In Austria i deputati, in data 11 dicembre, ha approvato una legge che vieta alle studentesse al di sotto dei 14 anni di indossare il velo nelle scuole. L’attuale governo in carica, guidato dal cancelliere Christian Stocker, ha avanzato la richiesta. Lo scopo, secondo quanto dichiarato, è di proteggere le ragazze da una forma di “oppressione culturale“.
Il divieto del velo “intensifica le discriminazioni”
Il presidente del partito liberale Neos, Yannick Shetty, ha elogiato la legge, sostenendo che questa permetterà di limitare “in una certa misura l’oppressione culturale”. Anche Claudia Plakolm, ministra dell’integrazione, ha similmente approvato la legge, sostenendo che vi sia il rischio di una fusione tra religione e oppressione, specie se una bambina è obbligata a coprire il suo corpo. Il divieto di utilizzare il velo si applicherà a tutte le tipologie “di velo islamico”, ed entrerà in vigore il prossimo anno scolastico. Nondimeno si accenneranno e spiegheranno le nuove regole sia agli alunni che agli insegnanti. Circa dodicimila persone, tra ragazze e bambine, saranno interessate alla nuova normativa. Qualora, a partire da settembre 2026, vi saranno violazioni ripetute, i genitori potrebbero arrivare a pagare sanzioni che vanno da un minimo di 150 a un massimo di 800 euro.
Malgrado l’intenzione presentata dal governo di proteggere le minori, la legge ha prodotto e acuito molteplici critiche. I giuristi e le organizzazioni per i diritti umani, infatti, hanno dichiarato che questa misura ha il rischio di ampliare e intensificare le discriminazioni e le divisioni sociali a discapito della comunità musulmana. Amnesty International ha manifestato forte preoccupazione, ritenendo che la legge “discrimina chiaramente le ragazze musulmane”. Si correrebbe, così, il rischio di “alimentare pregiudizi e stereotipi”. In contrapposizione, il partito di estrema destra Fpö, ha disapprovato la legge ritenendola “troppo limitata”. Chiedeva, infatti, che la medesima fosse estesa a chiunque, indipendentemente dall’età e dal ruolo negli istituti.
Stefania Cirillo





