato o anche il ricordo di quando sui palchi suonavano persone in carne ed ossa e non solo i Dj”.

Il soul è ben rappresentato all’interno di questo album e lo si può vedere anche in “Anima soul” …

“Si si, ma anche qui gioco molto, ad esempio canto ‘chissà perché son bianco, non sono parente di Beyoncé’. Sono propenso ad amare tutti gli artisti neri di tutti i generi come il Rhitm and blues, funky, jazz, blues. Anche la voce rauca, non mi è venuta perché bevevo o fumavo, mi è venuta naturalmente. Probabilmente, ho avuto qualche antenato di New Orleans”.

Andrea Mingardi - comunicato stampa
Mingardi Christmas – Immagine del comunicato stampa

Siamo a Natale e tra i tuoi tanti progetti c’è anche una riedizione delle canzoni natalizie.  Come è nata la voglia di reinterpretare i grandi classici – e non solo – del natale?

“Mercoledì sera – il giorno di Natale – su Canale 5 ci sarà il film il ‘Peggior natale della mia vita‘ (con Fabio De Luigi, Cristiana Capotondi, Diego Abatantuono ecc.), nel film interpreto il padre di Fabio e lì canto questi pezzi di natale che sono dei pezzi evocativi. Mi è molto piaciuto ricantarli e riarrangiarli, anche lì c’è un tocco abbronzato non solo nella voce, ma anche negli arrangiamenti”.

Le canzoni di natale sono tutti brani iconici, ma come è avvenuta la scelta?

“Di canzoni ne avevamo scelte di più, quasi 20. Siamo stati costretti a metterle solo 11 e abbiamo fatto una scelta, riservandoci però la possibilità di inciderle nei prossimi tempi. All’interno ci sono brani come ‘Anche quest’anno è già natale’ che è la canzone natalizia dello Zecchino D’oro che ha venduto più dischi nel mondo. C’è anche una canzone di natale hawaiana che viene cantata dalle mie cantanti ed è stata scelta per far vedere come si festeggia il natale anche nelle altre parti del mondo. Però alla fine i grandi classici trionfano sempre”.

In conclusione, mi vorrei levare una curiosità: una delle sue canzoni più belle prende il nome di “Mogol e Battisti” e la canta con Mina, di recente, Lucio Battisti è stato inserito su spotify e riscoperto dai giovani. Quanto è importante riscoprire il patrimonio artistico di Lucio Battisti?

“Battisti non aveva bisogno di essere recuperato, Battisti è eterno. Con i testi incredibili di Mogol e con un autore come Battisti che ha stravolto le strutture delle canzoni. Non più strofa, strofa, ritornello e strofa. Lui ha cambiato il mondo della canzone italiana. Io in quella canzone ho utilizzato Battisti per sfatare un qualcosa che è alla base della delusione del genere umano. Un amore tra due persone che vivono nella stessa città e vivono la resistenza. L’idea di un amore che finirà solo quando non si ascolterà più una canzone di Mogol e Battisti. Cioè mai!”.

Questa la tracklist dell’album di Andrea Mingardi: “Ci vuole un po’ di rock’n’roll”, “Ho bisogno di silenzio”, “Anima soul” (feat. Frankie Hi-Nrg Mc), “Ho visto cose che…”, “Riaprono i locali” (feat. Stefano Di Battista), “Sono ancora vivo”, “Il primo giorno del mondo”, “La cosa più importante”, “Back to Woodstock”, “La musica siamo noi”, “Eroi della resistenza”, “Pace, amore, giustizia e libertà”, “Spinning Wheel”.

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