Arrestata la direttrice del carcere di Rebibbia: avrebbe favorito i detenuti di ‘ndrangheta

L’accusa è quella di favoreggiamento dei clan calabresi: per questi motivi la direttrice del carcere di Rebibbia, Maria Carmela Longo, è stata arrestata e si trova ora ai domiciliari. La donna, da quanto si apprende, avrebbe favorito i detenuti di ‘ndrangheta.

Arrestata la direttrice del carcere di Rebibbia: le accuse

I magistrati della procura antimafia di Reggio Calabria hanno accusato la direttrice del carcere di Rebibbia – Maria Carmela Longo – di concorso esterno in associazione mafiosa e favoreggiamento dei detenuti di ‘ndrangheta. Per questi motivi i giudici hanno disposto l’arresto della direttrice del settore femminile del carcere che si trova ora ai domiciliari. La donna, da quanto si apprende, avrebbe garantito favori, elargito concessioni, permesso incontri e regolari eccezioni alle regole ai detenuti calabresi di clan storici.

Sotto la guida di Giovanni Bombardieri, la procura della Repubblica di Reggio Calabria avrebbe fatto emergere “una sistematica violazione delle norme dell’ordinamento penitenziario e delle circolari del Dipartimento dell’Amministrazione penitenziaria” e la direttrice stessa del carcere avrebbe contribuito “al mantenimento ed al rafforzamento delle associazioni a delinquere di tipo ‘ndranghetistico”. Questo è il sunto estremo del fascicolo firmato dal gip di Reggio Calabria Domenico Armaleo, ma dietro questa vicenda potrebbe nascondersi ben altro.

L’ultima intervista a Longo

In una delle ultime interviste che Maria Carmela Longo aveva rilasciato ai giornalisti, la direttrice stessa del carcere di Rebibbia sottolineava come il luogo di detenzione dovesse avere una valenza educativa più che punitiva. “Noi siamo deputati a contenere e rieducare – diceva la donna a Propaganda Live –, questo è il senso del nostro lavoro: porre in essere una serie di iniziative per far recuperare il senso del proprio futuro”.

La donna ha diretto per anni il settore femminile del carcere nel quale le detenute erano libere di girare dalle ore 8 alle ore 20. Erano anche invitate a partecipare a diverse attività ricreative, tra le quali anche la gestione di una piccola fattoria di polli e conigli. “Il senso del carcere – spiegava ancora la Longo – è restituire la persona in condizioni migliori rispetto a quanto è entrata”.

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