Vincitore della Palma d’oro alla 77esima edizione del festival di Cannes, l’ultimo film del regista indipendente Sean Baker ha fatto molto parlare di sé. Si tratta di Anora, un connubio di più generi che scombussola gli schemi predefiniti della fiaba, per reinterpretarli in una forma tutta nuova, moderna. Difatti, con un intreccio intriso di scambi pungenti e movimenti di macchina veloci, Anora è un booster adrenalico che catalizza l’attenzione e fa riflettere.
Eppure, le polemiche non hanno tardato a popolare i social e, di riflesso, le riviste cinematografiche internazionali. A far discutere però, non è un abusato tecnicismo cinematografico o un’inquadratura espressivamente inefficace, bensì la scelta dell’attrice che interpreta la giovane protagonista. Classe 1995 infatti, Mikey Madison è stata aspramente criticata per aver declinato la proposta, da parte della produzione, di un intimacy coordinator.
La figura del coordinatore di intimità: un salto nel passato

In italiano è il coordinatore di intimità, figura professionale di cui si è molto discusso e che si occupa di garantire per le attrici e gli attori prossimi alla registrazione di scene intime, un clima sereno all’interno del set. Accortezza non del tutto scontata se si guarda alle produzioni del passato e alle testimonianze di attori e attrici che hanno permesso di fare finalmente luce su un tema molto delicato e per tanto tempo taciuto.
Dalle dichiarazioni di Maria Schneider sul film del 1972 diretto da Bernardo Bertolucci, Ultimo Tango a Parigi, a quelle delle protagoniste del film francese La vita di Adele, viene fuori un quadro abbastanza preoccupante. Sono tante, infatti, le attrici -e gli attori- che hanno condiviso esperienze poco edificanti e che si battono per maggiori tutele. E una delle conquiste di queste battaglie è proprio la figura professionale dell’intimacy coordinator, utile ad assicurare un clima di consapevolezza e di tutela. La sua presenza, tuttavia, non è obbligatoria e l’ultima parola sta agli attori e alle attrici che possono liberamente accettare o declinare la proposta. Proprio come ha fatto Mikey Madison per vestire i panni di Anora.
Mikey Madison e le polemiche sul rifiuto di un intimacy coordinator per Anora: un passo indietro?
Che nell’ultimo film di Sean Baker il sesso sia un tema centrale è più che appurato. La trama infatti, segue le vicende di una giovane stripper di Brooklyn che si imbatte in un giovane e disunito rampollo di una famiglia di oligarchi russi e con il quale instaura una relazione. Non mancano scene esplicite che si presentano come parte integrante della narrazione e che hanno portato gli spettatori ad interrogarsi su come la produzione e i protagonisti abbiano gestito le registrazioni. Madison ha dichiarato di essersi sentita a proprio agio nel contesto creato dal regista e di aver rifiutato la proposta di un coordinatore, in accordo con il co-protagonista Mark Ėjdel’štejn.
È bastato questo ad appiccare il fuoco. Diversi utenti hanno sottolineato come la presenza di una figura professionale che si occupi di questo, sia una vera e propria conquista e che debba essere imprescindibile nelle produzioni moderne, proprio alla luce della superficialità del passato. La scelta di Madison, pertanto, si presenterebbe come un passo indietro rispetto alle conquiste ottenute in termini di sicurezza e di tutela dei lavoratori e delle lavoratrici del settore cinematografico. Anche perché, le scene più esplicite, non hanno coinvolto solo la protagonista ma anche le attrici nel ruolo delle sex workers del club, elemento che ha sollevato interrogativi sul livello di benessere di tutto il cast.
Un dibattito aperto
Il tema è al centro di grandi dibattiti a Hollywood tra chi ha sottolineato l’importanza di questa figura professionale e chi ha dichiarato di poterne fare a meno. Michael Douglas e Jennifer Aniston, per esempio, non hanno taciuto le proprie perplessità. Proprio la star della serie The Morning Show infatti, ha espresso la sua posizione in un’intervista rilasciata a Variety, sostenendo che al momento in cui le è stato proposto un intimacy coordinator per girare una scena di sesso, ha scelto di rifiutare dato che “era già abbastanza imbarazzante”. Ewan McGregor ed Emma Thompson, d’altro canto, hanno definito essenziale la presenza di questa figura all’interno del set, per contribuire a creare un clima di lavoro sereno in cui il benessere degli attori e delle attici sia al primo posto.
Rimane il fatto che la scelta spetti sempre e solo ai soggetti coinvolti. Si tratta di un esercizio della libertà individuale che non può sottostare agli imperativi di chi valuta a posteriori. Facile pensare che nel clima della cultura woke e di grande, legittima sensibilità verso temi più delicati, compiere una scelta discorde rispetto al pensiero comune si presenti come un rischio. È sempre bene ricordarsi, tuttavia, che il discrimine che distingue tra una società attenta e una negligente sta a monte del processo di scelta. La vera conquista, infatti, non risiede tanto nell’imporre una condizione quanto nel creare un ambiente lavorativo in cui ogni soggetto coinvolto possa effettivamente sentirsi libero di scegliere.
Ludovica Povia
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