Cultura

Frank Lloyd Wright, l’architetto della Natura

Quando pensiamo a Frank Lloyd Wright (1867 1959) vengono in mente, quasi istintivamente, la celebre Casa sulla cascata e il Guggenheim Museum di New York. Tuttavia, durante la sua lunga carriera, l’immortale archistar ha progettato un numero incredibile di edifici destinati ad usi diversi, alcuni dei quali sono oggi Patrimonio dell’Umanità.

Frank Lloyd Wright: ricerca, sperimentazione e creazione di armonia fra uomo e natura

Nel 1893, l’apertura del suo studio di architettura ad Oak Park, lo porterà a divenire un punto di riferimento non solo nel suo Paese ma, anche, oltreoceano. Fin dai primi lavori emerge l’idea di una progettazione basata su una continua ricerca: una sperimentazione tecnologica, tesa a creare armonia fra uomo, natura e architettura.

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Frank Lloyd Wright, Casa sulla cascata - Photo Credits: franklloydwright.org
Frank Lloyd Wright, Casa sulla cascata – Photo Credits: franklloydwright.org

Il Movimento Moderno e l’architettura organica

Wright è considerato uno dei padri dell’architettura moderna: in un periodo storico delicato come quello compreso fra le due guerre mondiali, si fa strada l’idea che, ad una nuova società, debba corrispondere una nuova architettura. Ciò è reso possibile da una rinnovata libertà espressiva, capace di creare una cesura con il passato pur rimanendo legata al valore classico dell’armonia. Wright avvia una personale ricerca della modernità, dimostrando il suo spirito pionieristico ed anticonformista attraversando stili e idee di quegli anni; rimane, però, fedele alla sua visione di un’architettura organica: un’architettura che nasce, cresce e si sviluppa quasi fosse un organismo naturale, integrandosi con il luogo.

Frank Lloyd Wright, patrimonio dell’umanità

A partire da luglio 2019, otto fra gli edifici progettati da Wright sono stati riconosciuti dall’UNESCO come Patrimonio mondiale dell’Umanità:

  • Unity Temple, 19061909, Oak Park, Illinois;
  • Frederick C. Robie House, 1910, Chicago, Illinois;
  • Taliesin, 191125, Spring Green, Wisconsin;
  • Hollyhock House, 191821, Los Angeles, California;
  • Fallingwater, 193639, Mill Run, Pennsylvania;
  • Herbert e Katherine Jacobs House, 193637, Madison, Wisconsin;
  • Taliesin West, 193759, Scottsdale, Arizona;
  • Solomon R. Guggenheim Museum, 195659, New York.
Frank Lloyd Wright, Guggenheim Museum - Photo Credits: guggenheim.org
Frank Lloyd Wright, Guggenheim Museum – Photo Credits: guggenheim.org

Wright nell’immaginario cinematografico

La grandezza senza tempo di Wright si evince anche dalla sua capacità di imporsi nell’immaginario collettivo con edifici che sono ormai considerati veri e propri luoghi di culto; persino la cinematografia statunitense ha più volte reso omaggio al suo genio innovatore.

Millard House, costruita nel 1923 a Pasadena, permette all’architetto di sperimentare una tecnica di sua invenzione, il textile block: blocchi prefabbricati in cemento, con superfici perforate e decorate, usati sia per edificare i muri esterni sia per le pareti interne. Deborah Riley, scenografa di Game of Thrones, ha ammesso di essersi ispirata alla Millard House e, più in generale, al lavoro di Wright, per costruire le ambientazioni del palazzo di Daenerys Targaryen a Meereen.

Game of Thrones - Photo Credits: web
Game of Thrones – Photo Credits: web


Ennis House, costruita fra il 1923 e il 1924 sulle colline di Hollywood, è il risultato dello studio dell’architettura Maya da parte di Wright. L’edificio si sviluppa su diversi livelli e conta oltre 27.000 blocchi con superfici a motivi geometrici. Oltre ad essere trasformata in set cinematografico di numerose produzioni, fra cui Blade Runner di Ridley Scott, Ennis House compare anche in un episodio dell’irriverente cartone animato americano South Park.

Blade Runner - Photo Credits: web
Blade Runner – Photo Credits: web

L’insegnamento che Wright ci ha lasciato in eredità è oggi più attuale che mai: non smettere mai di cercare un equilibrio fra ciò che siamo e ciò che ci circonda, avendo cura di un mondo di cui siamo semplici ospiti.

Silvia Staccone

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