Banksy, anche lui al buio della sala a vedere il film

Banksy, L'arte della ribellione - Foto da Arte.it
Banksy, L’arte della ribellione – Foto da Arte.it

Al cinema solo per tre giorni, dal 26 al 28 Ottobre, “Banksy, L’arte della ribellione“. Un documentario diretto da Elio Espana, su l’artista e writer inglese considerato maggiore esponente della street art. La cultura, la politica, la religione, la critica alla società, la povertà, l’abuso di potere. Non c’è tema di attualità che la punta del suo “pennello”, bomboletta spray, non tocchi in maniera satirica e pungente. Un graffio che cola vernice. I suoi murales a servizio dell’umanità.

Uno spruzzo di colore che, dal muro, arriva a sensibilizzare i destinatari. E, di più, raggiunge il mondo. Come un manifesto pubblicitario dall’eco incontenibile. Banksy è inventore di un codice comunicativo, divenuto unico nella nostra società. Quasi una scrittura, la sua, ma leggibile in un disegno. Un’estetica diretta, che eleva le opere dalla marginalità di pochi intenditori, restituendole alla massa.

Banksy, L’arte della ribellione (2020) – Trailer Italiano – Clip YouTube 

Banksy, neanche un soldo

Nobile anche nelle intenzioni: Banksy non vende le sue creazioni. Ma per il principio che l’arte deve essere accessibile a tutti, le lascia su strade, mura e qualunque posto del mondo gli suggerisca il suo genio. Il documentario inizia a narrare di un giovane, e anche timido, creatore, ispirato dalla New York degli anni ’70; periodo in cui la forma d’arte degli artisti di strada, si trasforma, definitivamente, in una concezione dell’arte stessa. Pienamente riconosciuta.

Un rivoluzionario, innovatore, che del talento di un writer, ne fa scopo di vita. Banksy, fin dagli esordi è un clandestino. Come tutti nel suo mestiere. Ma, ancora oggi, la sua identità resta segreta. Addirittura, uno studio condotto dalla polizia, con il criterio utilizzato per rintracciare i criminali, ha fatto corrispondere l’artista a tale Robin Gunnigham. L’unica certezza resta, però, la nascita a Bristol, e i suoi 43 anni circa.

Banksy a Napoli, ” Madonna con la pistola ” – Clip YouTube

Anonimo e fugace beneffattore

“Un dente, una catenina e un orecchino, tutti in argento”. Sono gli indizi forniti da un fortunato ed unico intervistatore, al suo cospetto. Quanto sia riservatezza pura, o studiata pubblicità, questo non volersi mostrare, resterà anch’esso un mistero. Ma l’arte giustifica ogni mezzo. E l’estro, sia pure mascherato da incognito, sarà giustificabile, perdonabile. In nome dell’arte, che assicura il diritto di espressione in piena libertà.

Capace di introdursi incappucciato, all’interno di un museo, lasciare il proprio quadro e scappare. Un inizio di carriera che, sebbene si concludesse con l’immediata rimozione dell’opera illegale dagli addetti alla sicurezza, è valso ad interessare il pubblico. A creare lo scalpore voluto, la curiosità cercata. Mistero incoronato dal manto che cela il suo capo.

Banksy, il senzatetto diventa Babbo Natale: il video che emoziona- Clip YouTube

Cercalo sui muri…

Chi dimenticherà mai “Il lanciatore di fiori”? Comparso a Gerusalemme, l’uomo a volto coperto, nell’atto di lanciare una bomba molotov, sostituita da un mazzo di fiori. Unico colore sul grigio e nero. O “La bambina con il palloncino rosso”; “c’è sempre speranza”, recita una scritta vicino. Alludendo al gesto, forse volontario, forse indesiderato, della mano che lascia volare il palloncino. Quadro che, dopo essere stato venduto all’asta a Londra, per 1 milione di sterline, in un meccanismo alla tritacarne, è stato distrutto. E il gesto, rivendicato dallo stesso autore.

Un suo murales a Venezia, “Il naufrago bambino”, che regge un fumogeno acceso, rosso, per essere notato. In cerca di salvezza dalla sua zattera, sfiorato dalle vere acque della laguna. O, il senzatetto che diventa Babbo Natale; quando addormentato su di una panchina, si ritrova una slitta in volo disegnata sul muro retrostante. L’effetto è da capogiro. Attira l’attenzione dei passanti, che, impietositi, donano bevande calde e cioccolata a lui che non chiedeva nulla. Un insolito, moderno Natale, dove un senza dimora, guida slitta e renne che spiccano verso il cielo.

Banksy a Venezia cacciato dai vigili urbani come pittore abusivo – Clip YouTube

Banksy, la firma di un ribelle

L’arte è ben visibile. Schizzi quasi parlanti, dove le parole sono disegni e rapiscono gli occhi; capaci di essere comprese anche da un bambino. Banksy è in mostra a Roma al Chiostro del Bramante dall’8 Settembre 2020 all’11 Aprile 2021 (https://roma.metropolitanmagazine.it/banksy-e-tutte-le-mostre-a-roma-da-settembre-2020/).

L’arte della ribellione, come racconta il titolo stesso, è la più talentuosa delle arti. Quella che fa di un vandalo un arista, che fa di uno sregolato un genio. Quella forza, tanto preziosa che si chiama rivoluzione. Di certo, i più famosi al mondo, i più “ricercati”, sono i vigili che hanno rischiato di multare a Venezia un ambulante; non uno qualunque, ma Banksy nelle vesti di finto pittore da strada. Gli unici ad averlo visto in volto, a sapere come realmente è fatto. Quando, su di una bancarella, aveva esposto la serie di suoi quadri, a comporre una grande nave da crociera. Come quelle che invadono la laguna. La multa quasi sfiorata per non aver l’autorizzazione ad esporre, e nessun invito a rimanere. Dalla severità delle loro divise, al mistero svelato ai loro occhi. E, Banksy, con quel valore aggiunto di essere un fuorilegge.

Federica De Candia

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