Il meraviglioso mondo (animato) di Albert Barillé

Albert Barillé ed i suoi capolavori animati. Questi due piccoli ma sostanziali indizi vi dicono qualcosa oppure brancolate nel buio come adorabili pipistrelli insettivori? A chi si è accesa la proverbiale lampadina sulla testa? Beh…non siamo qui per giudicare, ovviamente. Facilitiamo il compito a tutti: avete capito l’argomento trattato? Bravissimi! Alessia Lio e Antea Ruggero, ovvero coloro che reggono la valente redazione di InfoNerd, vi offriranno un succo di frutta al mirtillo! Ve lo siete meritato! Ma…chi non è arrivato alla soluzione dell’arcano, cosa guadagna? Semplice: continuate a leggere questo scritto per immergervi nel meraviglioso mondo animato di Albert Barillé. Buon viaggio, il biglietto lo pagano gli unicorni di InfoNerd! 

Fin da bambino mi sono posto spesso la medesima domanda che, come una fastidiosa mosca nella calura estiva, ronzava senza sosta nelle mia mente alimentando sdegno ed incredulità: “Possibile che i cartoni animati siano diseducativi?” Il dubbio, in fin dei conti, nasceva da molto lontano e veniva trainato dalle dichiarazioni dei più grandi: “Cosa stai vedendo? È una porcheria senza valori!” Oppure: “Questo cartone animato è troppo violento per te! T’insegna soltanto a fare a botte con i compagni di scuola!” Ma ancor peggio: “Togli tempo solo allo studio ed impieghi male il tuo pomeriggio: i cartoni animati sono la rovina dei bambini! Vi annebbiano i pensieri e sono diseducativi al massimo!” Bastaaaa! Calmiamoci ed andiamo con ordine: innanzitutto si chiamano anime, è abbastanza chiaro? Ripetiamolo scandendo ogni singola lettera che, magicamente, compone una parola tanto maestosa quanto importante: A-N-I-M-E. Va bene? Vi siete purificati la bocca? Sì? Meraviglioso! Qui, cari lettori, siamo nel nerdeggiante campo degli unicorni di InfoNerd e le parole, come asserì un datato Nanni Moretti, sono importanti! 

Nanni Moretti e la sua composta reazione (foto dal web)

Vedete? Nella fotografia di sopra potete ammirare un nerdissimo Moretti che si scaglia contro una parente che, noncurante del catartico momento che incarna la visione di un anime, tenta di demonizzare un capolavoro animato. “Foto Segnanti”, chi?! Parliamoci abbastanza chiaramente: gli stereotipi sull’animazione sono antichi, puzzano di muffa o naftalina e denotano una certa ignoranza sull’argomento (nel senso che s’ignora, eh!) che, puntualmente, viene ridimensionato come “Passatempo per bambini”. Intrigante o meno, questo “passatempo” riesce a calamitare l’attenzione di fanciulli ed adulti creando, molto spesso, un ponte calpestabile tra generazioni diverse. Non vi basta come valida motivazione? Aggiungiamo la spezia più prelibata del mondo, colei che tutto muove e tutto crea: la conoscenza. Un anime, incredibilmente, può risultare educativo per grandi e piccini!

Nonostante il sottofondo d’insulti che odo pervenire da molteplici zone geografiche del globo terrestre, confermo la frase sopra citata e rilancio la posta in palio come un abile giocatore di poker: se vi indicassi dei lavori animati che, nel tempo, hanno educato più bambini di un libro scolastico? No! Detrattori, non vi gettate dal quarto piano! Non così in fretta, almeno. Prima di compiere l’insano gesto, leggete attentamente le vicende che portarono Albert Barillé a diventare il fumettista educativo per eccellenza. Avete, in fin dei conti, soltanto due strade percorribili: l’impatto con l’asfalto oppure un viaggio gratuito attraverso il mondo meraviglioso uscito dalla penna del produttore televisivo francese. 

Albert Barillé in compagnia di qualche personaggio uscito dalla sua instancabile penna (foto dal web)

CHI ERA ALBERT BARILLÉ?
Genio, visionario oppure uomo maledettamente fortunato? Noi di InfoNerd, ovviamente, propendiamo avidamente per la prima parola di questo paragrafo storico. Perché, in effetti, di storia si parla: nato a Varsavia nel 1920 e di umili origini, Albert Barillé fece fin da giovane lavori precari poiché i genitori non potevano permettersi di pagargli gli studi. Essere nato sotto una stella poco “facoltosa”, secondo voi, frenò le ambizioni del giovane? Assolutamente no: il suo primo lavoro nell’audiovisivo fu la produzione e la distribuzione negli anni ’50 di lungometraggi in America latina. Fondò, successivamente, la società Procidisattiva ancora oggi, orientandosi verso la produzione televisiva negli anni ’60. L’idea di base era temeraria ma, col passare degli anni, si rivelò una scelta vincente: Barillé, infatti, si pose l’obiettivo di far divertire i più giovani infondendo loro, nello stesso tempo, delle conoscenze.

