Siamo stati travolti negli ultimi giorni da un nuovo caso di femminicidio e di un braccialetto anti-stalking che non ha funzionato. I braccialetti anti-stalking, introdotti per proteggere le vittime di violenza domestica e minacce, si sono infatti tristemente rivelati un anello debole nella catena della sicurezza in Italia. Un fallimento sistemico che non può essere ancora ignorato.
Il fallimento: tra segnale debole e falso allarme anti-stalking
La criticità principale è nel funzionamento tecnico che si basa su segnali GPS e cellulare. Il braccialetto è dunque, vulnerabile ai buchi di rete (in garage, ascensori o aree rurali). La perdita di segnale genera un doppio problema: i ritardi fatali, lasciando la vittima indifesa quando l’aggressore viola il perimetro di sicurezza e, i falsi allarmi dovuti alla disconnessione momentanea che causa oltre ad uno stress cronico alla vittima anche ad una desensibilizzazione delle forze dell’ordine. L’aumento esponenziale delle richieste di braccialetti (a seguito del codice rosso) ha portato a un sovraccarico e alla saturazione del personale addetto al controllo H24, rendendo anche se dovessero funzionare correttamente, impossibile la gestione tempestiva di ogni allarme. Le critiche più aspre sono state rivolte al governo, reo di non aver adeguato le risorse.
Che risposte abbiamo dal ministero della giustizia?
Il ministero della giustizia è intervenuto con una circolare del 13 Maggio 2025 in cui ammette, indirettamente, che la gestione delle richieste da parte della società fornitrice ha bloccato le attivazioni in molti uffici giudiziari. Questo documento è un ammissione implicita che il sistema è andato in crisi a causa dell’aumento delle richieste e che, la polizia giudiziaria, deve accertare l’effettiva operatività del dispositivo in un contesto in cui le carenze di rete sono strutturali in ampie aree del Paese. Da parte dello Stato abbiamo visto risposte spesso approssimative, come quelle del ministro della giustizia Nordio che ha discusso dei limiti oggettivi del braccialetto, consigliando alle donne di proteggersi autonomamente rifugiandosi in un luogo protetto. La responsabilità della sicurezza deve ricadere sullo Stato e mai sulla donna.

Alternative tecnologiche e complementari
Oltre al braccialetto, alcune iniziative e tecnologie si concentrano sul dare alla vittima di stalking un modo per chiedere aiuto immediato. In alcune città e Paesi, le vittime ricevono anche uno Smartwatch (Es. progetti pilota a Roma, Milano) che consente di inviare una richiesta di soccorso urgente alla centrale operativa con la propria posizione esatta. Questo sistema diventerebbe complementare al braccialetto. Un campo emergente è anche il monitoraggio ambientale e digitale tramite dei software anti-stalkerware.
I modelli di successo a livello internazionale, che consistono spesso anche nello stesso braccialetto anti-stalking, dimostrano che l’efficacia non è nella tecnologia stessa, ma in un investimento integrato in algoritmi di valutazione del rischio, in un protocollo di intervento rapido e nella destinazione di risorse umane sufficienti.
La vita delle donne non può dipendere dalla qualità del segnale GSM.
Margherita Pellegrino





