La “fuga” statunitense della Bielorussia, miraggio utopico di Lukashenko

Gli accordi economici tra Lukashenko e Trump hanno dettato le dinamiche politiche dell’asse Washington-Minsk-Mosca negli ultimi mesi, ma questo non basta a impensierire Putin, che vuole mantenere la sua influenza in Bielorussia. E se a vincere le presidenziali USA fosse Biden, la già instabile autorità di Lukashenko crollerebbe del tutto

La crisi in Bielorussia e il petrolio USA

Nella partita elettorale che si sta per giocare negli Stati Uniti, un peso non indifferente sarà quello che un’eventuale vittoria di Biden avrà sulle relazioni tra Stati Uniti e Russia. Nei mesi scorsi l’amicizia tra i due paesi è andata raffreddandosi a causa di un terzo attore che cerca costantemente di mantenersi in equilibrio tra le due potenze. La Bielorussia, dopo le elezioni del 9 agosto sta vivendo una crisi senza precedenti per la sua storia, a causa delle contestazioni instancabili degli elettori che non riconoscono più come loro presidente Aleksander Lukashenko e denunciano brogli elettorali, unica spiegazione per cui il suo mandato sarebbe stato riconfermato con l’80,23% dei voti dopo 26 anni di presidenza continuativa.

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Le proteste in Bielorussia continuano ininterrottamente dalla sera del 9 Agosto. Foto:Huffington Post.

Una così forte perdita di consenso è stata frutto della mala gestione dell’emergenza sanitaria in Bielorussia: la linea di Lukashenko è stata quella di privilegiare senza compromesso alcuno l’economia del paese, sacrificando in modo sconsiderato la tutela della salute pubblica. A maggio, quando l’Europa stava iniziando a vedere solo un debole abbassamento della curva dei contagi, ma non poteva certo dichiararsi fuori dall’emergenza, Minsk aveva avviato trattative con gli Stati Uniti per l’acquisto di petrolio a prezzi migliori di quelli dei russi, storici alleati da cui Minsk dipende sotto ogni punto di vista.

Questo avvicinamento tra Minsk e Washington non è passato inosservato e ci si è chiesti se avrebbe potuto aprire nuovi scenari sia nell’evoluzione della crisi bielorussa, sia nei rapporti USA-Russia e Russia-Bielorussia. C’è una volontà da parte dell’amministrazione di Trump di esercitare una maggiore influenza sulla Bielorussia per tenere sotto controllo un suo possibile inglobamento nella Russia di Putin?

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La raffineria di petrolio bielorussa Naftan, dove l’11 Giugno è giunta la prima fornitura di petrolio USA. Foto:eurasiatx.com

Le dinamiche Washington-Minsk

“Non credo, è una mossa impossibile nelle attuali realtà geopolitiche. La Casa Bianca non ha né il peso politico sufficiente in Bielorussia, né la leva per cambiare lo stato delle cose. Ma soprattutto, gli Stati Uniti non hanno interessi significativi nel Paese” chiarisce Hanna Baraban, analista politica e giornalista bielorussa. “Dopo il crollo dell’Unione Sovietica, la Bielorussia è rimasta nell’orbita russa, essendo estremamente dipendente dal Cremlino sia economicamente che politicamente. Se consideriamo, inoltre, i disordini attuali, Minsk non è un partner desiderabile per gli Stati Uniti. I negoziati USA-Bielorussia sono stati solo un episodio di limitata cooperazione tra i due Paesi e non hanno avuto un carattere strategico, ma piuttosto simbolico.”

Trump non ha commentato la situazione post-elettorale bielorussa finché i giornalisti non lo hanno incalzato dopo circa dieci giorni dall’inizio delle massive manifestazioni di piazza ad agosto e se da una parte non ci si aspettava certo che condannasse le violenze perpetrate dalla polizia sui manifestanti, dall’altra la vaghezza della sua risposta (“La situazione in Bielorussia è terribile, non sembra vi sia molta democrazia. Parlerò con Mosca”) aveva posto nuovi interrogativi sui rapporti USA-Bielorussia, ma Baraban spiega: “Come partner, la Bielorussia non è rilevante per la Casa Bianca né politicamente né economicamente. La cooperazione tra i due Paesi, a prescindere da quale partito fosse o sarà al potere negli Stati Uniti, rimarrà piuttosto limitata.” Difatti, il Dipartimento di Stato USA il 23 Settembre ha dichiarato che “Gli Stati Uniti non riconoscono più Aleksander Lukashenko come presidente legittimo.”

