Sembra una macabra esperienza riguardare oggi il film Being Charlie (2014), diretto da Rob Reiner. La pellicola indipendente, sceneggiata dallo stesso Nick Reiner e Matt Elisofon, un amico conosciuto in un centro di recupero, fu presentata al Toronto Film Festival 2015. Il film indaga il problematico rapporto tra il padre David e suo figlio Charlie. Quest’ultimo ha infatti ha una dipendenza da alcool e droghe, che però cerca di combattere frequentando un centro di riabilitazione per minori. Quando scappa e si mette in viaggio per tornare, dallo Utah a Los Angeles, dai suoi genitori, la vita continua a metterlo a dura prova. Charlie e suo padre David cercano di sanare una volta per tutte i nodi del loro rapporto. Qualcosa che nella vita reale non ha avuto lo stesso esito…
Il lungo, impossibile, viaggio verso casa
Se il protagonista di Being Charlie si mette in cammino per tornare dalla sua famiglia, oggi, alla luce dell’omicidio commesso da Nick Reiner ai danni dei genitori, sembra quasi macabramente mitica, impossibile. Rob Reiner e Michele Singer hanno perso la vita, accoltellati, nella propria abitazione di Los Angeles, il 14 dicembre scorso proprio per mano del loro figlio Nick.

Being Charlie e la fine di tutto
Il protagonista, che funge da alter-ego di Nick Reiner, è interpretato da Nick Robinson. Robinson è un attore statunitense, noto per aver recitato nel cinema comedy, in film come Tuo, Simon e Noi siamo tutto, ma anche nel capitolo Jurassic World della famosa saga d’avventura. L’attore prende su di sé il carico di un ruolo reale, importante, in cui sia Nick che i ragazzi simili a lui possano immedesimarsi. Il ragazzo è avvinghiato dalle cinghie della propria dipendenza ma anche dalle tensioni familiari che non agevolano la sua guarigione.
Le aspettative del padre e la terapia difficile faranno venire tutti i nodi comportamentali di Nick al pettine, per la scrittura di un nuovo capitolo di vita. Un risultato che non sembra essere avvenuto oggi, alla luce dell’efferato omicidio commesso. Being Charlie è un film difficile da guardare oggi, con la scomparsa di Rob Reiner, il quale più volte spiegò alla stampa quanto fosse lieto per aver ricucito, con questo film, i dissapori con suo figlio Nick.

Il cinema: cassa di risonanza dell’insconscio
La settima arte, si sà, spesso sa già tutto, divenendo una cassa di risonanza dell’inconscio, raccontando ciò che non è ancora reale. Difatti il film, seppur a lieto fine, prende le mosse da una incommensurabile distanza: quella tra un figlio tossicodipendente e ribelle e suo padre, attore di successo e in piena campagna elettorale in California. Due vite agli antipodi che tentano un compromesso. La realizzazione del film, come spiegato dallo stesso regista, avrebbe per lungo tempo placato le incomprensioni, riuscendo a riaccende un rapporto sano e complice tra padre e figlio, nonostante la reale dipendenza di Nick dalle droghe.
Una scena emblematicamente vera
Una scena, illuminata da un’analisi del Hollywood Reporter, sembra esser più vera della realtà stessa. Tra le tante scene importanti del film ce n’è una che ruota attorno ad una battuta, tratta proprio dalla loro vita: il padre David si scusa con il figlio Charlie per il modo in cui gli ha fatto pressioni per rimettersi in sesto, ma gli dice che è disposto a farsi odiare, purché lui rimanga vivo. Rob Reiner si dimostra, come in altri suoi film, un attento osservatore delle dinamiche familiari e soprattutto delle sue. La realtà con Being Charlie ha valicato questa operazione, con il più triste dei finali possibili.
Doriana Gatta





