Cronaca

Bambino di 3 anni ucciso: la madre lo credeva disabile

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Il nuovo anno è iniziato da pochi giorni ma già si apre con terribili notizie di cronaca come quella avvenuta a Torre del Greco di una madre che annega il figlio di appena tre anni.


Dopo il papà che a Varese ha ucciso il proprio figlio di sette anni nei giorni scorsi, si aggiunge questa terribile notizia di cronaca dalla provincia di Napoli.


La confessione

L’interrogatorio da parte dei Carabinieri è proseguito per diverse ore. Alla fine, la confessione: la donna avrebbe pensato che il figlio avesse un ritardo mentale. La donna, 40 anni, oggi è in lacrime e nello stato confusionale di un dolore lacerante. Anche il marito è disperato dopo aver chiamato invano, ieri sera le forze dell’ordine.

L’epilogo

Una storia drammatica, insomma, quella del bimbo di Torre del Greco. Tutti hanno perso, il bambino, la mamma che è stata raggiunta da un decreto di fermo e trasferita nel penitenziario di Pozzuoli ed il padre, oggi solo. In calce al provvedimento l’accusa di omicidio doloso. Indagini lampo, quindi, ma lunghe a sufficienza da lanciare un’accusa pesante come un macigno per la quarantenne. A carico della donna «gravi indizi di colpevolezza», scrivono gli inquirenti in una nota stampa a firma del procuratore Nunzio Fragliasso.

Una storia di angoscia

Comincia ieri sera, il 2 dicembre, intorno alle 21, quando il padre della piccola vittima ha contattato i Carabinieri segnalando l’allontanamento della consorte. La donna e il suo bambino sono infatti stati ritrovati, in seguito a ricerche, nella zona della Scala, a ridosso dell’area portuale. A individuarli alcuni passanti, richiamati dalle urla della donna. Qualcuno si è accorto del piccolo corpo nell’acqua e si è tuffato per tentare il salvataggio. In quel frangente sono giunti anche tre ragazzi che, notata la scena, si sono gettati in mare per dare una mano. Tutto inutile, resta infatti solo da accertare il movente.

La ricostruzione degli inquirenti

La Procura, quindi, ha avanzato un’ipotesi. Sulla scorta delle prime testimonianze raccolte, si ritiene che «La donna credeva he il figlio fosse affetto da problemi di ritardo mentale, nonostante non vi fosse alcuna conferma in tal senso dal punto di vista sanitario». Questo convincimento potrebbe averne alterato il quadro psicologico, spingendola a togliere la vita al suo bambino. Nelle prossime ore verrà fissata l’udienza di convalida del fermo dinanzi al giudice per le indagini preliminari del Tribunale di Torre Annunziata.

di Serena Reda

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