Il conflitto russo-ucraino è uno scontro diplomatico-militare in atto tra Russia ed Ucraina, iniziato nel febbraio del 2014. Il conflitto si incentra sullo status della Crimea, della regione del Donbass e sulla possibile adesione dell’Ucraina alla NATO.

Continuano le tensioni tra Russia e Ucraina. I due Paesi sono ormai da settimane impegnati nel timore del conflitto. Si tratta di un botta e risposta che ha coinvolto la diplomazia mondiale e la comunità internazionale. Secondo la Cia, Mosca – nonostante continui a negarlo – aveva addirittura stabilita una data. Si prevedeva di invadere l’Ucraina il 16 febbraio.

Ma noi vogliamo dare uno sguardo alle motivazioni. Prima di tutte è l’ingresso di Kiev nella Nato. Tuttavia i motivi alla base dei venti di guerra che soffiano sull’Est Europa hanno in realtà radici più profonde.

Le basi per capire il conflitto russo-ucraino

Per capire le origini della crisi tra Russia e Ucraina bisogna fare un passo indietro. Dobbiamo indietreggiare almeno fino al 2013. Sarebbe l’anno dell’esplosione delle proteste che presero poi il nome di Euromaidan. Fu allora che diventarono incandescenti le relazioni tra i due Paesi. A dire il vero non sono mai state idilliache da quando Kiev dichiarò l’indipendenza dall’Unione sovietica il 24 agosto 1991. Il tutto avvenne pochi giorni dopo il colpo di Stato con cui alcuni militari provarono a rovesciare l’allora presidente Michail Gorbačëv. Questo anticipando la caduta del comunismo che sarebbe poi avvenuta alla fine dell’anno. Dalla sua indipendenza la nazione ha sempre oscillato tra la vicinanza all’Occidente e quella alla Russia. Il tutto con la politica che rispecchiava in questo senso una divisione che era forte anche nella popolazione.

Motivi culturali per le tensioni con l’ucraina, il Seeparatismo

L’Ucraina come la conosciamo oggi è un Paese giovane, multiculturale e dal passato complesso. Dal 1923 al 1991 ha fatto parte dell’Unione Sovietica. Al suo discioglimento, è diventata uno Stato indipendente. Alla sua guida si sono alternati governi di stampo filorusso, come quello del presidente Viktor Yanukovich. Ma anche altri più vicini all’Occidente, come quello attuale di Volodymyr Zelensky.

Il discorso non è però solo politico, ma anche culturale. Se è vero che l’Ucraina è un Paese con una propria lingua -l’ucraino, appunto- è altrettanto vero che in molte zone la lingua più diffusa è ancora il russo. Si tratta di retaggio degli anni all’interno del blocco sovietico.

All’interno dell’Ucraina, nella sua parte orientale, si trovano le Repubbliche popolari di Luhansk e di Donetsk, due Stati separatisti filo-russi e non riconosciuti. Una forte vicinanza con la Russia, etnica e culturale, la si trova anche in Crimea, regione che fu ceduta nel 1954 da Nikita Krusciov all’Ucraina. Proprio sulla Crimea si è giocata una delle partite più recenti nel braccio di forza tra l’Ucraina che voleva imporsi come Stato libero da influenze russe e il governo di Mosca.

Annessione della Crimea e milizie filorusse

Nel 2014 si chiude l’esperienza di Yanukovich alla guida dell’Ucraina, dopo giorni di proteste della popolazione che mal sopportava la vicinanza politica ed economica alla Russia imposta dal presidente. Fu instaurato un governo provvisorio di stampo filoeuropeo. Mosca non riconobbe il nuovo potere come legittimo e passò al contrattacco, annettendo la Crimea e appoggiando pubblicamente le rivolte dei separatisti filorussi in territorio ucraino.

Fu allora che in Crimea, penisola nel Mar Nero abitata prevalentemente da russofoni e strategica dal punto di vista geopolitico per la Russia, un gruppo di ribelli, aiutati da gruppi di militari senza insegne nazionali chiamati “omini verdi” per il colore delle loro uniformi (e che con ogni probabilità erano soldati russi), insorse e proclamò l’indipendenza chiedendo, dopo un referendum vinto con oltre il 95 per cento dei voti, l’autodeterminazione e in seguito l’annessione alla Russia, annessione che Mosca immediatamente riconobbe e che però non fu mai accettata da Kiev e dall’Occidente. Un’altra insurrezione armata esplose ad aprile nel cuore industriale orientale del Paese, il Donbas, scatenando una guerra civile ancora in corso nelle province di Donetsk e Lugansk, dove vennero proclamate, a seguito di altri contestati referendum, le omonime Repubbliche popolari che nel nome e nel simbolismo si rifanno alle repubbliche sovietiche.

I patti di Minsk

Si arriva faticosamente a un accordo nel 2015 con gli accordi di Minsk, firmati da Ucraina, Russia, i leader delle fazioni separatiste e dall’Ocse. Il protocollo prevedeva, oltre al cessate il fuoco e agli scambi reciproci di prigionieri, anche una maggiore autonomia concessa da Kiev alle regioni filorusse.

