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”AvVinti e Vincitori. Storia di Nik”, Giovanni Endrizzi: la speranza e la felicità di ritrovarsi

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Un romanzo di formazione ‘‘AvVinti e Vincitori. Storia di Nik” di Giovanni Endrizzi. Una storia che è un lungo viaggio nelle fragilità dell’adolescenza che, in seguito, crescono insieme al protagonista; il perdersi, la dipendenza, l’azzardo e poi la speranza perché c’è sempre un modo per ritrovarsi.

AvVinti e Vincitori. Storia di Nik, Giovanni Endrizzi: l’importanza di dar fiducia ai giovani

Una storia di riscatto ma, soprattutto di speranza. ‘‘AvVinti e Vincitori. Storia di Nik” dell’autore Giovanni Endrizzi è sì un romanzo di formazione ma, soprattutto, una narrazione che sottolinea l’importanza di vivere sapendo di poter scegliere. Molti uomini che sono stati bambini e poi giovani crescono con l’infondata menzogna di non aver scelta. Perché? Probabilmente un recondito condizionamento dovuto all’educazione impartita, al contesto, a certi discorsi che sembra siano vani ma che invece sono preziosi, soprattutto se ascoltati da bambini. Nel corso del testo ”AvVinti e Vincitori. Storia di Nik”, Giovanni Endrizzi spiega il motivo di questo titolo; confronta i paradigmi di due verbi latini: Vinco, vincis, Vici, Victum, Vincere, che significa ”Vincere”; e Vincio, vincis, Vinxi, Vinctum, Vincìre, ”Legare” asserendo, appunto, un’affinità fra i due:

”Vincere significava anche “conquistare”, così come Vincìre significava anche “catturare”[…] Sembra dunque che abbiano una matrice di significato comune, ovvero che Vincere consista nell’impadronirsi di qualcosa. […] hanno effettivamente una radice comune, dal proto-italico Wink. Pare quindi confermato che “vincere” consista nel “legare”.”

Due parole che rivelano l’anima del libro in quando il protagonista di AvVinti e Vincitori si lega all’oscurità attraverso una vincita. Un’oscurità che è l’azzardo, una dipendenza che annienta e che ha radici immerse nelle inquietudini antiche dell’infanzia. In questo contesto, l’autore prosegue affermando che la vera vincita non lega; vincere è essere liberi e, colui che davvero è vincitore non si affida al caso.

Vincere veramente non può essere frutto di un caso: una vincita è una vittoria senza orgoglio”.

Una lezione che imparerà Nik : maturando, crescendo, scontrandosi con la vita, sbagliando e, soprattutto, trovando persone che gli daranno la gioia di credere in lui portandolo a scelte autonome e ad aprirsi alla vita.

Educare alla scelta: perché è importante vivere sapendo di poter scegliere

Il protagonista della trama è Nik, ma questo racconto è una narrazione nella narrazione perché è Patella, un vecchio pescatore, a raccontare le vicende del ragazzo. Si snoda una trama che segue un filo conduttore temporale, rivelando l’infanzia di Nik fino all’età adulta. Non è solo un racconto cronologico in quanto, fra le pagine, sempre più pulsante e impellente si impiglia nel lettore un interrogativo importante che lo aiuta a identificarsi con il protagonista. Nik, infatti, potrebbe essere chiunque: lo stesso pensiero che esprime Patella, chiamandolo simbolicamente con questo nome. Da cosa dipende essere sé stessi? E la felicità che ognuno auspica con quale strumenti si conquista? Esiste una formula standard o individuale? Nik nasce in una famiglia modesta: sensibile, solitario, taciturno, osservatore. Patella racconta le sue fatiche, il suo ”spingersi” già fin da bambino: l’immagine del protagonista che si spinge a largo, temerario, nel mare agitato. E poi un giovane ragazzo che scopre il mondo dello sport: il calcio, il talento naturale, la passione, la voglia di imparare che è occlusa e si perde perché sente che nessuno crede abbastanza in lui. L’amore con Giulia, la goffaggine e la tenerezza di non saper come gestire i primi batticuori, le paranoie ma soprattutto la perdita e la solitudine. Giovanni Endrizzi non racconta solo la formazione in potenza di un giovane: sottolinea la fame di affetto che, spesso, comporta la solitudine di molti ragazzi che crescono soli e lo rimangono, anche da adulti. Perché? Perché non hanno gli strumenti per raggiungersi; strumenti che nessuno gli ha fornito in età infantile.

