Pallavolo

Atlanta 1996, ad un passo dall’Olimpo

Torniamo indietro con gli anni, alla Olimpiade di Atlanta 1996, quando la nostra nazionale di volley, da tutti considerata la più forte squadra del mondo, ad un passo dall’oro olimpico, unico tassello mancante nella bacheca di successi azzurri, svanisce per un nulla.

Atlanta 1996, l’inizio

L’Italvolley alla vigilia delle Olimpiadi a stelle e strisce di Atlanta 1996 è oramai una realtà e una potenza planetaria, reduce però da una sconfitta “storica”: infatti, dopo otto vittorie consecutive ottenute in altrettante manifestazioni disputate, sfugge la World League, perdendo in finale 3-2 contro l’Olanda, dopo un match bellissimo, con un tie-break da “infarto”, perso 22-20.

Ma nonostante ciò, l’Italia di Julio Velasco arriva all’appuntamento dei cinque cerchi da favorita per la vittoria finale, considerando che l’arrivo degli azzurri negli States non avviene sotto i migliori auspici: qualche frizione in seno alla Federazione e qualche atleta non in perfette condizioni, come Zorzi dolorante ad un polpaccio, fanno si che il nostro arrivo nella torrida estate della capitale della Georgia non sia proprio sereno.

I nostri azzurri

I dodici scelti da Velasco sono: Tofoli, Bernardi, Zorzi, Cantagalli, Gardini, Giani, Bracci, Meoni, Bovolenta, Papi, Gravina e l’ultimo scelto, Sartoretti, specie per la sua insidiosa battuta al salto.

la nazionale azzurra
Photo Credits: Web

L’Italia è inserita nel girone B, con Corea del Sud, Tunisia, Olanda, Russia e Jugoslavia, l’esordio è da vera schiacciasasssi, 3-0 in tutti gli incontri, a volte anche con parziali imbarazzanti per le sconfitte, come contro l’Olanda, liquidata 15-8, 15-8, 15-13, unico neo, un’infrazione al naso per Bovolenta nella gara contro la Russia, a causa di una gomita ricevuta involontariamente da Bracci sotto rete.

Il derby argentino di Velasco

Passiamo quindi ai quarti di finale, dove incrociamo la quarta del girone A, l’Argentina allenata da Daniel Castellani, capace di aver eliminato nella fase a gironi i padroni di casa degli USA e per il ”blancoceleste” Velasco è davvero aria di derby, roba da magone in gola.

Il tecnico azzurro chiede al comitato organizzatore la gentilezza di non suonare, come da protocollo, gli inni nazionali, per non aumentare oltre il dovuto la sua emozione in questa gara. Perdiamo il primo set, il primo dall’inizio del torneo, giocando un po’ contratti, sentendo troppo l’assenza di Giani e a partita in corso anche di Cantagalli. Ma subito dopo gli azzurri “scatenano l’inferno”, demolendo i giovani argentini per 3-1, con parziali shock (9, 7, 4) con una serie impressionante di aces ottenuti da Sartoretti e ottenendo la qualificazione per la semifinale.

Le due semifinali è il trionfo del volley europeo, da una parte Russia-Olanda, mentre nell’altra ce la vediamo contro la sorpresa Jugoslavia dei fratelli Grbic, Vladi e Nikola, capace di aver fatto fuori i campioni olimpici uscenti del Brasile.

Facile con la Jugoslavia

Vinciamo il primo set a 12, mentre perdiamo malamente il secondo set a 8, set belli e tirati, con Bernardi che si procura una distorsione alla caviglia ma resta stoicamente in campo. Gli altri due set li giochiamo e vinciamo con una facilità impressionante, 15-6 e 15-7, specialmente dal punto di vista mentale, guadagnando di fatto la finale e con Velasco che continua in ogni momento a predicare di restare calmi.

