Arte e Intrattenimento

Ball culture, quando la danza è libertà di espressione

In questo nuovo appuntamento con la nostra rubrica Passi di danza inauguriamo giugno. Infatti, nel mese del Pride, partiamo con un focus su un genere poco conosciuto: la ball culture.

La ball culture è uno stile, nato negli Stati Uniti negli anni ’60. Infatti, in un periodo di forti tensioni razziali, era necessario per tutte le persone discriminate poter trovare un luogo nel quale rifugiarsi e potersi esprimere liberamente. Infatti, le piste da ballo si riempivano a partire dalle tre del mattino, per evitare le denunce alla polizia. Chi si lanciava principalmente in questi balli erano persone bianche, mentre gli spettatori erano neri. Lo scopo era quello di imitare le figure delle copertine di Vogue (da qui, uno degli stili prende il nome di voguing).

Ma cos’è la ball culture?

Attualmente se n’è sentito parlare soprattutto all’interno della comunità LGBTQA+. Si tratta di una danza che non ha genere. Infatti, i ballerini ballano, si esibiscono, sfilano, posano. Ma soprattutto, si sostengono a vicenda in una delle numerose categorie di drag e performance. Le categorie nascono per rappresentare e fare satira su vari generi, ma soprattutto classi sociali. Nella ball culture contemporanea si distinguono diversi stili, come per esempio il sopracitato voguing. Questo nasce negli anni ’80, quando questa danza unisex, non aggressiva, viene scelta da due case per sfidarsi, per raccontare le loro storie, anche legata all’AIDS, che in quel periodo era una grave piaga della comunità transgender.

In generale, gli stili della ball culture sono caratterizzati da una grande gestualità, di mani e braccia, unita a una precisa simmetria inserita in uno schema. La musica è quasi sempre molto ritmata, e va dal funk alla disco, con momenti pop (soprattutto in periodo contemporaneo). Alcune categorie, come la catwalk, sono tipiche delle esibizioni drag. Le case, inoltre, sono e sono state veri e propri sostituti della famiglia. In un periodo in cui essere accettati era quasi impossibile, i rappresentanti della ball culture si riunivano tra di loro per sostenersi a vicenda. Nonostante ciò, le sfide tra case ci sono sempre state, nel rispetto dell’arte della danza.

Attualmente, moltissime espressioni sono utilizzate nel gergo comune, e sono nate vere e proprie scuole che insegnano questa disciplina. La prima fu Madonna, con la sua Vogue, e ad oggi si emulano anche cantanti come Ariana Grande, o Rihanna. Anche nel mondo dello streaming si è fatta strada questa splendida cultura, come dimostrato in Pose (2018), la serie di Ryan Murphy, disponibile su Netflix. In ogni caso, la libertà di espressione e il vicendevole sostegno, nonostante la gara, sono da sempre una caratteristica distintiva di questo stile. E voi, siete pronti per la sfilata? Now sissy that walk!

Marianna Soru

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Metropolitan Magazine n.2 – Maggio 2021

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