AvVinti e Vincitori. Storia di Nik, Giovanni Endrizzi: l’eterno gioco fra la libertà e il confidare nel caso

La convinzione introiettata di non poter scegliere un’altra vita, perché ”non capace” come il padre del protagonista spesso lo farà sentire, crea uno stuolo di opzioni papabili per Nik. Arriva il momento della musica, ma anche lì dopo un segmento di tempo in cui la passione sembra fervente, l’abbandono. Un vassoio di opportunità servito con un condimento letale: la sfiducia. C’è quindi un eterno gioco fra la libertà, rischio, determinazione nel voler superare l’ostacolo e un affidarsi, sopito, al fato e alla sorte del momento; qui entra in gioco l’azzardo. Nik si diplomerà, andrà a vivere da solo e solo lo sarà anche quando vivrà una vita agiata. Quasi timoroso di non farsi ”scoprire” dagli altri, condurrà una vita tacita fino a sperperare tutto ciò che aveva guadagnato grazie all’incontro con il caso. Una ragazza dai capelli rossi di fronte a una slot machine gli farà conoscere l’ebbrezza fallace dell’adrenalina dovuta all’azzardo. Quasi mendicante, incontrerà il Professor Tondello, il suo vecchio insegnante di liceo nonché l’unico ad averlo sempre visto per quel che era: un ragazzo intelligente, con la stoffa di un latinista. Recupererà per un periodo, ma si riperderà, nuovamente.

Nonostante Nik abbia intrapreso strade difficili, per tutto l’arco del romanzo si evince la sua profonda sensibilità. E’ il caso dell’emblematica scena a Singapore; il protagonista, quasi per disperazione, è costretto a far delle consegne particolari. Una donna vicino a lui sta per soffocare; all’inizio prova a far finta di nulla per non dar nell’occhio ma poi le salva la vita; non riuscendo a salvare la sua in quanto la gente intorno pensa che la stia aggredendo. Scoperto con un carico di droga, finisce in carcere ed esce di lì a 41 anni. Un tempo di sospensione in cui Nik studia, progetta, si percepisce. Rinasce, finalmente.

Aver coscienza dei propri talenti

Il non aver coscienza dei propri talenti, l’iniziare tutto e il non portarlo a termine, ha una base ben precisa: se un bambino non ha nessuno che lo porti a scoprire sé stesso e le sue attitudini, che adulto sarà? Alice Miller, nota psicoanalista, diffuse il concetto di pedagogia nera, già introdotto da Katharina Rutschky. I bambini che subiscono mancanze o svalutazioni all’interno della famiglia avranno esiti negativi nella vita adulta. Un genitore distante che non loda un comportamento positivo e non spiega un comportamento negativo ma punisce con la svalutazione, pone il bambino nella condizione di non mettere in discussione il genitore ma ad addossarsi tutte le colpe. Un bimbo rispettato e soddisfatto nei suoi bisogni affettivi, di accudimento e protezione, sarà un bambino che avrà coscienza del proprio senso di autoefficacia, avrà autostima e sarà sereno. Le sue scelte saranno consapevoli, suoi punti di forza chiari. Un bambino cresciuto attraverso il silenzio punitivo e la critica sarà insicuro, non conscio del proprio essere. Cercherà appagamento altrove. Molte volte bisogna ”uccidere” metaforicamente il vissuto passato per rinascere. In ”AvVinti e Vincitori. Storia di Nik” il messaggio di Giovanni Endrizzi è questo: ogni uomo ha una propria unicità che spesso cela come una colpa, invece di manifestarla. Chiunque ha dei sogni che scalpitano fin dalla tenera età ed è compito degli adulti fornire gli strumenti adatti per far sì che le passioni di un bambino si concretizzino attraverso la potenza delle azioni, che sono le scelte. La vera vincita è esser riconosciuti per ciò che si è, senza filtri; non le vincite effimere date dagli azzardi che dilaniano e spengono. Un libro che è una riflessione sull’importanza di crescere divenendo sé stessi ma, anche, un messaggio di speranza: si può e si deve rinascere.

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Stella Grillo

Io sono ancora di quelli che credono, con Croce, che di un autore contano solo le opere. (Quando contano, naturalmente.) Perciò dati biografici non ne do, o li do falsi, o comunque cerco sempre di cambiarli da una volta all'altra. Mi chieda pure quello che vuol sapere e glielo dirò. Ma non le dirò mai la verità, di questo può star sicura. Italo Calvino
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