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Back 4 Blood Recensione, un genere “dato per morto” (e invece no)

La recensione di Back 4 Blood potrebbe benissimo iniziare con un “ma questo è Left 4 Dead dai!”. E infatti, è esattamente così che la comincerò: MA QUESTO E’ LEFT 4 DEAD, DAI! Dichiaratamente, volutamente, sfacciatamente, Back 4 Blood non è solo un erede spirituale della celebre saga shooter cooperativa; invece, si caratterizza come vero e proprio regalo a tutti gli appassionati del franchise post apocalittico; orfani da troppo tempo di un videogioco che saziasse la loro fame di ignoranza pura, sparatutto splatter e “botte da zombie” in compagnia degli amici in chat vocale.

Sebbene sia ben noto a tutti che i non morti hanno affollato sempre più di frequente gli scaffali dei negozi videoludici, è altrettanto evidente che di titoli alla Left 4 Dead non se ne siano visti all’orizzonte… da quando non c’è più Left 4 Dead. Non è facile spiegarlo: è un’emozione che viene da dentro. Un mix di fattori, una ricetta originale che si insinua nei nostri cuori; e ci fa sorridere per tutta la durata delle campagne, dei raid, delle orde a suon di sparaspara-lootaloota. Silenzioso come un’infezione, o, in questo caso su Back 4 Blood, come un vermicello birichino.

Back 4 Blood Recensione
Back 4 Blood non è esattamente “horror” in senso stretto, ma in certe situazioni AVRETE davvero molta paura. Garantito.

Back 4 Blood Recensione, servirà tanto vermifugo

Gli zombie di Back 4 Blood non sono zombie classici; vittime di un gene mutante che blabla, il DNA che si scinde blabla, la carica virale che scende e blablabla. Invece, i non morti mutanti di Turtle Rock Studios sono vittime di un’infestazione brulicante. Odiosi vermi che abitando le carni degli infetti si sono fatti strada verso le loro terminazioni nervose, controllandone le gesta, aumentandone l’aggressività, e potenziandone, in alcuni casi, le abilità.

Ce n’è per tutti i (dis)gusti, credetemi: da giganteschi mostri gonfi e marcilenti pronti ad esplodervi in faccia, distribuendo una dose generosa di fluidi tossici tutto intorno; fino a rapidissimi zombie con quattro braccia che saltano di qua e di là sparandovi dalla distanza proiettili ossei duri e cattivi. La varietà degli infetti “speciali”, come li definisce Back 4 Blood, è di certo uno dei fiori all’occhiello della produzione, nonché il motore che ci spinge a migliorare come giocatori, prima, e come pianificatori attenti delle risorse in game, degli acquisti con valuta di gioco e teamwork poi. 

Non si scappa. Per vincere le sfide ai livelli più alti di Back 4 Blood dovete essere maledettamente bravi; rapidi nel prendere decisioni mentre una marea di non morti tenta di digerirvi vomitandovi addosso i loro acidi, e capaci di collaborare con gli altri componenti del team senza perdere secondi preziosi. Diversamente, le sfide della campagna affrontate al livello più basso di difficoltà difficilmente rappresenteranno una sfida insormontabile. Persino con compagni BOT non dovreste mai trovarvi soverchiati dalle ondate nemiche; divertendovi e in un certo senso persino rilassandovi, mentre vi fate strada a colpi di accetta, fucilate, pistolettate e chi più ne ha più ne metta verso l’obiettivo della missione in corso.

Ah, non aspettatevi grande profondità in tal senso: le missioni sono praticamente tutte identiche; tra il “recupera questo oggetto” o il “raggiungi questo rifugio” e variazioni del genere “individua i punti deboli di X nella mappa e distruggili”. Ma non è sulla particolarità delle missioni che il flow di Back 4 Blood scorre potente. Bensì, nella modalità di approccio alle uccisioni, e nella selezione delle armi migliori per ogni tipologia di mappa e di orda (in spazi chiusi e stretti non vi consiglio un fucile da cecchino). 

