Ascoltare un’intervista rivolta a un gruppo musicale platealmente femminista in cui viene ribadito, anche con tono stizzito, che il femminismo non serve a niente, che sapore ha? Amaro, potremmo dire. Ed è la risposta più quotata non solo dalle Bambole di Pezza, ma da chiunque fosse presente in sala stampa. Il tono del giornalista, evidentemente disposto ad accettare solo una conferma del proprio pregiudizio, si è alterato. Pur sostenendo di non voler essere polemico, ha finito per esserlo, scontrandosi con la calma delle intervistate. Lo hanno ribadito loro e lo sottoscriviamo noi: questa intervista dimostra quanto il femminismo sia ancora necessario. Ma cos’è emerso, nello specifico, da questo incontro?
Nell’intervista le Bambole di pezza lo ribadiscono: “vogliamo semplicemente la parità”
Le Bambole di Pezza, un punto di riferimento per il pop-punk femminista in Italia, arrivano nella sala stampa di Sanremo con un’idea precisa. Parlano della loro essenza, del loro lavoro, dei loro obiettivi e, ovviamente, anche del femminismo. L’argomento, di per sé centrale nella loro musica, viene spiegato con profonda naturalezza. Un giornalista chiede: “Non pensate che oggi, negli anni 3000 ormai, questa contrapposizione sia un po’ vecchia?”. La risposta è lineare. Sostengono che rivendicare la parola femminismo e usarla con coraggio sia necessario e lo sarà fin quando non ci sarà parità. Da questo momento in poi l’ego di qualcuno si spezza, generando un gran chiasso in sala. Malgrado il significato sia chiaro, specie per coloro che conoscono cosa rappresenti il femminismo, lo ribadiscono: “Non siamo contro gli uomini, vogliamo semplicemente la parità”. Il giornalista, poco soddisfatto della risposta, prosegue.
“Non è una società patriarcale la nostra, la parità c’è”, sostiene. Poi, con profonda convinzione, si appresta a citare due frasi che, il giornalista stesso, definisce “luoghi comuni”. “Dietro a ogni grande uomo c’è una grande donna”, inizia; “a casa mia comanda mia moglie”, prosegue. La donna dietro, mai accanto o davanti all’uomo. Dietro. La donna comanda a casa, ma fuori chi è che comanda? Il tono del gruppo non si accende, rimane calmo, quasi didattico. “Non vogliamo potere in casa, vogliamo potere nel mondo” rispondono e la sala si accende. Tutti in sala le sostengono, battono le mani in segno di approvazione e supporto. Le Bambole di Pezza spiegano che non stanno dibattendo su opinioni soggettive, bensì su dati oggettivi. Sono le statistiche e la dinamica stessa della sistematicità a parlare.
“Anche gli uomini subiscono violenza”, ma chi lo nega?
Il giornalista non si arresta, prosegue la sua battaglia. Sottolinea che la violenza e gli stupri non c’entrano: “Anche gli uomini subiscono violenze”, ma nessuno in sala ha mai detto il contrario. Vi è solo una differenza tra qualcosa che può capitare e qualcosa che capita con sistematicità. Tutti possono subire violenze, ingiustizie o discriminazioni. Tuttavia, i dati dimostrano la differenza di probabilità che potrebbe toccare un sesso piuttosto che l’altro. Pur essendo noto a molti che il femminismo è ancora essenziale, è questa stessa intervista a fungere da esempio concreto. Tra mansplaining, resistenza al cambiamento e banalizzazione del problema, elementi sorti in pochi minuti, la lotta per raggiungere la parità si mostra ancora lunga, ma necessaria. L’intervista si chiude, ma resta aperta la questione di fondo: se il femminismo è davvero “superato”, perché fa ancora così tanta paura?
Stefania Cirillo





