Carrie – Lo Sguardo di Satana, il cult coming of age di Brian De Palma

Carrie – Lo sguardo di Satana di Brian de Palma, è uno struggente coming of age dal gusto postmoderno nonché primo adattamento di un’opera di Stephen King tra i rarissimi capolavori creati a partire dai suoi libri; se il romanzo ha creato in qualche modo l’icona Carrie nell’immaginario dei fan del Re del brivido, fu il capolavoro di De Palma, all’epoca, a cristallizzarla definitivamente nella mente di milioni di spettatori, infatti, oltre che un classico, è un film particolarmente caratteristico del cinema horror, destinato a rivelarsi un cult immediato e ad incrementare anche la popolarità di Stephen King, romanzo riadattato altre due volte, in un sequel nel 1999, “Carrie 2 – La furia” e due remake: “Carrie” (2002) e “Lo sguardo di Satana – Carrie” (2013)

Un’Apocalisse privata per Carrie, pronta a reclamare le sue colpevoli vittime in un gioco beffardo e struggente magistralmente incarnato dallo sguardo perso, di inaspettata gioia, di una bellezza genuina ed eternamente sospesa come quella di Sissy Spacek. Una pellicola trasposta abilmente dalla mano di uno dei registi che hanno contribuito alla nascita della New Hollywood, capace di estremizzare nella realtà cinematografica, paure e tensioni della vita quotidiana, paure che spesso non si realizzano, ma che rimangono latenti e invisibili sogni notturni.

Carrie-Lo Sguardo di Satana

Una trama stereotipica, quella della ragazza umile e poco appariscente che riesce a conquistare il ragazzo più bello della scuola e hanno il loro momento di gloria al ballo studentesco. In Carrie però questo stereotipo viene intralciato in vari modi: dalle evidenti difficoltà sociali della ragazza, dal rapporto difficile con Margaret (Piper Laurie), madre iper-religiosa, dalla ferocia del bullismo nei suoi confronti, dall’incapacità di reagire ai soprusi delle compagne che non sopportano la sua stranezza, dalla conquista del ragazzo popolare che avviene più per pietà che per un reale sentimento, e soprattutto dai poteri telecinetici di cui la protagonista sembra non avere il pieno controllo.

Trama

Carrie (Sissi Spacek), è una ragazza impopolare e goffa che vive rinchiusa tra la prigione religiosa della casa materna e quella indifferente e fredda del liceo Bates High School (con ogni riferimento a Psycho non casuale). Gli unici personaggi che la supportano sono l’insegnante di educazione fisica Miss Collins (Betty Buckley), che all’inizio del film la difende contro le prese in giro delle compagne di classe, causando l’odio e il desiderio di vendetta di Chris Hargensen (Nancy Allen) a cui è stato proibito di andare al ballo come conseguenza di questi insulti.

Infine, Sue Snell (Amy Irving) ragazza popolare ma gentile che convince Tommy Ross (William Katt), uno dei ragazzi più belli della scuola, a invitare Carrie al ballo per farla sentire desiderata e apprezzata. La vendetta di Chris si consumerà al ballo con un diabolico scherzo, che rovinerà l’estasi e la felicità di Carrie, eletta reginetta del ballo, con una secchiata di sangue di maiale. Sconvolta, Carrie sente tutti ridere di lei, qui attraverso uno sguardo folle, ricorda tutto il male che ha subito e sfoga i suoi poteri telecinetici per commettere una strage.

Carrie icona di paure e tensioni in età adolescenziale

I suoi poteri psichici rappresentano alla perfezione la sua impotenza, la rabbia repressa e l’odio verso tutti che vorrebbe far esplodere ferocemente ma che viene limitato a una dimensione non fisica, non concreta, non reale, relegata al pensiero, all’istinto di vendicarsi per i mali subiti. L’esplosione catartica finale è una liberazione di tutte le tensioni represse causate dalle mille ingiustizie e dalla violenza fisica e psicologica subita, catalizzandosi in una furia cieca. Quella di Carrie è una furia mentale, in cui la mente si trasforma in distruttrice e punitiva, verso tutto e tutti senza nessuna distinzione.

Se la ragazza si vergogna di esistere ed è fin dal primo sguardo la vittima sacrificale prediletta della malizia e della cattiveria dei suoi compagni, è a causa dell’iper-religiosità e della rigidità della madre, che per prima soffoca le sue caratteristiche, portandola alla passività e all’inconsapevolezza di una rabbia assassina, comunque rimasta in una dimensione mentale, provando in realtà la sua innocenza dato che la strage parte solo dalla sua mente e mai dalle sue mani.

Carrie-Lo Sguardo di Satana: il tema del bullismo

Carrie è innocente o è colpevole? È la vittima o è il carnefice?Carrie, Lo Sguardo di Satanta” è probabilmente il miglior film sul bullismo mai realizzato. Carrie, infatti, ricorrendo al potere telecinetico di cui sa di essere fornita, provoca un incendio in cui periscono colpevoli e innocenti. Tornata a casa e aggredita dalla mamma, nel medesimo modo uccide quest’ultima e incendia la casa nel cui rogo perisce.

Carrie: la vittima

Quando Sue si reca a portare fiori sulla disprezzata tomba di Carrie, dal suolo una mano insanguinata la afferra. Carrie è vittima perché anche se lei forse avrebbe potuto fare di meglio, tragicamente niente e nessuno la aiuta, chiedendosi ad alta voce: “ma io che ci faccio qui?” e si capisce benissimo che con “qui” intende lo stare al mondo. Trasposizione ricca di parabole e metafore profonde sull’adolescenza e sull’adattarsi in un mondo che di adatto ha poco; pellicola quanto mai che attuale.

Giuliana Aglio

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