Quest’anno ricorrono gli 800′ anni del Cantico delle creature di San Francesco d’Assisi scritto tra il 1225 e 1226. E’ una ricorrenza che arricchisce ancor di più un anno segnato già dal Giubileo aperto da papa Francesco lo scorso dicembre. L’11 gennaio ad Assisi l’apertura delle celebrazioni.
Cantico delle creature, l’11 gennaio via alle celebrazione per gli 800′ anni

Dopo il presepe di Greccio e le stimmate delle Verna è il momento di un altra importante ricorrenza per il mondo francescano e non solo. Quest’anno infatti ricorrono gli 800 anni del Cantico delle creature di San Francesco d’Assisi scritto tra il 1225 e il 1226 e considerato il più antico componimento letterario della storia della letteratura italiana di cui si conosca l’autore.
Per inaugurare le celebrazioni lo scorso 11 gennaio si è svolta ad Assisi una celebrazione divisa in due momenti di preghiera. Il primo nel Santuario francescano di San Damiano e il secondo nella cattedrale di Santa Maria delle Grazie o della Spogliazione. In quest’occasione, come riportato da Vatican news, fra Massimo Fusarelli, ministro generale dell’Ordine dei frati minori, ha affermato che “il messaggio di Francesco ha superato i confini della Famiglia francescana e dopo 800 anni continua a ispirare molti uomini e donne di buona volontà, sia che lo leggano come poesia, come lode cristiana o come preghiera ecumenica o interreligiosa”.
Presente tra gli altri anche monsignor Domenico Sorrentino, vescovo delle diocesi di Assisi-Nocera Umbra-Gualdo Tadino e di Foligno che, come riportato da Avvenire, ha precisato: “Il Cantico va letto per intero. Incalzati dal pressing ecologico, siamo tentati di fermarci a “madre Terra”, magari riportandone un’impressione idilliaca, quasi che, a idearlo, sia un Francesco che scoppia di salute e corre, un po’ romantico, su prati dorati come nel film di Zeffirelli. Ma la cruda evidenza delle ultime strofe dice un’altra verità: per capire il Cantico bisogna leggerlo fino in fondo, o forse addirittura cominciare dal fondo, dove lo scenario è quello di una umanità dolente, nell’anima e nel corpo, e persino a rischio perdizione, ma la prospettiva certa e possibile del perdono, della riconciliazione e della vita eterna danno sicura speranza”
Il Cantico di frate sole, una lode senza tempo
“Altissimu, onnipotente, bon Signore, tue so’ le laude, la gloria e l’honore et onne benedictione.
Ad te solo, Altissimu, se konfàno et nullu homo ène dignu te mentovare”. Sono questi i primi versi che danno inizio al Cantico delle creature noto anche come Cantico di frate sole. Un inno di lode verso Dio e di ringraziamento per il creato scritto da San Francesco che si ispirò al Salmo 148 al Cantico dei tre fanciulli nella fornace contenuto nel Libro di Daniele. Il Cantico infatti offre una visione positiva della natura attraverso il ringraziamento per il sole, la luna, il vento, l’acqua, il fuoco e la terra perchè nel creato si riflette l’immagine di Dio. Una visione di fratellanza tra uomo e creato del tutto diversa da quella medievale del contemptus mundi che prevedeva il distacco e il disprezzo per le cose terrene permeate di peccato e sofferenza.
Dopo il ringraziamento per il creato San Francesco introduce nel suo cantico l’uomo con la qualità più alta che possa possedere: il perdono. L‘uomo giusto che, al contrario del peccatore, non deve temere la morte sia corporale che spirituale. Su queste due ultime parti scritte da San Francesco in un secondo momento quando era prossimo alla morte il vescovo Sorrentino ha affermato che la forza del Cantico “oltre che come inno di amore verso tutto ciò che ci circonda e primo poema della lingua italiana, sta nelle ultime due strofe sul perdono e sulla morte. Proprio quest’ultima parte, che il Poverello ha composto quando era ospite del vescovo Guido II in Episcopio, ha una evidente attualità su cui riflettere perché porta un messaggio di pace, di riconciliazione, di misericordia”.
Stefano Delle Cave
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