Bergamo, il coronavirus non si ferma: contagi in aumento

A Bergamo aumentano esponenzialmente i casi di coronavirus. Solo negli ultimi giorni si è toccato il picco di 891 contagi e 1328 morti. Gli ospedali sono al limite del collasso, le terapie intensive sono sature e si parla di sottostima delle vittime. Le parole dei sindaci sono piene di apprensione e si accodano all’appello dei medici: la situazione è drastica.

Sistema sanitario al collasso, aumento dei contagi e sottostima dei decessi: la diffusione del virus è più rapida che mai. Bergamo città più colpita del mondo dopo Wuhan.

Le statistiche avevano anticipato un picco di contagi per la fine del mese di marzo, ma il rallentamento dei giorni scorsi aveva fatto sperare. La situazione, però, torna critica: tra la giornata di martedì e oggi i casi di soggetti positivi al coronavirus sono aumentati nuovamente.

I dati arrivano dall’assessore al Welfare Giulio Gallera che annuncia l’incremento di 344 nuovi casi, che si aggiungono ai precedenti toccando un totale ufficiale di contagiati di 7.072. Lunedì l’aumento è stato di 255 e martedì 257

A Bergamo si registra la situazione più critica: il totale dei contagi ammonta a 891(a fronte degli 847 di martedì) e quello dei morti, purtroppo, a 1328, 61 in più rispetto alla giornata di martedì. Si torna, quindi, nell’ angoscia.

La situazione a Bergamo

La provincia di Bergamo resta la più colpita d’Italia e, nel mondo, è seconda solo alla città di Wuhan, primo focolaio dell’epidemia. I medici, stando a quanto riporta Internazionale, lamentano condizioni difficilissime all’interno degli ospedali. Tra reparti al collasso, personale contagiato e mancanza di dispositivi adeguati, il peso di questa battaglia diventa sempre più difficile da sostenere. C’è difficoltà anche per fare il test e, anche se i sintomi sono chiaramente riconducibili al Covid-19, “ in assenza di tampone i medici scrivono ‘polmonite interstiziale’ […]quindi i dati non sono realistici”, dichiara al giornale l’Eco di Bergamo il sindaco di Seriate, Cristian Vezzoli.

La sottostima delle vittime

 Oltre l’emergenza del sistema sanitario, rileva il numero di vittime che questo virus sta continuando a mietere: in una città di 110mila abitanti (sempre Bergamo) la media dei morti è arrivata a cinquanta al giorno.

Il sindaco, Giorgio Gori, parla addirittura di una sottostima dei casi, riferendosi a quegli anziani che, essendo rimasti in casa, non si sono visti diagnosticare la malattia e sono deceduti pur non essendo contati tra i contagiati. Altri, invece, sarebbero da annoverare tra tutti coloro che l’hanno contratto ma sono risultati asintomatici (circa l’80% da quando l’epidemia è iniziata). Tra l’altro, l’epidemia è rimasta sconosciuta per settimane prima dell’individuazione del paziente 0 di Codogno, quando si era ormai diffusa in molti comuni della Lombardia meridionale (stando a quanto si legge in un articolo della rivista Nature).

Il motivo per cui a Bergamo l’epidemia si è diffusa così velocemente è che non è stata immediatamente dichiarata zona rossa. Anzi, non appena sono stati individuati i primi casi, anche se le zone sono state isolate, negli ospedali si è continuato a lavorare senza protezioni e questo ha facilitato il contagio.

L’appello dei medici al mondo

Ma non è tutto: l’emergenza va vista anche a livello internazionale e in questo non sono mancati i medici dell’ospedale Papa Giovanni XXIII di Bergamo. In una lettera indirizzata al New England journal of medicine scrivono: “Quello che è successo nella benestante Lombardia, può succedere ovunque”. Lo scrivono per indicare agli altri ospedali del mondo che, essendo proprio questi i vettori più quotati della malattia, bisogna adottare misure diverse. Consigliano, infatti, “ossigenoterapia precoce, ossimetri da polso e approvvigionamenti adeguati possono essere forniti a domicilio ai pazienti con sintomi leggeri o in convalescenza”, per evitare gli spostamenti non strettamente necessari.

Parlare di numeri così alti fa terrore, la preoccupazione sale e le speranze si spengono. Le misure del Governo sembrano muoversi su una via sempre più restrittiva. L’ultimo decreto legge ha imposto la chiusura di qualsiasi attività produttiva che non fosse strettamente necessaria all’autonoma sopravvivenza dei cittadini, lasciando operativi i servizi bancari, postali e di trasporto.

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