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Aziende: sempre più imprese puntano sull’internazionalizzazione

L’export nazionale sta vivendo un buon momento, trainato soprattutto dall’industria manifatturiera. Secondo il presidente di Confindustria Carlo Bonomi, le esportazioni delle imprese italiane hanno mostrato un buon andamento nei primi due trimestri del 2022, confermando il successo del 2021 con 581 miliardi di euro di export, con i due terzi del commercio con l’estero che proviene proprio dal settore manifatturiero.

Tuttavia, le aziende italiane stanno affrontando anche una serie di criticità, tra cui le crescenti tensioni geopolitiche, la vulnerabilità delle filiere di fornitura, l’incremento dei costi energetici e il cambio di alcuni mercati per lo sbocco del Made in Italy. Per il momento nessuna impresa si è fermata, ma secondo i principali istituti bancari del nostro Paese sta aumentando un sentiment negativo tra le imprese.

Se la resilienza del comparto potrebbe essere messa a dura prova nei prossimi mesi, al contempo l’export porta con sé un certo ottimismo. Secondo gli ultimi dati Istat riportati da Il Sole 24 Ore, nei primi 7 mesi del 2022 le esportazioni italiane sono cresciute del 21%, con risultati positivi per tutta la manifattura nazionale.

Per il presidente dell’ICE Carlo Ferro, l’export deve iniziare a guardare con maggiore attenzione ai nuovi mercati in espansione, come Asia, America Latina e Africa, i quali possono sostenere in prospettiva la crescita delle esportazioni e tutelare le imprese dai rischi che emersi con forza con il blocco al commercio con la Russia.

I rischi dell’internazionalizzazione e gli strumenti a disposizione delle imprese italiane

Molte imprese italiane stanno puntando sull’internazionalizzazione, cercando di attaccare mercati profittevoli per espandere il business al di fuori dei confini nazionali.

Ovviamente si tratta di un processo complesso, per questo spesso le aziende si avvalgono di strumenti specifici per ridurre i rischi legati al commercio con l’estero, primo fra tutti quello legati ai mancati pagamenti. In questo caso, come spiegato sul sito di Allianz Trade per tutelarsi è possibile ricorrere a un’assicurazione del credito, un servizio assicurativo che protegge le transazioni commerciali tra le imprese che forniscono servizi o beni con un sistema di pagamento differito.

Un altro tipo di rischio è l’instabilità politica di alcuni paesi, una condizione che può riflettersi negativamente sulle aziende attive in quel mercato e non sempre è facilmente prevedibile e gestibile. Lo stesso vale per i rischi monetari legati ai cambi valutari, i rischi tecnici inerenti le normative vigenti negli Stati esteri in cui si opera e le esigenze delle imprese locali in ambito B2B, ossia la possibilità che le imprese estere che acquistano i prodotti delle aziende italiane possano rivolgersi improvvisamente ad altri competitors in seguito a un cambiamento delle richieste della clientela locale.

Questi fattori di rischio rendono necessaria un’accurata strategia aziendale di internazionalizzazione, per determinare con precisione tutte le criticità e individuare le soluzioni più adeguate per gestire in maniera efficiente ogni tipo di rischio. D’altronde, non mancano i servizi di supporto alle imprese italiane che vogliono sviluppare il commercio con l’estero, con importanti strumenti informativi e formativi messi a disposizione dal Ministero degli Esteri, dalle Camere di Commercio, dalle Regioni e da agenzie pubbliche come ICE e SACE.

Ci sono poi gli incentivi pubblici all’export, come i contributi a fondo perduto gestiti da Invitalia, oppure i finanziamenti agevolati messi a disposizione dal Ministero dello sviluppo economico attraverso SIMEST. A questi incentivi nazionali si aggiungono le iniziative regionali, come lo sportello Linea Internazionalizzazione Plus della Regione Lombardia o i numerosi bandi che in questi anni stanno promuovendo l’apertura delle aziende del Nord ai mercati esteri, tra cui il Digital Export 2022 per le PMI lombarde e i programmi per l’internazionalizzazione per il 2023.

I vantaggi dell’internazionalizzazione per le imprese italiane

Il processo di internazionalizzazione può offrire importanti opportunità di business, se affrontato in modo consapevole e con gli strumenti adatti. Espandere l’attività all’estero, infatti, permette alle imprese italiane di trovare nuovi partner, clienti e mercati, ma anche una maggiore diversificazione del rischio aziendale, per tutelarsi dalla contrazione della domanda interna e individuare nuovi sbocchi commerciali quando il mercato nazionale risulta saturo.

Internazionalizzare consente inoltre di aumentare le dimensioni dell’azienda, per costruire un business più resiliente e in grado di affrontare con maggiore serenità anche le crisi e le contrazioni economiche.

D’altronde, oltre ai mercati classici dell’export tricolore esistono numerosi paesi che offrono potenzialità elevate per le aziende italiane, con mercati in espansione, meno competitivi e non ancora saturi come il Messico, la Colombia, il Brasile e la Nigeria secondo le indicazioni di Assolombarda.

L’internazionalizzazione rappresenta anche una risposta alla globalizzazione, in quanto al giorno d’oggi rimanere attivi solo nel mercato nazionale comporta rischi notevoli per la sostenibilità del business nel lungo termine.

Al contrario, cimentarsi con la competizione internazionale consente di acquisire un know-how fondamentale nello scenario odierno, per migliorare la competitività dell’impresa anche sul mercato interno applicando le competenze e l’esperienza acquisite all’estero nel contesto nazionale.

Mr. Red

Atipico consumatore di cinema commerciale, adora tutto quello che odora di pop-corn appena saltati e provoca ardore emotivo. Ha pianto durante il finale di Endgame e questo è quanto basta.
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