Le milizie popolari e le vittime del conflitto russo-ucraino

In entrambi gli schieramenti si sono sviluppate vere e proprie milizie popolari, che richiamano anche combattenti da altri Paesi. I nazionalisti ucraini, provenienti in gran parte da formazioni politiche di estrema destra, crearono il battaglione Azov, che divenne talmente forte che l’esercito di Kiev decise di incorporarlo come un vero e proprio reggimento. A sostenere i ribelli filorussi ci sono invece molti militanti dell’estrema sinistra di tutta Europa.

Lo scontro tra le forze ucraine e i separatisti, che tutti ritengono supportati da Mosca nonostante il Cremlino abbia sempre negato, si trasformò in un vero e proprio conflitto che ad oggi ha fatto almeno 14mila morti. Questi includono i 298 passeggeri di un aereo di linea della compagnia Malaysia Airlines, diretto da Amsterdam a Kuala, abbattuto nel luglio 2014 da separatisti filo-russi che, a quanto pare, avrebbero colpito il velivolo per sbaglio avendolo scambiato per un aereo militare. Oltre 730mila persone sono state costrette ad abbandonare le proprie case dall’inizio delle ostilità.

La ragioni della Russia

Mosca è naturalmente interessata a mantenere un’influenza nel Paese, influenza che dalla cacciata di Yanukovych è diventata ormai praticamente nulla, con tutte le forze che si sono alternate al potere che sono state spiccatamente filoeuropee, mentre i partiti e i politici filorussi sono stati fortemente osteggiati. Per Putin le ragioni di questa necessità di influenza sono non soltanto storiche, visto che l’Ucraina è considerata storicamente parte della Russia, ma anche geopolitiche, perché il Cremlino vuole impedire una adesione della Nato che di fatto significherebbe che gran parte del confine occidentale della Russia sarebbe presidiato dall’Alleanza Atlantica (cosa che dall’altra parte agli Usa e all’Occidente farebbe comodo). Dopo il 1997 sono entrate nella Nato Lettonia, Lituania, Estonia, Polonia, Romania e Bulgaria, Putin non può permettere che lo faccia anche Kiev (che ha più volte espresso questa volontà).

Il ruolo della Nato

partita si gioca adesso sulla questione Nato, che simboleggia e rappresenta da tempo gli sforzi che parte dell’Ucraina sta facendo per liberarsi del tutto dell’influenza della Russia. Da anni Kiev cerca di entrare nell’Alleanza militare, operazione che Mosca continua invece a cercare di bloccare, per mantenere la sua sfera d’influenza nei Paesi dell’Europa orientale.

La Russia chiede che la Nato ritiri le proprie truppe militari dai Paesi che circondano l’Ucraina, incolpandola nel frattempo di soffiare sul fuoco di una situazione instabile e aumentare il rischio di escalation, ad esempio rifornendo di armi l’Ucraina. Mosca punta inoltre al riconoscimento mai avvenuto dell’annessione della Crimea e a una più ampia autonomia nelle regioni del Donbass, occupate in parti dalle Repubbliche di  Donetsk e Luhansk (in foto, esercitazioni militari russe in Crimea). Negli ultimi mesi, tra truppe russe e Nato, intorno ai confini ucraini sono arrivati sempre più militari. Si stima che siano oltre 100mila i soldati russi a Sud del Paese. Gli Stati Uniti continuano a parlare apertamente del rischio imminente di un attacco russo

Gli interessi economici del conflitto russo-ucraino

Biden definisce inaccettabile che la Russia neghi a un Paese di poter entrare nella Nato. Nonostante da più fronti si dica che l’ingresso ucraino tra gli Alleati non sia imminente o previsto, come da ultimo ha fatto sapere il cancelliere tedesco Olaf Scholz. Al di là delle alleanze militari, tema centrale che smuove gli interessi di molti Paesi europei è quello del gas russo. Bruxelles guarda preoccupata alle conseguenze che una guerra potrebbe avere in tema di rifornimenti energetici. Si tratta di una carta che secondo molti Mosca si giocherebbe per determinare gli sviluppi della questione ucraina. Intanto la tensione ha scosso i mercati e negli ultimi giorni il prezzo del petrolio è salito ai massimi.

Potrebbe non esserci più spazio per la Pace

Il processo di pace era stato affidato al cosiddetto formato Normandia (composto da Russia, Ucraina, Francia e Germania). Questo ha portato agli accordi di Minsk (siglati in due tranches nel 2014 e 2015). Tra le altre cose gli accordi prevedevano da una parte che Kiev assicurasse autonomia alle regioni separatiste e amnistia per i ribelli. Dall’altra che i militari russi sparissero dal territorio. Nessuna delle due condizioni è stata rispettata né tanto meno è stato mai davvero rispettato il cessate-il-fuoco che era stato concordato. Ora potrebbe essere arrivato il momento della resa dei conti finale.

Articolo di Maria Paola Pizzonia

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