Back 4 Blood Recensione
Out with the squad to make some noise <3

Un inizio più che esplosivo

Immaginate di aver sentito parlare bene di Back 4 Blood, da questa recensione magari. Tutti contenti vi dirigete in negozio/scaricate la vostra copia del gioco, e senza un background su Left 4 Dead, senza un amico che conosca il genere, iniziate la campagna con il tutorial iniziale. In bocca al lupo. Back 4 Blood fa di tutto, all’inizio dell’avventura, per distribuire le informazioni in modo da non sovraccaricarvi… ma non ci riesce. E come potrebbe? Ci sono così tanti ragguagli da fare, così tante possibilità strategiche già solo nella selezione del tipo di arma; nel potenziamento di parametri per ogni bocca da fuoco (mirini, calci, proiettili, impugnatura ecc.); nell’uso e nell’acquisto degli oggetti consumabili (bende, taser, esplosivi ecc.) e altro, che l’inizio dell’avventura, per chi fosse digiuno da ogni Left 4 Dead risulterà obbligatoriamente “traumatico”.

Vi confonderete, necessariamente, e cercherete di raccapezzarvi seguendo tutorial, guardando gameplay. Ma poi lo capirete: è solo testando con mano tutte le possibilità offerte dal gioco che riuscirete a capirle appieno. E ve ne innamorerete. O lo odierete, senza mezzi termini. Back 4 Blood, come Left 4 Dead, offre un genere di intrattenimento videoludico che salta continuamente tra i due più distanti poli magnetici dello spettro. Ora iper tecnico, dipendente dalla vostra abilità nell’affrontarlo a petto in fuori come pochi altri giochi nel panorama shooter. Ora “casualone”, divertente perchè quasi randomico; scoppiettante e frenetico, ma “nel modo giusto”. Gli spazi grigi, Back 4 Blood, li lascia ad altri franchise. Per Turtle Rock Studio esiste solamente una sfumatura: quella rosso sangue. 

Back 4 Blood Recensione
Qualcuno vuole un abbraccio?

Come avere “le carte” in regola

Volutamente, avevo per il momento sorvolato su uno degli aspetti strategici più rilevanti, e stranianti rispetto al contesto narrativo in senso stretto, di Back 4 Blood; parlo del sistema di carte potenziamento, e dei “mazzi” attribuibili ai vari personaggi giocabili. In pieno stile hero shooter, infatti, interpretiamo uno di 8 sopravvissuti decisamente diversi tra loro quanto ad apparenza estetica, backstory, equipaggiamento di base e “parco carte” disponibili.

Ci sta: non tutte le scelte di gameplay devono essere coerenti, o rese tali a tutti i costi, con la narrazione e la storia. Specialmente in un titolo come Back 4 Blood, che pur tentando di raccontare delle vicende fin troppo strutturate per il genere di appartenenza, alla fine dei conti si limita a fornire un sottotesto che motiva i dialoghi esilaranti e topici tra PG durante gli scontri. In tal senso, ho avuto quasi la sensazione che la buona caratterizzazione realizzata per ciascuno di loro finisse per essere sprecata. Relegata a uno sfondo non giocabile che nè Left 4 Dead, nè tantomeno Back 4 Blood, ritengono centrale nella produzione.

Comunque, tornando a parlare di carte, in Back 4 Blood dovrete farci i conti con attenzione e cura, specialmente se giocate ai livelli di difficoltà più impegnativi. Le carte a nostra disposizione, sbloccabili nel corso della campagna, possono potenziare noi o tutto il nostro team; garantire cure più rapide, più HP, più stabilità nella mira o più stamina per la corsa. Gli effetti positivi offerti dalle carte in nostro possesso, inoltre, vanno a scontrarsi con quelli nefandi delle carte giocate dal computer al controllo degli zombie in arrivo contro di noi.

Pertanto, la scelta delle carte è importantissima a seconda della composizione del team, della strategia che volete adottare, del ruolo che cercherete di ricoprire (si può anche essere decentissimi healer in Back 4 Blood, ma scordatevi di non sparare). Ma, anche, per contrastare efficacemente le carte nemiche; che tra l’alzare nebbioni invalidanti, il diminuire l’efficacia delle nostre cure e il far comparire più frequentemente letali zombie speciali, ci metteranno i bastoni tra le ruote; sempre con veemenza e crudeltà inaudite.

