Dopo le dimissioni di Keir Starmer, da lui stesso annunciate questa mattina, fuori dal numero 10 di Downing Street, Andy Burnham ha confermato la sua candidatura per prendere il posto del premier, ancora in carica finché non verrà individuato il suo sostituto. L’ex sindaco di Manchester ha dichiarato che porterà al Regno Unito «stabilità, serietà e una costante attenzione alle questioni più importanti». Ha inoltre sottolineato la propria volontà di rendere la transizione «un processo positivo di rinnovamento».

«Keir ha reso un servizio immenso al nostro Paese e desidero ringraziarlo per la sua leadership e la sua dedizione durante un periodo così difficile», ha affermato. «La sua decisione segna l’inizio di una transizione ed è fondamentale che questo processo si svolga in modo ordinato e responsabile. Mi candiderò come parte di questo processo. Il Paese si aspetta stabilità, serietà e una costante attenzione alle questioni più importanti, ed è ciò che otterrà. Andando avanti, la nostra priorità deve essere quella di lavorare insieme per riportare il Paese dove tutti desideriamo. Le persone vogliono vedere progressi in termini di crescita economica, costo della vita, servizi pubblici, alloggi e opportunità per la prossima generazione. Il cambiamento politico non deve mai distogliere l’attenzione dalla responsabilità di migliorare la vita delle persone. Il movimento laburista è sempre stato più forte quando ha guardato al futuro con fiducia e determinazione. Questo è ciò che faremo d’ora in poi e ci assicureremo che questa transizione sia un processo positivo di rinnovamento per il nostro partito e per il nostro Paese».

Andy Burnham si candida come successore di Keir Starmer, ma Nigel Farage frena

Burnham non ha fatto alcun riferimento a un’elezione per la leadership e la sua allusione alla “transizione” implica che non si aspetti una competizione. Le opposizioni, tuttavia, potrebbero non essere d’accordo. Se, da una parte, i Conservatori potrebbero non ritenere necessario ricorrere alle elezioni, Nigel Farage le ha già richieste a gran voce. Per il leader di Reform UK, sarebbe «ridicolo fingere che Andy Burnham abbia un mandato significativo per guidare il Paese».

Nonostante la sonora sconfitta del suo partito alle elezioni suppletive di Makerfield della scorsa settimana, il politico ha criticato le mire di Burnham. A detta sua, il deputato si sentirebbe già Primo Ministro «sulla base di meno di 25.000 voti». «Non ho paura di Andy Burnham o di nessuno degli altri burattini del Partito Laburista», ha incalzato Farage. «Ecco perché si coalivano a ogni elezione suppletiva per cercare di impedirci la vittoria, perché hanno cercato di annullare le elezioni locali e perché faranno di tutto per rimandare le elezioni generali il più a lungo possibile. Andy Burnham ha buone ragioni per temerci. Reform è l’unico partito che ascolta i desideri dei lavoratori e offre loro soluzioni, anziché adulazione e paternalismo».

Le reazioni della politica britannica alle dimissioni di Starmer

Zack Polanski, leader dei Verdi in Inghilterra e Galles, ha affermato che l’addio di Starmer dovrebbe rappresentare il momento per «un audace cambio di rotta» per la nazione. Queste le sue parole: «Stiamo ancora aspettando di vedere quale versione di Andy Burnham si presenterà a Downing Street. Sebbene abbia parlato di un cambio di rotta, i primi segnali non sono incoraggianti e suggeriscono che si tratterà di una continuazione della stessa linea, seppur con migliori capacità comunicative. Il tempo delle mezze misure e dei palliativi è ormai passato: se diventerà il prossimo Primo Ministro, Burnham dovrà essere audace, altrimenti sarà un fallimento».

Ed Davey, leader dei Liberal Democratici, ha invece dichiarato: «Il popolo britannico è stufo di essere deluso da un’infinita giostra di primi ministri, mentre nulla cambia realmente per loro. Questa volta deve essere diverso. Non si tratta solo di cambiare chi siede al numero 10 di Downing Street, ma di cambiare la nostra politica corrotta per poter risanare il nostro Paese. Ciò significa affrontare il costo della vita con un nuovo e audace accordo con l’Europa, riformare finalmente l’assistenza sociale per porre fine alla crisi del Servizio Sanitario Nazionale (NHS) e restituire potere ai cittadini attraverso il voto, riformando le politiche e dando alle comunità maggiore autonomia. Chiunque diventi primo ministro deve abbandonare la cautela e l’autocompiacimento e dimostrare l’ambizione che il nostro Paese merita».

Federica Checchia