Cultura

Peggy Guggenheim, il volto femminile dell’arte del Novecento

Quella di Peggy Guggenheim (New York, 1898Camposampiero, 1979) è la storia di un’ereditiera colta, intelligente e capace di anticipare i tempi. La storia di una donna che ha creduto nella causa che ha scelto e vi si è dedicata anima e corpo, lasciandoci in eredità una delle più prestigiose collezioni d’arte moderna al mondo.

Peggy Guggenheim, un’avventura lunga una vita

Un cognome noto, legato ad una ricca famiglia di mecenati ed amanti dell’arte. Lo zio di Peggy è infatti Solomon R. Guggenheim, la cui raccolta d’arte costituisce il fulcro del Guggenheim Museum di New York. Gallerista e collezionista a sua volta, Peggy instaura con gli artisti un legame quasi viscerale: li frequenta, spesso se ne innamora, li sostiene e li valorizza. A lei si deve la fama a livello internazionale di Jackson Pollock, di cui intuisce, prima fra tutti, il talento.

Una donna che ha saputo imprimere una svolta fondamentale alla storia dell’arte, fiutando nuovi talenti, finanziandoli, acquistando opere di immenso valore, aprendo gallerie a Londra e New York. Conosce e frequenta i più importanti esponenti delle avanguardie artistiche e letterarie europee, tra cui Beckett, Brancusi, Duchamp, Joyce, solo per citarne alcuni.

Max Ernst, La vestizione della sposa. Collezione Peggy Guggenheim, Venezia - Photo Credits: web
Max Ernst, La vestizione della sposa. Collezione Peggy Guggenheim, Venezia – Photo Credits: web

Sullo sfondo della Seconda guerra mondiale

È a Parigi quando i tedeschi invadono la Francia, e lei, ebrea, è costretta a scappare per fare ritorno a New York. Durante la fuga aiuta Max Ernst – che sposerà pochi mesi dopo – ed André Breton a lasciare l’Europa, facendosi carico dei costi del viaggio. Nonostante siano momenti di grande difficoltà, non rinuncia a portare avanti quella che ormai è diventata una missione, ed acquista alcuni capolavori di Braque, Dalí, Léger, Mondrian.

L’autobiografia della Guggenheim traccia la fisionomia di una donna appassionata che si dona senza riserve, innamorata della vita, devota all’arte e ai suoi protagonisti. Conclusa la guerra, Peggy decide di trasferirsi permanentemente a Venezia, in quella che è diventata la sua casa-museo, Palazzo Venier dei Leoni, sul Canal Grande.

Peggy Guggenheim con i suoi cani a Palazzo Venier dei Leoni - Photo Credits: web
Peggy Guggenheim con i suoi cani a Palazzo Venier dei Leoni – Photo Credits: web

Venezia, l’ultimo amore di Peggy Guggenheim

Io appartengo a Venezia, la mia grande immensa passione, il mio grande amore. Mi sono innamorata di Venezia quando sono venuta qui per la prima volta. È un luogo dove ho sempre desiderato vivere e adesso finalmente posso farlo, ma ho perduto quasi tre anni per cercare la casa dove stabilirmi. Quella adatta per i quadri e per i cani che devono avere un giardino.

Nel 1949 offre la sua inestimabile collezione allo Stato Italiano, che rifiuta. Prima di morire decide dunque di donarla alla Fondazione Solomon Guggenheim, fondata dallo zio. Peggy ama Venezia, la considera la sua casa, ma il rapporto con la città diviene quasi conflittuale. Col trascorrere degli anni ne inizia a parlare come di un luogo decadente, “adatto per venire a morire”, benchè continui a nutrirsi avidamente della sensazione di pace che solo la città lagunare è in grado di donarle.

Peggy Guggenheim nei giardini di Palazzo Venier dei Leoni - Photo Credits: web
Peggy Guggenheim nei giardini di Palazzo Venier dei Leoni – Photo Credits: web

Il legame di Peggy con la sua Venezia è ormai indissolubile ed eterno: le sue ceneri, infatti, sono custodite in un angolo del giardino di Palazzo Venier dei Leoni.

Silvia Staccone

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