Andy Burnham ha illustrato il suo piano per il Regno Unito, promettendo di migliorare gli standard di vita e di ripristinare la fiducia nella politica attraverso quello che ha definito il «più grande riequilibrio di potere che il nostro Paese abbia mai visto». Il politico, che molti considerano già come il ​​prossimo Primo Ministro, ha definito l’attuale sistema «rotto», sostenendo che «continuare sulla stessa strada» non basterà ad affrontare le gravi sfide che attendono la nazione.

In un discorso di ampio respiro, incentrato sull’ambizione di «risollevare il Paese» e di ridare speranza agli elettori ormai disillusi, ha sottolineato la necessità di un cambiamento radicale «nel modo in cui la Gran Bretagna viene governata, non solo in chi la governa». Dato ormai quasi per certo il suo subentro a Keir Starmer tra meno di tre settimane, il politico ha voluto delineare la direzione del suo governo e, al tempo stesso, rassicurare sia i deputati Laburisti sia gli elettori che potrebbero ritenerlo privo dell’esperienza necessaria –o addirittura impreparato– per gestire il potere.

I punti principali del programma di governo di Andy Burnham

Intervenendo al People’s History Museum di Manchester, il nuovo deputato di Makerfield ha affermato che la nuova direzione al centro della sua proposta comprende:

  • Un maggiore controllo pubblico su servizi essenziali quali acqua, alloggi, energia e trasporti, per contribuire a contenere il costo della vita.
  • Un polo operativo “No 10 North” per gestire la distribuzione di poteri e risorse da Whitehall verso il resto del Paese; secondo il Guardian, tale struttura sarebbe stata guidata dal suo ex amministratore delegato di Manchester.
  • Il più vasto programma di edilizia residenziale pubblica dal secondo dopoguerra e una «rinascita» delle vie commerciali locali attraverso la riforma delle imposte sulle attività economiche (business rates).
  • Il riequilibrio di un sistema scolastico che, a suo dire, si era concentrato eccessivamente sul percorso universitario, ponendo invece i corsi di natura accademica e quelli di carattere tecnico sullo stesso piano.

Ancora silenzio sulle nomine chiave dell’esecutivo

Nel suo discorso, Burnham ha dichiarato che non annuncerà le nomine chiave del governo finché non sarà più vicino al potere, invitando a ignorare le «speculazioni azzardate» sulla scelta del Cancelliere, che fornirebbe l’indicazione più chiara finora sulla sua linea economica. Ed Miliband, attuale Ministro dell’Energia, è considerato il favorito. Accennando a un pacchetto di misure immediate per sostenere il potere d’acquisto una volta arrivato a Downing Street, ha riconosciuto che «la gente non può aspettare in eterno un cambiamento», dato che molte famiglie sono in difficoltà con le bollette e le altre spese quotidiane essenziali.

«Le persone hanno bisogno di qualcosa in più, subito, per far fronte all’aumento dei costi», ha detto. «Farò del mio meglio per garantirlo e, senza mettere a rischio le finanze pubbliche, cercherò di dare alla Gran Bretagna un po’ di respiro non appena possibile. La gente deve poter pensare a una serata fuori o a una vacanza con i figli. La gente ha bisogno di speranza».

Andy Burnham bacchetta l’attuale classe politica britannica: «Westminster non sta lavorando per i cittadini, e non lo fa ormai da molto tempo. Di fatto, il sistema è rotto»

La speranza è stata un tema ricorrente nel discorso. «Quale speranza possiamo avere che questa volta le cose vadano diversamente? È questa la domanda che mi porrei se fossi un elettore in questo momento», ha affermato. «Westminster non sta lavorando per i cittadini, e non lo fa ormai da molto tempo. Di fatto, il sistema è rotto. Di conseguenza, il Paese non si trova dove dovrebbe essere. È bloccato in una situazione di stallo ed è evidente che non possiamo andare avanti così».

Per lui, la sua generazione di politici deve assumersi la responsabilità di non essere stata all’altezza: «Questo aspetto potrebbe contare meno in un mondo in cui le condizioni di vita delle persone migliorano, ma quando ciò non accade diventa pericoloso e distruttivo per quel che resta della fiducia culturale nella politica. Non possiamo permetterci un altro decennio come quello appena trascorso. Serve una nuova determinazione per innalzare il tenore di vita… Dobbiamo cambiare la politica e dobbiamo farlo ora».

Federica Checchia