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CoffeeNSupes: “Batman – Il ritorno”

Benvenute e benvenuti su CoffeeNSupes, la rubrica sui supereroi da leggere in pausa caffè!

Tazzina alla mano, vi accompagnerò in un viaggio nel tempo e nello spazio alla scoperta dei film sui supereroi più e meno conosciuti fino a spingerci nelle profondità della psicologia, filosofia e sociologia nascosta tra le righe degli affascinanti eroi e villain moderni.

In questo appuntamento analizzeremo il film del 1992 “Batman – Il ritorno” diretto da Tim Burton. Ma prima, rewind: nelle puntate precedenti abbiamo analizzato i simbolismi nel primo film dedicato a Superman e successivamente ci siamo approcciati all’Uomo Pipistrello di Keaton e al Joker di Nicholson. Ora, zuccherate il vostro caffè e allacciate i mantelli…

Nerds, assemble!

Catwoman guarda il Bat-segnale in una scena del film – Photo Credits: web

Il ritorno dell’Uomo Pipistrello

In seguito al successo del primo film, Tim Burton decise di girarne il seguito. Batman – Il ritorno uscì nelle sale nel 1992 riportando sugli schermi l’Uomo Pipistrello forse più fumettistico fino ad ora. Questa volta il nostro supereroe dovrà vedersela con due rivali: Pinguino, interpretato da un magistrale Denny DeVito, e Catwoman, sotto la cui maschera si nasconde l’affascinante Michelle Pfeiffer. Batman, qui ancora interpretato da Michael Keaton, dovrà nuovamente salvare Gotham City dalla corruzione e dalla malvagità, ma questa volta lo farà affrontando il tema della maschera.

Un film più cupo rispetto al primo, una storia dove il gotico trasforma quell’elemento vagamente comico della pellicola precedente deformandolo in un grottesco freak. Il ritorno di Batman è segnato dalla diversità, dall’esasperazione di essa, dalla conseguente maschera che si indossa per affrontarla. Non ci sono villains pazzi o cattivi per il puro gusto di essere tale, semplicemente personaggi che devono fare i conti con ciò che li rende diversi da quello che è considerato normale, da ciò che li rende degli emarginati.

Michael Keaton veste nuovamente i panni dell’Uomo Pipistrello – Photo Credits: web

“Un pinguino è un uccello che non può volare”

Pinguino è un uomo che non può vivere in superficie, pieno di rancore e traumatizzato perché abbandonato da piccolo dai genitori a causa della sua deformità. Etichettato per il suo aspetto, costretto a nascondersi nelle fogne, è poi realmente diventato quella creatura indossando la maschera da mostro che lo ha a sua volta deformato nella psiche. Pinguino ha incanalato la sua frustrazione nel disprezzo che prova per tutti quei bambini che hanno avuto la possibilità di una vita normale in superficie. Hanno ciò che lui vuole ma non ha mai avuto. La libertà.

Pinguino è la maschera di un bambino spezzato, suscettibile per il suo aspetto fisico, causa della sua vita da emarginato. Ha sviluppato un complesso di Napoleone che lo costringe in un vortice di inferiorità, esplosioni di violenza e rabbia, frustrazione, disprezzo. Verso gli altri, ma forse anche verso se stesso. Perché è diverso. Perché è diverso? E allora Pinguino sfrutta la sua maschera, la abbraccia e decide di uscire in superficie presentandosi come freak. Se deve esserlo, almeno che lo sia alle sue regole. Riversa i suoi complessi su coloro che percepisce più deboli, i bambini, e si abbandona ai suoi vizi grotteschi e vagamente misogini perché solo in questo modo riesce a sentirsi soddisfatto e superiore. Ciò di cui ha bisogno.

Denny DeVito è il tormentato Pinguino – Photo Credits: web

La maschera “Catwoman” di Selina

Prima di diventare Catwoman era Selina Kyle, una donna stereotipata e allo stesso tempo relegata a quel cliché di segretaria dalla vita scontatamente “rosa”, dominata dalla madre e schiacciata dalle aspettative banali di chi le viveva intorno. Costantemente sminuita, a lavoro, a casa, Selina si sentiva strozzare da ciò che la società ordinava a lei, e alle donne, di essere. Indipendenti ma non troppo, sexy ma non troppo, casalinghe ma non troppo, lavoratrici ma non troppo. E una donna con scarsa personalità e scarsa autostima come Selina rischia di soffocare. Ma se ci si rialza dal baratro mortale c’è solo una cosa da fare: graffiare.

È così che nasce Catwoman. Lei è tutto ciò che Selina non era stata capace di essere, una maschera felina che salva la ragazza insicura e reagisce per lei a quella cultura maschilista, a quella società gestita da uomini che sminuisce le donne per rafforzare il proprio potere. Selina è un personaggio distrutto che vede nella conformità una minaccia, perciò Catwoman risponde ruggendo agli uomini che devono restare al proprio posto. Che lei è donna a modo suo, e che è libera di essere sexy e indipendente senza doversi vedere affibbiata un’etichetta “made by men”. Non ti sta bene? Miao.

Michelle Pfeiffer interpreta un’accattivante Catwoman – Photo Credits: web

Vi aspetto giovedì prossimo 3 settembre alle 10:30 per continuare l’analisi dei film di Batman e dei suoi villains negli anni novanta, questa volta con la pellicola del 1995 “Batman Forever”.

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