Tutti abbiamo una storia alle spalle. Ma alcune storie sono più belle ed emozionanti di altre, c’è poco da fare. Come quella di Armando Izzo, oggi difensore del Torino e della Nazionale italiana. Un’infanzia complicata, in uno dei quartieri più pericolosi e malfamati del mondo. Un lutto terribile, subito in tenera età, e tante altre difficoltà, che hanno reso traumatici quelli che invece sarebbero dovuti essere i suoi anni più spensierati.

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Armando Izzo (fonte: gazzetta.it)

Armando Izzo, un’infanzia difficilissima

Siamo a Scampia, la triste nota periferia alle porte di Napoli. Qui vive il piccolo Armando, il primo di quattro fratelli, insieme alla sua famiglia, poverissima, con un sogno nel cassetto: diventare un calciatore. Il padre, Vincenzo, è un magliaro, come si dice in gergo napoletano, un venditore ambulante di stoffe e biancheria, sempre in giro per i mercati d’Italia. Ogni volta che ritorna a casa, porta in dono un pallone nuovo al suo amato primogenito, che, ogni volta, lo aspetta entusiasta per strada. “Non lo lasciavo neanche salire in casa che ci mettevamo a giocare: lui in porta, io e i miei amici divisi in due squadre”.

Quando Armando ha dieci anni deve già affrontare un dolore spaventoso. Papà Vincenzo si ammala gravemente. Muore dopo appena due mesi a causa di una leucemia fulminante. “Aveva 29 anni, mia mamma 27 e io quasi 10. Sul letto di morte teneva stretto i miei tre fratelli, tutti più piccoli. Stavo sulla porta, cercavo di non piangere. Da lontano mi ha fatto un cenno con la mano: diventavo io il capofamiglia, altro che studiare. E infatti sbaglio i congiuntivi!”. Tutto improvvisamente cambia. Ora è Armando che deve prendersi cura dei suoi cari, essendo il maggiore. “Senza lo stipendio di papà siamo precipitati in miseria. Per mesi la mia cena è stata latte e pane duro. Saremmo finiti in braccio alla camorra, sempre in cerca di manovalanza, senza due miracoli”.

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Armando Izzo (fonte: ilnapolista.it)

Il pallone come ancora di salvezza, ma non solo…

Fortunatamente, però, Armando col pallone ci sa fare. Quello è il vero miracolo, il miracolo che lo salverà da una realtà che non risparmia nessuno, specialmente nelle sue zone, vessate dalla criminalità organizzata. Dai dilettanti dell’ARCI Scampia riesce ad approdare alle giovanili del Napoli, ma non è tutto così semplice come potrebbe sembrare. All’inizio, infatti, non percepisce nessuno stipendio per poter mantenere sé e i suoi famigliari. Pensa più volte di lasciare il calcio e trovarsi un lavoro stabile. “A 15 dissi basta: dovevo lavorare per mantenere la famiglia, il Napoli non mi dava un soldo, non c’era nessuno che mi accompagnasse e riportasse a casa dagli allenamenti. Avevo deciso di smettere col calcio. Ma mamma mi diceva: ‘Ho sognato papà, aveva ali grandi. Dice di stare tranquilli: diventi calciatore’. Non è stato semplice. Grazie a Giuseppe Santoro, all’epoca responsabile del settore giovanile del Napoli, riuscii ad ottenere qualche rimborso spese. A questo si aggiungeva l’aiuto del mio procuratore, Paolo Palermo”. E così la favola di Izzo continua, seppur attraverso qualche intralcio lungo il cammino.

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Armando Izzo (fonte: gettyimages)

Volontà, sacrificio, sangue e sudore possono davvero fare la differenza alle volte. Come avere un angelo custode che ti protegge dal cielo. Ma, purtroppo, la miseria è ancora qualcosa di tangibile in quei primi anni, come rivela un aneddoto da lui stesso raccontato, che lo vede protagonista durante il ritiro con la prima squadra del Napoli: “Divento capitano della Primavera: Mazzarri mi porta in ritiro e quando vede che corro con le scarpe tre numeri più grandi, dà dei soldi al massaggiatore e gli dice di accompagnarmi in paese per prendermi quelle che preferivo. Il resto è frutto di sudore e ancora sudore”.

Armando Izzo, oggi

Da lì Triestina, Avellino, fino alla definitiva consacrazione col Genoa, che lo lancia di fatto sul grande palcoscenico della Serie A e della Nazionale azzurra. Oggi Izzo gioca tra le fila del Torino, dimostrando di essere uno dei migliori difensori del panorama calcistico italiano.

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Armando Izzo (fonte: derbyderbyderby.it)

E anche se, almeno per il momento, non è ancora riuscito a collezionare nessun trofeo nella sua personalissima bacheca, a 27 anni Armando Izzo può orgogliosamente vantare la vittoria più importante di tutte, contro l’avversario più ostico e temibile di sempre: la vita. Perché quando hai il cuore di un guerriero che batte al ritmo di una così potente determinazione, il viso di tuo padre tatuato sul fianco, che costantemente ti ricorda di non mollare mai, ed il suo spirito che dall’alto ti guarda le spalle, niente può fermarti. Nemmeno quello che sembrava essere un destino dannatamente insormontabile e crudele. Invincibile.

Tartaglione Marco

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