Cultura

Anton Čechov, un drammaturgo tra scienza e letteratura

Adv
Adv

Nato a Taganrog, in Russia, il 29 gennaio 1860, Anton Pavlovič Čechov fu uno delle figure cardine del teatro a cavallo tra il XIX e il XX secolo. Proveniente da una famiglia di umili origini, era il terzo di sei figli. Crebbe con un padre molto violento che, pur essendo un fervente religioso, non risparmiava i maltrattamenti nei confronti dei suoi familiari.

Scoprì il teatro nel 1873, quando vide per la prima volta La Belle Hélène di Offenbach. Da allora mise su insieme ai suoi fratelli una piccola compagnia con cui si esibiva davanti ad amici e parenti. Col tempo iniziò a buttar giù anche i primi canovacci. Tempo dopo decise di trasferirsi a Mosca, dove scrisse numerosi racconti e la sua fama di letterato si diffuse. Nei suoi testi egli era in grado di rappresentare perfettamente non solo la decadenza della società in cui viveva, ma anche la psiche delle classi sociali meno abbienti.

Una vita tra medicina e scrittura

Una volta terminati gli studi al ginnasio, Čechov ottenne una borsa di studio per frequentare la facoltà di medicina a Mosca. Viste le condizioni economiche in cui riversava la sua famiglia, si concentrò duramente sulla carriera universitaria. Decise di non unirsi mai ai circoli rivoluzionari studenteschi, e non prese mai posizioni politiche. Nonostante gli studi continuò però a praticare la sua passione per la scrittura inviando racconti a diverse riviste, le quali non sempre sembravano apprezzarli.

«La medicina è la mia moglie legittima, la letteratura è la mia amante»

Anton Čechov

Negli anni ’90 Čechov decise di mettere da parte la professione di medico per dedicarsi interamente all’attività letteraria. L’autore non tollerava l’idea che tutte le sue conoscenze nel campo della medicina non bastassero per salvare le vite dei suoi pazienti.

Il Gabbiano, il più grande capolavoro di Anton Čechov

Scritto nel 1895, Il Gabbiano è in assoluto il suo dramma che riscosse più successo. Divisa in 4 atti, l’opera fu di fondamentale importanza poiché aprì un dibattito sulle correnti artistiche che influenzavano il teatro di quel periodo. Da una parte c’era il Naturalismo portato avanti in particolar modo da Emile Zola, dall’altra il Simbolismo. Anton Čechov sembrò riuscire a coniugarle perfettamente, per quanto queste due fossero distanti tra loro.

Il Simbolismo è facilmente rintracciabile nel discorso di Kostja, il protagonista aspirante drammaturgo, che nel primo atto decanta un discorso conto le convenzioni naturaliste del teatro dell’Ottocento. In realtà la poetica del personaggio è agli antipodi di quella dello scrittore, il quale tentò quasi di fare una caricatura della scrittura simbolista.

D’altro canto però Čechov non si rivedeva neanche nel naturalismo, dal quale si sentiva fortemente limitato. Una svolta avvenne però quando nel 1898 Konstantin Sergeevič Stanislavskij e Vladimir Nemirovič Dančenko decisero di rappresentare l’opera al Teatro d’Arte di Mosca. I due lavorarono a lungo su un completo realismo dal punto di vista attoriale e la rappresentazione fu un successo.

Ludovica Nolfi

Seguici su

Facebook, Instagram, Metrò, La Rivista Metropolitan Magazine N1

Adv
Adv

Related Articles

Back to top button