Domenica 11 Maggio si è concluso il ciclo di monologhi dedicato a sei delle grandi donne che hanno segnato la città contemporanea. 6 DONNE che hanno segnato la storia/ 6 AUTORI che le raccontano, al teatro Vascello, dedica la sua ultima serata alla signora triste del jazz: Billie Holiday. Cresciuta fra violenza e degrado è stata capace, a soli 24 anni, di sfidare con la voce le discriminazioni razziali cantando Strange Fruit. Anche Mariangela D’Abbraccio si lancia nell’interpretazione dell’amara Marsigliese nera, interrompendo la narrazione del testo di Maurizio De Giovanni proprio mentre si faceva più stantia. La ventata di freschezza dei brani della Holiday eseguiti live durante la serata è favorita dall’affiatato accompagnamento di Dario Piccioni al contrabbasso e Pietro Caroleo al pianoforte.

Billie Holiday al teatro vascello: la storia di Lady Day

Ph: black hair.com

Holiday è nata Eleanora Fagan il 7 aprile 1915 a Philadelphia, in Pennsylvania, e ha trascorso gran parte della sua infanzia a Baltimora, nel Maryland. Sua madre, Sadie, era solo un’adolescente quando l’ha avuta. Si ritiene che il padre sia Clarence Holiday, che divenne un musicista jazz di successo, suonando con artisti del calibro di Fletcher Henderson. Sfortunatamente per Eleanora, il padre fu poco presente nella sua infanzia.

Eleanora iniziò a saltare la scuola e lei e sua madre finirono in tribunale per le sue assenze. Nel gennaio 1925 fu mandata alla House of Good Shepherd, una struttura per ragazze afroamericane in difficoltà. All’epoca aveva solo 9 anni ed era una delle ragazze più giovani. Nell’agosto dello stesso anno fu restituita alle cure della madre. Secondo la biografia di Donald Clarke, Billie Holiday: Wishing on the Moon, vi ritornò nel 1926 dopo aver subito una violenza sessuale. Seguì la madre, che si era trasferita a New York alla fine degli anni Venti, e lavorò per un certo periodo in una casa di prostituzione ad Harlem.

Intorno al 1930, la Holiday iniziò a cantare nei club locali e si ribattezzò “Billie”, come la star del cinema Billie Dove. In questo periodo le colleghe iniziarono a chiamarla «Lady» (“la signora”), perché si rifiutava di ricevere le banconote delle mance dei clienti infilate nella camicetta o tra le gambe. All’età di 18 anni, la Holiday fu scoperta dal produttore John Hammond mentre si esibiva in un jazz club di Harlem. Hammond fu determinante per far registrare la Holiday con il clarinettista e bandleader emergente Benny Goodman. Con lui Billie cantò diversi brani, tra cui il suo primo disco commerciale “Your Mother’s Son-In-Law”.

Strange fruit, l’elegia graffiante di Billie Holiday

Nota per il suo fraseggio distintivo e il suo timbro espressivo, a volte malinconico, la Holiday si imponeva per la sua voce intensamente drammatica, per la capacità di “volare” sul tempo e per l’emozione che sapeva trasmettere anche su testi banali. La cantante, ventiquattrenne, aveva all’epoca iniziato ad esibirsi al Café Society. Lì aveva sviluppato alcuni dei suoi tratti distintivi sul palcoscenico, indossando gardenie tra i capelli e cantando con la testa inclinata all’indietro. Nella sua vita aveva più volte sperimentato sulla propria pelle il razzismo: quando era ancora sconosciuta una volta era stata costretta, in un hotel di New York (per ironia chiamato con il nome di Abraham Lincoln), a servirsi del montacarichi invece che dell’ascensore; suo padre morì nel 1937, principalmente perché tutti gli ospedali della zona si rifiutarono di ricoverare un nero (il commento della figlia fu: Non l’ha ucciso la polmonite, l’ha ucciso Dallas.)

Fu proprio quando aveva 25 anni che si esibì nella canzone che l’avrebbe resa per sempre un’icona del movimento per i diritti civili: Strange Fruit. Lo “strano frutto” di cui racconta la canzone è il corpo di un nero che penzola da un albero. Il brano è così una aperta, amarissima, denuncia dei linciaggi dei neri nel sud degli Stati Uniti. L’espressione Strange Fruit è diventata un simbolo per “linciaggio”. Nel 1939 la Holiday ricevette un avvertimento dal Federal Bureau of Narcotics, un’agenzia governativa che durò dal 1930 al 1968, di non cantare mai più la canzone. La Holiday rifiutò e continuò a cantarla, sfidando apertamente la dittatura morale dei suprematisti bianchi.

Gli ultimi anni e il lascito

La Holiday sposò James Monroe nel 1941. Già nota per il suo consumo di alcolici, prese il vizio del fumo di oppio dal marito. Il matrimonio non durò, ma i problemi di abuso di sostanze della Holiday continuarono. L’eroina entrò nella sua vita. “Aveva una dipendenza dall’eroina perché era stata violentata cronicamente da bambina e stava cercando di affrontare il lutto e il dolore di quella situazione”, affermò Johann Hari, che ha scritto il libro Chasing the Scream: The First and Last Days of the War on Drugs.

Il 31 maggio 1959 la cantante, che soffriva di cirrosi epatica, fu trovata a terra incosciente nel suo appartamento di New York. Fu immediatamente ricoverata ma anche arrestata perché nella sua stanza avevano trovato della droga. Al Metropolitan Hospital Center le analisi evidenziarono problemi al fegato e disturbi cardiovascolari.

Fu piantonata per l’intera degenza su ordine di Anslinger, il direttore del FBN che l’aveva perseguitata a causa della canzone Strange Fruit già nel 1939. Il trattamento di Holiday prevedeva anche del metadone per contrastare le astinenza da oppioidi; lo ricevette per 10 giorni, durante i quali le sue condizioni migliorarono, ma poi la somministrazione venne interrotta su ordine di Anslinger e Holiday peggiorò nuovamente. Anslinger inoltre proibì le visite, la fece rimuovere dalla lista dei pazienti critici e la fece ammanettare al letto, nonostante le proteste che stavano avvenendo all’esterno dell’ospedale. Morì il 17 luglio 1959, lasciando al mondo l’eco di una voce potentissima e un’eredità musicale che verrà raccolta da artisti del calibro di Janis Joplin e Nina Simone.

Lorenzo La Rovere

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