Cinema

Babylon, la recensione: il declino dell’immortalità

Torna sul grande schermo Damien Chazelle, regista, sceneggiatore e produttore cinematografico che ci ha impressionati emotivamente con “La La Land”. La sua nuova impresa si chiama Babylon, ed è nelle sale italiane dal 19 Gennaio. La critica si è già divisa a riguardo, ma una cosa è sicura: Babylon non è un film che passerà inosservato, tantomeno il suo declino dell’immortalità.

Feste sfrenate, droga e alcol, il declino e la perdizione più totale, sono il biglietto da visita che Margot Robbie ci offre su un piatto d’argento. Sebbene all’inizio fosse Emma Stone l’attrice scritturata per la parte in questione, Margot è stata non soltanto all’altezza del ruolo, ma ha addirittura regalato una delle sue migliori performance.

Babylon: la vana fama e l’eternità artistica

Babylon: il declino dell'immortalità

I grandi nomi abbondano: oltre alla già citata Margot Robbie, Brad Pitt, Tobey Mcguire e Diego Calva danno vita ad una Hollywood della prima metà del secolo scorso, in un frastornante cliché di follia ed eccessi. Per quanto possa sembrare banale, in realtà, le ville maestose, le auto di lusso, i party scatenati, la musica sfrenata, il brivido di una vita piena e l’essere perennemente in bilico sono solo una bella e capziosa vetrina. La protagonista, Nellie LaRoy, giunge ad Hollywood con l’intendo di sfondare. Lei non vuole diventare una star, perché, come sostiene, star si nasce e non si diventa, e lei ci è nata.

Inizia la sua avventura nel mondo hollywoodiano, dove sembra trovarsi perfettamente a suo agio con gli eccessi e ottiene l’occasione che cercava: riesce a dimostrare una certa qualità come attrice e così si mette in moto la sua carriera. Nonostante la durata del film superi le tre ore, il ritmo narrativo procede senza mai incepparsi. Nellie si rende conto di quanto quel mondo così pieno di luccichii non sia poi così perfetto. Si sente giudicata, percepisce le pressioni non soltanto dei suoi collaboratori o dai suoi datori di lavoro, ma dal mondo intero; scopre a sue spese il prezzo dell’immortalità, e ne subisce il declino. Non ha persone vere a cui appoggiarsi e su cui contare. Realizza che non sarà mai parte fino in fondo di ciò che credeva fosse davvero importante.

Gli outsider della decadenza immortale

Manuel Torres, detto “Manny”, è il ragazzo che guarda da fuori e che cerca disperatamente di entrare. Estasiato da tutto ciò che vede, rimane totalmente ipnotizzato alla vista di Nellie. Inevitabilmente, se ne innamora. Ma Nellie è per lui la chiave: Manny capisce cosa vuole dalla vita, in una bellissima sequenza che lo vede prima incantato alla vista di Nellie, fasciata nel suo mini abito rosso, danzando come se dentro di lei scorresse il battito della vita dell’intero pianeta, e poi ci parla mentre sniffano coca. Manny confessa, pressato dalle domande di Nellie, di voler essere parte di qualcosa, qualcosa d’importante, di amare il cinema, perché il cinema fa evadere e perché è il solo modo per poter vivere altre vite.

Allo stesso modo, Jack Conrad, alias Brad Pitt, vive la sua fama con intensità, alle prese con un altro matrimonio, l’ennesimo, in un loop interminabile di gloria e tragedie. Sconvolge la sua carriera da attore di successo l’avvento del sonoro. Star del cinema muto, Jack si ritrova improvvisamente spogliato di tutti i suoi meriti non appena il suo nuovo film giunge nelle sale. I suoi dialoghi suscitano il riso del pubblico, che lo conduce ad una vera e propria crisi interiore. Intanto, Manny si è cacciato nuovamente nei guai, e incontra James Mckey (Tobey Maguire), che lo condurrà in un baratro osceno e degradante.

Il significato di Babylon: una lettera d’amore al cinema e alla vita

Damien Chazelle non è da poche pretese: la sua ambizione mira a celebrare non soltanto la vacuità del successo e della fama, ma anche a celebrare il Cinema, in quanto arte eterna. Se al principio della pellicola ci regala sequenze mozzafiato per regalarci un’idea di quel mondo così utopicamente vizioso, nel corso del film ci svela quale sia davvero questo progetto importante: il decadimento è ineluttabile, il successo è vacuo, la fama giunge al termine. Ma il cinema persiste, e ha il potere di catturare la vita, imprigionarla e perpetuarla, affinché possa non cessare mai definitivamente e rivivere ancora attraverso gli altri, generazioni nuove che troveranno modelli a cui ambire, esperienze in cui immedesimarsi, persone e sentimenti in cui specchiarsi. Il progetto più grande è il disegno della vita che il cinema rende nitido.

Dall’enorme impatto emotivo è il dialogo tra Jack e Elinor St. John, la giornalista che lo aveva aiutato ad emergere, ma che adesso celebra il decadimento della sua carriera. Elinor svela a Jack cosa è accaduto: il suo tempo è scaduto. Ogni cosa ha un termine, tutto finisce, questa è la vera consapevolezza della vita. Ma il suo momento resterà per sempre intrappolato nelle sue pellicole.

Maddalena Barnabà

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