Esteri

Bloody Sunday: cosa è successo 50 anni fa in Irlanda, oggi la commemorazione

Nel cinquantesimo anniversario della ‘domenica di sangue’ in bloody sunday, consumatisi il 30 gennaio del 1972, quando i paracadutisti britannici spararono su una manifestazione di protesta di civili disarmati a Derry causando 14 vittime sono stati organizzati una serie di eventi.

C’erano migliaia di persone nella marcia di protesta indetta dal Movimento per i diritti civili dell’Irlanda del Nord. Uomini, donne e bambini manifestano pacificamente per le strade reclamando uguaglianza e pari dignità sul lavoro, il diritto alla casa e la fine del voto per censo, ancora in vigore nella provincia britannica. Quando, intorno alle quattro del pomeriggio, i manifestanti raggiunsero il ghetto cattolico di Bogside, un reggimento speciale di paracadutisti inglesi armato con mitragliatrici pesanti cominciò a sparare senza preavviso sulla folla. Tredici uomini rimasero uccisi sotto un inferno di fuoco che durò circa un quarto d’ora. Otto di loro avevano un’età compresa tra i 17 e i 20 anni. Altre 14 persone rimasero ferite gravemente e una di loro morì alcuni mesi dopo. Cinque erano stati freddati alle spalle, un altro fu ammazzato mentre teneva le braccia sulla testa in segno di resa.

«Questa è la nostra Sharpeville», affermò il leader del Movimento per i diritti civili Ivan Cooper subito dopo l’eccidio. Cooper intuì subito il tragico parallelismo con quanto era accaduto nel 1960 in Sudafrica. Anche in quel caso i militari avevano aperto il fuoco su una pacifica protesta contro il regime dell’apartheid, uccidendo decine di manifestanti. La dinamica degli eventi di Derry fu chiarita fin da subito da centinaia di prove, perizie balistiche e testimonianze. I soldati inglesi avevano sparato su civili inermi con il chiaro intento di uccidere.

Eppure il governo britannico riuscì lo stesso a far credere che i paracadutisti avessero risposto al fuoco, e che le vittime fossero in qualche modo legate all’IRA, l’esercito indipendentista clandestino irlandese. In tutta fretta fu avviata un’inchiesta che si concluse pochi giorni dopo, scagionando l’operato dei militari e aprendo definitivamente la strada a un conflitto destinato a durare un altro quarto di secolo

«Quello che accadde quel giorno a Derry cambiò radicalmente il corso degli eventi, trasformando una protesta pacifica in una rivolta armata», spiega lo storico irlandese John Dorney: «fino ad allora, la minoranza cattolica aveva creduto che lo Stato dell’Irlanda del Nord fosse riformabile, e si era impegnata con manifestazioni e proteste pacifiche per far cessare le discriminazioni. Ma nelle settimane successive al massacro centinaia di giovani irlandesi si convinsero che protestare pacificamente non serviva a niente, se non a rischiare di essere ammazzati, e andarono a ingrossare le file dell’IRA.»

Alle 16.45 nella città nordirlandese che i britannici e gli unionisti chiamano Londonderry si terrà una marcia pacifica alla quale parteciperanno i parenti delle vittime che ripercorreranno la stessa strada della manifestazione finita in tragedia 50 anni fa.

Prevista anche la proiezione nella Guildhall Square di un videomessaggio inviato dal presidente irlandese Michael Higgins e un intervento dell’ex leader laburista britannico, Jeremy Corbyn. Il tema scelto per commemorare questo importante anniversario dal Bloody Sunday Trust, il fondo creato nel 1997 per sostenere le famiglie delle vittime, è ‘One World, One Struggle’, ‘Un mondo, una lotta’. L’associazione ha chiesto ai cittadini di Derry di partecipare alla marcia nel rispetto delle norme anti-Covid.

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