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Black Panther Wakanda Forever Recensione NO SPOILER: gravitas, pietas, dignitas

Vorrei fosse chiaro fin dall’inizio della recensione che Black Panther Wakanda Forever mi è piaciuto molto. Lo premetto perché le 2 ore e 40 minuti in cui racconta la sua storia senza affrettarsi mai, con un ritmo e una solennità quasi uniche nel panorama cinecomics, mi hanno un po’ spaventato; perchè per raggiungere questa unicità maestosa l’azione caratteristica dei film dell’MCU a volte si piega, a volte “si spezza”. E per forza di cose quando accade il film rischia di andare in pezzi con lei. 

Lo premetto, perché quando si parla di un film come Black Panther Wakanda Forever non si può univocamente gridare al capolavoro, o esclamare dichiarazioni storiche ultra-entusiastiche. Semplicemente non sono calzanti con la storia che il film racconta, né con il suo messaggio. Che alla fine è evidentemente uno solo, pur se ramificato più volte e sempre in modi in apparenza diversi per tutta la durata della pellicola. 

Non si può solo amare, o solo odiare Black Panther Wakanda Forever, come invece era più semplice fare con altri film “solenni” come Eternals. E di una sola cosa si può essere pienamente certi una volta raggiunta la scena post credit, o la scritta bianca su sfondo nero che anticipa chi, tra i presenti nel film, tornerà in futuro. Ovvero, che Black Panther Wakanda Forever è un altro dei film (belli) della “nuova Marvel” che ha preso coscienza dell’importanza dell’autorialità. Della Marvel che si allontana dagli stilemi classici che l’hanno consacrata al botteghino, per arrischiarsi in sentieri inesplorati. 

Black Panther Wakanda Forever Recensione

Black Panther Wakanda Forever Recensione, un addio solenne

Non troverete Spoiler in questa recensione di Black Panther Wakanda Forever. Pertanto, della trama vi posso solo comunicare l’epicità che l’avvolge, sempre nell’ottica di raccontare una storia che vada oltre il canon supereroistico. Cattivi e buoni si mescolano, mentre il concetto di “giusto” e “sbagliato” viene messo a dura prova (ma non in modo banale) da tutti i personaggi di un film corale. Difficile dire chi sia il vero protagonista, anche se il film si intitola “Black Panther”. 

O forse, appunto, paradossalmente possiamo dire che sia ancora lui: Chadwick Boseman. La sua assenza è marcata dalla sceneggiatura e dall’interpretazione (magistrale) di tutti gli attori, omaggiata come raramente si era visto in un’opera cinematografica non biografica. Boseman è T’challa, T’challa è Boseman, in una fusione inscindibile che normalmente gli attori rifuggono per motivi di carriera; ma che invece, in questo caso, è cagione di sincera commozione. 

Si ha come l’impressione che anche parte della succitata maestosità e solennità del film siano parte di questo “addio” che Marvel dedica all’attore prematuramente scomparso. Come se non si fosse voluto legare a una macchina puramente d’azione l’ultimo saluto all’interprete di Black Panther. 

La mia speranza è che non si fraintenda, con malafede, l’intenzione evidente di celebrare Boseman con un tentativo di “cavalcare l’onda emotiva”: non è affatto così. E’ una scelta, rischiosa, che riesce invece ad avvalorare il film e i suoi messaggi. Anzi, che DIVENTA il cuore di questi messaggi. L’accettazione del dolore, del lutto, la ricerca della speranza nel futuro… non sempre fruttuosa; non sempre “positiva”. Tutti valori di cui Boseman si fa, inconsapevolmente, portatore post mortem sfondando quasi un’ultima volta la quarta parete. E se questo è “cavalcare l’onda”, allora vado a prendere la tavola da surf…

Black Panther Wakanda Forever Recensione

(Non) È tutto Vibranio quello che luccica

Mi sarebbe piaciuto dirvi che a fronte di tutto quanto ho raccontato fino a questo momento, “Black Panther Wakanda Forever è un masterpiece imperdibile. A prescindere da quanto MCU si sia seguito fino a ora, o di quanta Marvel fumettistica si conosca”. Invece, l’affermazione è vera solo in parte. Supportata da una fotografia eccezionale, da una sceneggiatura sentita e convincente, da performance attoriali di livello e da alcune scene d’azione eccezionali. 

Brilla, in particolare, tanto la figura e le nuove origini di Namor, quanto il rapporto che costruisce con il Wakanda. Dall’inizio alla fine la caratterizzazione del personaggio resta coerente, pur se in evoluzione. Soprattutto, ho apprezzato come le sue capacità sovrumane siano state spiegate con un emozionante colpo di scena “in salsa MCU Fase 4”. Minor Spoiler: sono proprio le scene action in cui appare il “Submariner” a rappresentare alcuni dei picchi qualitativi di cui parlavo poc’anzi. Come coreografia, come effetti speciali, come colonna sonora: in toto.

Ma “non è tutto vibranio quello che luccica”. Così, “le altre” riprese action, quelle che non sono eccezionali, non sono nemmeno “passabili” in alcuni casi. Forse proprio perché quando si impegna Black Panther Wakanda Forever è tanto dirompente e visivamente roboante che si nota di più quando il volume si abbassa. 

(L-R): Dorothy Steel as Merchant Tribe Elder, Florence Kasumba as Ayo, Angela Bassett as Ramonda, Danai Gurira as Okoye in Marvel Studios’ Black Panther: Wakanda Forever. Photo courtesy of Marvel Studios. © 2022 MARVEL.

Così come si nota, confrontandoli con la figura della regina, della principessa, di Okoye, quando i personaggi non ricevono il giusto spazio. Sia per giustificare la loro evoluzione, o per consentirci di empatizzare con loro tanto quanto con altri citati più in alto. Oppure quando gli effetti speciali, accidenti a loro, perdono persino se confrontati con il primissimo Iron Man. Il che in verità non succede sempre, ma “spesso”; e a ben pensarci, “spesso” è già troppo per una produzione che in certe sequenze sa invece “immergersi” in un realismo di livello superiore alla media MCU. 

Ma in barba a tutto, Black Panther Wakanda Forever, lo avrete capito, è un film che vi consiglio vivamente di andare a vedere al cinema. Il luogo dove le sue potenzialità sono di sicuro messe in scena al meglio, tra audio spaziale potentissimo, schermone e “magia della sala”. Non aspettate di trovarlo su Disney+: va guardato come si deve. Va interpretato e capito: va letto tra le righe. E se non dovesse comunque piacervi non sentitevi in colpa. Con i film più sentiti e autoriali è proprio così che deve andare, perché non risuonano in egual modo con tutti. Come le emozioni.

Lorenzo Mango

Appassionato di Cinema e Serie TV, di libri e di fumetti, di video e di videogiochi. Di avventure, si può dire riassumendo. Non ama molto dormire, ma a volte lo costringono. Del resto, gli servirebbero delle "vite extra" per seguire tutti i suoi hobby e interessi. Intanto, fa quel che può con quella che ha: scrive, disegna, registra video, ogni tanto mangia. A tal proposito, potrebbe sopravvivere mangiando solo pizza. Se serve, anche pizza estera, quando viaggia. Sì, anche quella con sopra l'ananas.
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