Back 4 Blood Recensione, un genere “dato per morto” (e invece no)

Back 4 Blood Recensione, PVE vs PVP

Irrinunciabile, infine, la modalità PVP in pieno stile Left 4 Dead, nella quale un team di umani si confronterà con una squadra di Zombie pronti a tutto pur di sterminarli. Il gioco, a questo punto, incontra un bivio importantissimo, cruciale per comprendere l’estrewma validità del lavoro di sviluppo effettuato da Turtle Rock Studios. Partiamo dagli zombie speciali, quelli che interpreteremo nel PVP: tanto sono fastidiosi ed efficaci in PVE, quanto variegati e divertenti da sfruttare in PVP. Sintomo, quindi, di una grande attenzione al bilanciamento tra power level in termini di danno, vita, diversità nell’approccio al combattimento (a distanza/ravvicinato) dei non morti.

Poi, passiamo ai viventi: in PVP il sistema di carte si rivela, forse, ancor più importante di quanto non sia in PVE, risultando l’unica maniera efficiente di potenziare gli eroi e metterli in condizione di resistere alle ondate crescenti in numero e forza controllate dal PC. Per bilanciare la potenza di fuoco degli umani con la relativa fragilità dei mostri, infatti, quando giochiamo come zombie saremo accompagnati da una squadra di nemici guidati dalla IA. 

L’obiettivo, in PVP, è resistere alle ondate (da umani) più tempo possibile, in modo che poi, da zombie, si possa lacerare le difese nemiche in un tempo minore possibile, e vincere il match. Semplicissimo, e divertentissimo. E al momento, lo ripeto, bilanciatissimo; il che, in giochi del genere, è fondamentale per garantire che tutte le fasi della sfida PVP siano godibili e divertenti per tutti. Quasi come se fosse la vera modalità principale di Back 4 Blood, il PVP si caratterizza per una varietà di ambientazioni, situazioni, e per una strategicità davvero fuori scala. Non mi stupirebbe se, in futuro, eventuali DLC si concentrassero maggiormente sul potenziare questo comparto del gioco, rispetto alla più lineare campagna storia.

Back 4 Blood Recensione, un genere “dato per morto” (e invece no)
Le Boss fight sono eventi entusiasmanti, e sempre accompagnate da colonne sonore roboanti e potentissime!

In conclusione: usa bene le mani… o le perderai

Voglio concludere questa recensione di Back 4 Blood con un invito a tutti gli interessati al titolo. Che siate nuove leve, o vecchie glorie, convincete i vostri amici a giocare con voi. Dite loro che il gioco è divertentissimo in co-op, che si rilasseranno e libereranno di ogni tensione accumulata sparando colpo su colpo, mazzata su mazzata; che avvertiranno la fisicità di ogni bordata, la pericolosità di ogni situazione affrontata, e che l’adrenalina invaderà i loro sistemi circolatori pompando epicità nel cervello a fiumi.

Ma, anche, che Back 4 Blood richiede concentrazione, voglia di imparare strategie di gruppo e metterle in atto efficacemente, qualunque sia la strada che intraprenderete tra PVE e PVP. Lo avevamo tutti “dato per morto” (Left 4 Dead n.d.r.); abbandonato in favore di “lacrime strappastorie” alla The Last of Us, o di trame trash e terrorizzantri alla Resident Evil. E invece, coerente con i temi trattati, Left 4 Dead è rinato nella pellaccia putrida di Back 4 Blood. Cattivissimo, splatterissimo, divertentissimo e complicatissimo, in senso buono, come sempre. 

BACK 4 BLOOD RECENSIONE | TESTATO SU PC

+Tantissime possibilità strategiche
+Modalità PVP bilanciatissima
+Tecnicamente appagante, con uno stile a metà tra realismo e “comics” caricaturale
+Ottimo level design tanto in PVP quanto in PVE

-Districarsi tra carte, potenziamenti per le armi e parametri vari non è super intuitivo
-Le difficoltà più elevate necessitano obbligatoriamente di alleati umani con cui comunicare a voce

VOTO: 8.5

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Lorenzo Mango

Appassionato di Cinema e Serie TV, di libri e di fumetti, di video e di videogiochi. Di avventure, si può dire riassumendo. Non ama molto dormire, ma a volte lo costringono. Del resto, gli servirebbero delle "vite extra" per seguire tutti i suoi hobby e interessi. Intanto, fa quel che può con quella che ha: scrive, disegna, registra video, ogni tanto mangia. A tal proposito, potrebbe sopravvivere mangiando solo pizza. Se serve, anche pizza estera, quando viaggia. Sì, anche quella con sopra l'ananas.
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