Lo scorso weekend è andato in scena allo Studio Uno di Roma Bernarda o il kaos di Bernarda Alba, il classico di Garcia Lorca adattato e diretto da Giovan Bartolo Botta.

Lo spettacolo è andato in scena per la prima volta nel 2013, ma a quanto pare gode ancora di ottima salute.

Gli attori sono in scena, indossano magliette con su scritto: GARCIA LORCA SHOW. Botta si agita in proscenio con indosso anche giacca e zaino. Questo mi confonde. Anche gli altri attori però, apparentemente impassibili, hanno su quell’espressione che caratterizza il loro proprio personaggio. Per terra stazionano i copioni degli attori, con le annotazioni a margine, i disegnini, conservati nei fogli trasparenti da raccoglitore. È la prova aperta di Bernarda, è un tentativo di giocare con Garcia Lorca, è una parodia del male che c’è dentro a La casa di Bernarda Alba, è il suo esorcismo.

Il testo originale, scritto dal drammaturgo spagnolo nel 1936, è una delle pièce più rappresentative della drammaturgia contemporanea, e appartiene alla trilogia di Garcia Lorca dedicata alle condizioni della donna nella Spagna rurale di quegli anni. La storia è quella di una madre vedova che cresce cinque figlie tra mille restrizioni, attenta solo al buon nome della sua stirpe, in un isolamento tale che porta alla tragedia finale. È il buco nero del dramma familiare, è lo scardinamento – e il fallimento – delle dinamiche femminili per l’emancipazione sociale.

Giovan Bartolo Botta, cuneese di nascita, ha tentato di riscriverlo con i toni appena tratteggiati della contemporaneità, e sebbene il riferimento allo scooter delle figlie di Bernarda faccia vacillare l’idillio, il resto scorre liscio perché non vi si ammicca mai. 

Il teatro di Botta è nudo. Niente scenografia, niente musiche, niente luci se non i proiettori fissi dall’inizio alla fine, i costumi sono quelle magliette con la scritta, oggetti di scena nessuno se non lo zaino di Botta (che interpreta Bernarda) che mi confonde dall’inizio dello spettacolo.

Gli attori non si guardano quasi mai negli occhi, ma parlano al pubblico, lo guardano, perché è con loro che stanno parlando ed è lì che vogliono arrivare, certo, ma anche perché siamo ancora nella dimensione della prova. 

Botta inoltre crea un sistema di interazione con gli spettatori che gli permette di entrare e uscire dal personaggio, quindi di portare lo spettatore a entrare e uscire dalla casa di Bernarda. Gli fa intravedere l’ingresso, gli spiega la situazione, in cucina respira a pieni polmoni la ferocia delle protagoniste, urla e insulti, poi lo porta fuori a farsi due risate; ma ecco che in attimo lo spettatore distratto si ritrova nella camera di Adela, con la ragazza impiccata.

“Abbiamo finito.” Dice Botta a fine spettacolo. Qualcuno dal pubblico sussurra: “No…”