Il pensiero è estremamente lungimirante e la fama non tarda ad arrivare: è il creatore della serie animata “Colargol” e nel 1988 la serie animata “C’era una volta la vita: la favolosa storia del corpo umano” (arrivata in Italia con il nome “Siamo fatti così”) ottenne il premio “7 d’or” come miglior programma di animazione francese rivolto ai bambini. Barillé è stato anche un autore di documentari medici, sceneggiature teatrali, e filosofia divulgativa prima di morire nella cittadina transalpina di Neuilly-sur-Seine nel 2009. Resterà indelebile nella memoria una sua frase, monito prezioso per tutti coloro che vorranno iniziare, oppure già vivono, l’esperienza complicata di essere genitori: “Fate in modo che i nostri bambini vogliano sapere, suscitate la loro curiosità. Inoltre trattateli come persone con la loro propria ragione, che capiscono molto di più di quanto gli adulti vorrebbero farci credere. Essi saranno più forti per questo e ti saranno riconoscenti.”

Il logo storico della Procidis, creazione di Barillé (foto dal web)

I CAPOLAVORI DEL MAESTRO FRANCESE E LA BELLEZZA DI “SIAMO FATTI COSÌ”
Una vita, di successo, messa a disposizione dei bambini e, perché no, dei loro tutori. Il Maestro francese ha vinto nel tempo la sua personalissima sfida contro l’aridità dei contenuti presenti in alcuni anime abbeverando le menti e la conoscenza di tutti gli spettatori con serie animate semplici ma dal notevole impatto. Accrescere la fanciullesca cultura nelle tranquille acque di un cartone animato rappresenta, tutt’oggi, una delle intuizioni più argute nel campo dell’animazione! Quali sono, però, i capolavori che hanno consegnato lo scettro dell’immortalità al fumettista d’oltralpe? Analizziamoli velocemente (per mancanza oggettiva di tempo) per focalizzarci, poi, sulla sua indiscussa pietra miliare:

  • C’era una volta l’uomo (1978): la serie narra la storia dell’uomo ripercorrendo le tappe fondamentali della sua evoluzione. Dalla comparsa sulla Terra al finale ambientato in futuro lontano ideale e pacifico, un gruppo fisso di personaggi traghetta lo spettatore a spasso per la storia.
  •  Ai confini dell’universo (1982): avventura di fantascienza con protagonista una coppia di poliziotti della pattuglia intergalattica chiamata Confederazione Omega. Il cartone animato, durante il suo sviluppo, tocca le delicate tematiche (sempre attuali) di inquinamento, etnologia e sovrappopolazione. Presente anche una parte sull’entomologia. 
  • Alla scoperta delle Americhe (1992): come suggerisce il titolo, la serie tratta delle vicende che hanno colpito da vicino il “Nuovo Continente”. Civiltà precolombiane, il colonialismo europeo, la guerra d’Indipendenza americana, il conflitto civile noto come “Guerra di Secessione”, l’età dell’oro e la fine degli indiani animano questo frizzante, a tratti tristissimo, cartone animato.
  • Grandi uomini per grandi idee (1994): meno fortunato dei suoi predecessori, questo componimento narra le vicende di tutti gli inventori che, nel corso della storia, hanno costruito macchinari che, fino a quel momento, erano relegati nell’immaginario collettivo. Non sono presenti solo gli inventori, ovviamente: scienziati, dottori e astronauti si susseguono nella storia.
  • Imbarchiamoci per un grande viaggio (1996): vi piacerebbe assaggiare un minestrone composto dai più importanti personaggi storici del passato? Questo anime, allora, potrebbe fare al caso vostro! I grandi navigatori della storia, infatti, vengono accompagnati dai condottieri più famosi in un anacronistico viaggio a tappe.
  • C’era una volta la Terra (2008): ultimo lavoro di Barillé, il cartone animato analizza tutti i problemi del Pianeta introducendo tematiche importanti come ecologia, risorse energetiche, tecnologie e sfruttamento minorile. Un maestro di scuola ed i suoi alunni tenteranno, nel susseguirsi degli episodi, di capire le cause dei mali della Terra tentando di trovare le giuste soluzioni per risolvere i problemi. 
“Ai confini dell’universo”, uno dei capolavori del Maestro francese (foto dal web)