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Il Dipartimento di Stato USA. Foto:webitmag

Le accuse di Lukashenko e l’influenza delle elezioni USA

Dal canto suo Lukashenko, che prima aveva puntato il dito contro la Russia, accusandola perfino di aver inviato nel suo Paese mercenari militari russi con lo scopo di creare caos politico, non impiega molto a cambiare soggetto delle sue accuse. “Dopo Il 9 agosto, giorno delle elezioni, l’autoproclamato presidente della Bielorussia ha cominciato ad affermare che la Nato e gli Stati Uniti sono responsabili dei disordini in corso in Bielorussia.” Continua Baraban. “Quando la sua posizione politica si è indebolita a causa dei brogli elettorali e della violenza nei confronti dei manifestanti pacifici, ha smesso di bilanciare la situazione ed è tornato al suo alleato più leale, potente e influente: la Russia”.

Ma nonostante gli accordi economici tra USA e Bielorussia possano essere fini a se stessi e senza particolari ricadute sui rapporti del triangolo con la Russia come terzo vertice, qualcosa che potrebbe cambiare con l’esito delle presidenziali del 3 Novembre negli Stati Uniti c’è. “L’amministrazione di Trump ha preferito collaborare con la Bielorussia su alcune questioni economiche, e la già citata vendita di petrolio ne è un buon esempio. Nel frattempo, i democratici si sono uniti all’UE e hanno formato l’agenda comune occidentale, che comprende il sostegno alla democratizzazione, allo stato di diritto e alla protezione dei diritti umani in Bielorussia. Con Biden come presidente, c’è una grande possibilità che gli Stati Uniti si uniscano alle sanzioni dell’UE contro Lukashenko e comincino a condannare la violenza, le violazioni dei diritti umani e altri crimini del regime bielorusso in modo molto più esplicito rispetto all’amministrazione di Trump.”

Il candidato democratico alla presidenza USA Joe Biden ha invocato sanzioni severe nei confronti di Lukashenko. Foto:euractiv.com

Gli aiuti per la Bielorussia

Per leggere correttamente gli scenari delle relazioni USA-Bielorussia, è quindi imprescindibile guardare prima ciò che accade tra USA e Russia e tra Russia e Bielorussia, anche perché la prospettiva di potere di Lukashenko in Bielorussia è ormai corta e Putin lo sa. Per questo ha suddiviso gli aiuti promessi al suo corrispondente bielorusso dopo l’incontro di Sochi a settembre in due parti: un primo miliardo di dollari nel 2020, altri 500 milioni nel 2021. “Le priorità del Cremlino sono la stabilizzazione della situazione interna della Bielorussia, non il superamento delle attività economiche esterne del Paese e l’imposizione di restrizioni. Per cui, tra le condizioni necessarie per la percezione di questi aiuti economici, a Lukashenko non è stato chiesto di allentare i suoi rapporti con Washington”, conclude Hanna Baraban.

Nei fatti, l’apertura di Lukashenko agli Stati Uniti è una fuga dalla dipendenza russa calibrata male: nonostante sia la Bielorussia che gli Stati Uniti non vedano di buon occhio una futura espansione russa sul territorio della vicina Bielorussia, un miglioramento delle relazioni tra Minsk e Washington potrebbe anche ritorcersi contro l’autoproclamato presidente. Se l’esito delle presidenziali USA passasse la palla ai democratici, infatti, l’unica mira che potrà avere Lukashenko sarà quella di ottenere il minimo delle sanzioni possibili, invece che quella di accaparrarsi petrolio e beni importati a prezzi migliori.

L’incontro del 14 Settembre tra Putin e Lukashenko a Sochi. Foto:ilpost.it

Francesca Staropoli

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