Ad aprile, la Corte Suprema degli Stati Uniti analizzerà le argomentazioni relative al caso Trump v. Barbara. Fulcro della questione è lo ius soli, ovvero la cittadinanza che gli Stati Uniti concedono a chiunque nasca nel Paese, senza altre condizioni. Tra i principali sostenitori del principio c’è anche l’American Civil Liberties Union (ACLU) che ha collaborato con Bruce Springsteen per la realizzazione di uno spot che utilizza il brano Born in the U.S.A., uno dei principali successi del cantautore.
Le parole di Anthony D. Romero sul brano di Bruce Springsteen e sullo Ius Soli
Lo ius soli si basa sul XIV emendamento della Costituzione, ma un decreto presidenziale di Trump, risalente al 20 gennaio 2025, che prevede che la cittadinanza non sia da concedere a chi è nato negli Stati Uniti, ma con genitori che non hanno lo status di immigrati legali, rischia di farlo traballare. The Boss è dunque in aperta opposizione rispetto al presidente degli Stati Uniti (con cui è in corso un botta e risposta che va avanti da anni). Aprendere la parola in modo ancora più chiaro, però, questa volta è stato Anthony D. Romero, direttore esecutivo dell’ACLU.
«Born in the U.S.A. è la canzone perfetta per far capire qual è la posta in gioco e quanto la cittadinanza per nascita sia parte integrante dell’America», ha spiegato a Rolling Stone US. «Racconta la storia di un veterano del Vietnam che torna a casa in un’America che trascura i propri figli. La canzone esorta la nazione a essere all’altezza dei suoi ideali».
Born in the U.S.A. è «una storia dura e una melodia patriottica»
Romero considera il brano «una storia dura e una melodia patriottica. Proprio questa complessità la rende un inno tipicamente americano. Coglie perfettamente la posta in gioco. La canzone incarna il pericolo e la promessa di questo momento storico. È perfetta per questo caso, per questo frangente. Springsteen l’ha scritta per risvegliare le coscienze ed è quello che vogliamo fare oggi. Come nazione, siamo messi alla prova per proteggere i nostri vicini di casa, le nostre famiglie, i nostri figli. E non c’è prova più cruciale per l’anima del nostro Paese della cittadinanza per nascita».
Il video diffuso dall’ACLU intende dimostrare come «la nazione non esisterebbe senza il diritto di cittadinanza per nascita e senza le generazioni di americani che hanno contribuito a costruirla. Questo spot trasforma momenti di vita quotidiana in una celebrazione dell’America: persone di ogni credo, razza e provenienza che studiano nelle aule, lavorano nei cantieri e si ritrovano in famiglia. La cittadinanza per nascita fa parte delle nostre storie. Volevamo ricordare al pubblico che Trump non può decidere chi fa parte e chi non fa parte di questo Paese».
Federica Checchia