Abbiamo saltato, volutamente, la serie animata di maggior successo di Albert Barillé. Tenetevi pronti, l’oggetto più prezioso nel vasto tesoro della Procidis sta tornado alla luce in tutta la sua maestosità! Nel 1988, infatti, la casa di produzione immette nel piccolo schermo “C’era una volta la vita: la favolosa storia del corpo umano“, arrivato in Italia con il nome di “Siamo fatti così – Esplorando il corpo umano”. Giù la maschera, fuori i sentimenti: è uno degli anime al quale sono più legato. In mezzo a robot supersonici che mangiavano insalate cibernetiche, al Giappone che incredibilmente alzava al cielo la Coppa del Mondo, a guerrieri capaci d’indossare armatura derivanti dalle stelle con l’intento di proteggere la Dea Atena, a pescatori spericolati, a lottatori mascherati da tigre oppure a gang bluastre di folletti inseguiti da un vecchio avido con gatto al seguito, il cartone animato in questione rompeva ogni schema spiattellando nella mente spugnosa del piccolo spettatore dei contenuti scientifici di primissimo livello.

Il titolo dell’opera è chiarissimo: l’anime illustra, con l’aiuto di personaggi animati, la struttura e le funzioni del corpo umano, utilizzando figure antropomorfe per rappresentarne i componenti microscopici, dai globuli bianchi alle vitamine, passando per i componenti del DNA. Fra i personaggi che hanno un ruolo centrale vi è un gruppo di globuli rossi formato da alcuni individui, tra i quali, i giovani Globina ed Emo, ed un globulo rosso anziano (Globus) che fa da Cicerone al gruppo, spiegando di volta in volta, durante ogni episodio, i principali aspetti della biologia umana. La sigla italiana, ominima del cartone animato, è cantata da Cristina D’Avena ed è stata scritta da Alessandra Valeri Manera e Massimiliano Pani. Vi ricordate le note del motivetto apparso sulle reti Mediaset? No? Ci pensiamo noi di InfoNerd (SCOPRI TUTTE LE MERAVIGLIE DI INFONERD!)! Ecco la leggendaria sigla di “Siamo fatti così”:

Latte e biscotti (di mattina) o merenda dopo la scuola (nel pomeriggio) e “Viaggia insieme a noi attraverso il corpo umanoooooo” diveniva la combo perfetta per imparare divertendosi. Nessuna spettacolarità, nessun eroe scintillante dai poteri mistici: i protagonisti, inconsapevolmente, eravamo proprio noi e la macchina perfetta che rispondeva al nome di corpo umano. Bastava davvero poco, alla fine. Un virus malefico diventava il peggiore dei nemici mentre i salvatori venivano incarnati da globuli bianchi: chiamatelo diseducativo, se ne avete coraggio! La serie, neanche a dirlo, raggiunse così tanto successo da generare un filone gestito direttamente dalla De Agostini: la casa editrice, fiutando il possibile affare, creò un’enciclopedia che riprendeva la serie animata chiamandola “Esplorando il Corpo Umano“. L’uscita mensile del libricino, con annessa VHS degli episodi, comprendeva sistematicamente una parte anatomica del modellino completo dell’uomo e della donna da comporre con i vari organi, ossa e muscoli. 

La collezione completa della De Agostini: modellini, enciclopedia e VHS (foto dal web)

Immaginate la gioia degli allora bambini, me compreso: cartone animato frizzante, divertente ed educativo che andava a braccetto con libricini illustrati in modo colorato e semplice e la possibilità, non del tutto scontata per i tempi, di dare libero sfogo alla manualità vedendo crescere, mese dopo mese, i due modellini tanto coccolati e desiderati. Ai tempi, possedere questo trittico poteva elevarti nelle più alte sfere della notorietà scolastica aprendoti, incredibilmente, strade insperata con la più carina della classe o con il più estroverso dei compagni. L’entrata nell’alta società a colpi di anatomia e modellini: tipica bellezza di fine anni ’80 ed inizio anni ’90. Solo i nati nella suddetta epoca, in fin dei conti, potranno capire la validità delle mie parole.

Scusatemi…qual era l’incipit dell’articolo? Esistono cartoni animati in grado di educare le masse? Ebbene sì, esistono e vanno rispolverati sistematicamente. Imparare divertendosi rende tutto più semplice ed accattivante: accanto ai cartoni di supereroi, robot ecc ecc cerchiamo di trovare, nuovamente, posto per questi piccoli capolavori in grado di aprire la mente del piccolo spettatore che, forse inconsapevolmente, si proietta verso l’avventura più entusiasmante del mondo: la conoscenza del mondo e…di se stessi…

ANDREA MARI

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