Camille Claudel: artista, scomoda, internata

La vita di Camille Claudel è la storia di un’ingiustizia, di una donna punita con la reclusione in manicomio fino alla morte per esser stata libera, per aver vissuto da sola, per esser stata l’amante di un artista, per esser stata a sua volta celebre scultrice.

William Elborne , Camille Claudel e Jessie Lipscomb nel loro studio al n. 117 di rue Notre-Dame-des-Champs , 1887 credits musee-rodin.fr
William Elborne, Camille Claudel e Jessie Lipscomb nel loro studio al n. 117 di rue Notre-Dame-des-Champs, 1887 credits musee-rodin.fr

Camille Claudel, scultrice

Camille Claudel nasce nel 1864 nel nord della Francia da una famiglia benestante. Il padre è una figura importantissima: la sostiene, la incoraggia. La madre le è ostile: mal sopporta la passione per l’argilla con la quale Camille bambina a 6 anni inizia a lavorare e le preferisce il figlio minore, unico maschio, Paul, che diventerà celebre come poeta, scrittore, diplomatico.

Trasferitasi con la famiglia a Parigi, comincia a frequentare l’Accademia Colarossi, celebre per i suoi corsi di scultura dal vivo, durante ai quali anche alle ragazze veniva permesso di vedere modelli nudi. Durante i suoi studi lascia la famiglia e prende in affitto uno studio con altre studentesse. E’ il 1882.

Camille Claudet, credits Britannica
Camille Claudet, credits Britannica

All’Accademia è allieva di Alfred Boucher, che le presenterà Auguste Rodin, quarantaduenne scultore già celebre, legato a Rose Beuret e padre di un ragazzo di soli due anni più giovane di Camille.

Vissi d’arte e d’amore

Camille Claudel ha vent’anni e la storia con Rodin sarà la sua prima grande storia d’amore e, da quanto dicono le sue lettere, l’unica così coinvolgente e passionale. La compagna di Auguste vive nella loro casa fuori Parigi, e nella capitale loro convivono e creano, facendosi ispirare l’uno dall’altra.

La Valse di Camille Claudel credits: Argo
La Valse di Camille Claudel credits: Argo

La Valse è una delle opere maggiori di questo periodo, ma il valore le fu attribuito solo molto tempo dopo: prima fece scandalo la nudità della donna, scandalo che si aggiunse a quello della vita dei due artisti e che arrivò alle orecchie della famiglia Claudel. Il fratello e il padre, dal carteggio, tendevano a prendere le parti di Camille, mentre la madre la attaccava direttamente.

Nel 1893 Camille lascia Rodin. Nonostante la passione e le numerose volte in cui le scrive che avrebbe presto lasciato la compagna, questo non avviene mai. Non solo, poco dopo i due si sposano, e la scultrice si ispira a questo dolore per creare una delle sue opere più celebri, L’âge mûr, dal chiaro simbolismo.

L'âge mûr credits: pinterest
L’âge mûr credits: pinterest

Continua a vivere da sola ed a creare, anche se le condizioni economiche estremamente precarie non le permettono spesso di comprare il materiale necessario.

La presunta pazzia

Nel 1913 il padre muore e la settimana successiva la madre e i fratelli minori, probabilmente per fermare altri “scandali” odiati dalla madre e dalla sorella e di ostacolo alla carriera diplomatica del fratello, nonostante il parere contrario del medico di famiglia la fanno internare in un manicomio statale, dove morirà senza più vederle fino alla morte, trent’anni dopo.

Camille protesta, scrive lettere – che spesso non escono dal manicomio- per denunciare la sua reclusione ed il modo in cui sono trattate. Sei anni dopo l’entrata scrive:

Mi si rimprovera (crimine orribile!) di aver vissuto da sola, di avere dei gatti in casa, di soffrire di manie di persecuzione! È sulla base di queste accuse che sono incarcerata da cinque anni e mezzo come una criminale, privata della libertà, privata del cibo, del fuoco e dei più elementari conforti.  (…) Mia madre e mia sorella hanno dato ordine di tenermi isolata nel modo più completo, alcune delle mie lettere non partono e alcune visite non arrivano.Oltretutto mia sorella si è impossessata della mia eredità e ci tiene molto al fatto che io non esca mai di prigione

Le proteste non servono a nulla. Camille Claudet muore nel 1943 di stenti nel manicomio statale di Montfavet, vicino Avignone. Non fu un caso raro: tra il 1940 e il 1944, 40.000 pazienti morirono di fame negli ospedali psichiatrici di Francia. Morì e venne seppellita in una fossa comune. I parenti si rifiutarono di presenziare.

Dalla sua storia sono stati tratti due film, uno nel 1988 con Isabelle Adjani, l’altro, incentrato sulla vita della scultrice dal trasferimento al secondo manicomio, dove rimarrà fino alla morte, nel 2013 con Juliette Binoche.

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