Vladimir e Nikola Grbic
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In finale, neanche a dirlo, ci aspetta per l’ennesimo confronto l’Olanda, che a sorpresa e con troppa imbarazzante facilità, ha battuto la Russia per 3-0 (156, 15-6, 15-10).

Le due squadre si conoscono a memoria, sia per precedenti confronti, sia perché alcuni giocatori orange giocano nel nostro campionato e compagni di squadra dei nostri atleti.

La finale

E’ il 4 agosto quando all’Omni Coliseum di Atlanta, davanti a 16.000 spettatori, scendono in campo le sue squadre.

Il coach olandese, Joop Alberda, scende in campo con il forte palleggiatore della Maxicono Parma, Blangè in diagonale con Schuil, al centro Bas van de Goor (Daytona Modena) e Held, in banda gli schiacciatori Guido Gortzen (Gabeca Montichiari) e Ron Zwerver (Sisley Treviso).

Velasco risponde con Meoni in regia con Giani opposto, Gardini e Gravina al centro, Bernardi e Papi in banda.

Partiamo contratti e cediamo il primo set a 12, Velasco corre ai ripari e inserisce Tofoli in regia, trovando la pronta reazione dei nostri che pareggiano i conti sul 15-9, ma non siamo ancora sciolti e lucidi come in altre occasioni, ne è esempio il terzo set, quando avanti 11-7, cominciamo a balbettare in ricezione e far esaltare le qualità del muro olandese, con Van de Goor in primis, che ci passano e vincono il set anche grazie al servizio di Schuil.

La tensione sale, Velasco fa ruotare i suoi uomini e nel quarto parziale ritrova la sua squadra che reagisce e pareggia i conti, con il 15-12 finale e rimandando tutto al tie-break.

schiacciata Bernardi
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Quinto set per deboli di cuore

Quinto set che si gioca sul filo del rasoio per tutte e due le formazioni, equilibrio estremo fino al 13-13, l’Olanda trova il punto numero 14, Bovolenta in primo tempo ed un muro tetto di Giani su Van de Goor ci danno il primo match-ball, 15-14 Italia.

Alberda chiama tempo, vuole spezzare il gioco ed organizzare la difesa sul servizio italiano, mentre Velasco pensa al muro a due con Gardini e Giani sul quasi scontato primo tempo di Van de Goor: al rientro però una strana sorpresa, il rosso lungo orange si mette in posto 1 e da lì inizia a martellare la nostra difesa e mettere in crisi il nostro muro, trovando il pari 15 prima e il 16-15 poi, con la ricezione italiana ancora in difficoltà.

Zorzi in schiacciata
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La palla match ora passa dall’altra parte della rete, al servizio va lo stesso Van de Goor che batte flot, ma il “fenomeno” per eccellenza, specie in ricezione, Papi, stecca forse per la prima volta nella sua vita, costruzione difficile, teniamo comunque il contrattacco olandese, ma un’alzata in bagher troppo larga di Tofoli, costringe Giani a cercare di rimediare, prendendo però l’asticella e consegnando set, match e oro all’Olanda sul 17-15.

Quando finisce un amore

Mentre gli olandesi festeggiano, gli azzurri sono seduti in panchina a smaltire una delle più cocenti delusioni della loro carriera, l’Olimpiade che era ad un passo e che avrebbe proiettato la Generazione di Fenomeni nell’olimpo del volley mondiale, unico anello mancante di una catena impressionante di successi, sfugge proprio sul finale.

Velasco, prossimo alle dimissioni, cerca di restare lucido e commenta a caldo: “Se c’era qualcosa di più che potevamo fare, noi non lo sapevamo. Chi vince festeggia, chi perde spiega       “.

L’Italia proverà altre due volte a vincere quella che sembra essere una maledizione, ad Atene 2004 e Rio 2016, battuta in finale in entrambi i casi dal Brasile, questo dopo che nel 2001 la FIVB l’ha nominata la più grande squadra della storia della pallavolo.

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