La Bielorussia, in linea con i suo vicini diretti, ha ufficialmente decriminalizzato l’omosessualità negli anni ’90. Pur trattandosi di un passo in avanti avvenuto dopo il crollo dell’Unione Sovietica, Minsk è ancora caratterizzata da una totale assenza dei diritti LGBT+. Quell’unico passo in avanti, adesso, sembra non contare molto. Giovedì, infatti, il parlamento bielorusso ha approvato un disegno di legge che prevede l’introduzione di pene detentive e sanzioni per coloro che promuovo le cause LGBT+.

La soppressione della comunità LGBT+ in Bielorussia adesso è ulteriormente legalizzata

Anche se con tempistiche differenti, la Bielorussia sta seguendo l’operato della Russia. Mosca ha esteso nel dicembre del 2022 il divieto di propaganda LGBT+ a qualsiasi età e ora Minsk fa lo stesso. Lo scorso mese, infatti, la Camera bassa ha approvato il disegno di legge. Successivamente anche la Camera alta ha fatto altrettanto, toccherà al presidente Aliaksandr Lukashenko apporre la firma prima dell’entrata in vigore. Nello specifico, parliamo di un disegno di legge che rende la «propaganda di relazioni omosessuali, l’ideologia di genere gender, il rifiuto di avere figli e la pedofilia» punibili con multe, lavori socialmente utili e 15 giorni di arresto. Non sorprende, tuttavia, l’andamento ideologico del Paese. Lo stesso presidente Lukashenko, che governa la nazione con il pugno di ferro dal 1994, ha pubblicamente deriso l’omosessualità. Altresì le sanzioni derivanti dai Paesi occidentali per le continue repressioni dei diritti umani non sono servite a modificarne l’andamento.

Dalla chiusura dei gruppi LGBT+ all’irruzione delle forze di sicurezza nei locali notturni: nulla sembra essere più tollerato. Gli attivisti che combattono per la tutela dei diritti hanno affermato che la massima agenzia di sicurezza del Paese (che si fa chiamare Kgb dall’era sovietica) ha ricattato i membri della comunità per costringerli a collaborare. Alisa Sarmant del TG House (gruppo bielorusso che difende i diritti dei transgender) ha dichiarato: «Le persone LGBTQ+ avevano affrontato pestaggi, arresti, persecuzioni e derisioni anche prima dell’approvazione della legge, ma ora le forze dell’ordine hanno ricevuto basi legali per le repressioni». Sarmant ha espresso anche timore per possibili negazioni alle persone transgender di acquistare legalmente le medicine necessarie. Questo, difatti, si pone in un contesto già fortemente repressivo. Ora che la soppressione è incoraggiata e legale, i rischi per la comunità LGBT+ aumentano. Una condizione che il governo cerca di rendere ulteriormente invivibile.

Stefania Cirillo