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“Cars – Motori ruggenti” dietro le quinte del film Pixar

Cars – Motori ruggenti è un film Disney Pixar uscito nel 2006 per il quale sono stati realizzati ben due sequel (nel 2011 e nel 2017). Inoltre, i Toon Studio si sono occupati di una serie di corti con i protagonisti del film e anche del film Planes (e del suo sequel) con protagonisti gli aeroplani. Nel 2022, su Disney Plus (qui per informazioni sull’abbonamento) è prevista in arrivo una nuova serie Cars on the road basata sul film.

Il poster di "Cars".
fonte: pixar

Cars – Motori ruggenti è il primo film Pixar realizzato in collaborazione con Disney. Co-scritto e diretto da John Lasseter, che in quegli anni era anche il direttore creativo della Pixar. La voce originale del protagonista è di Owen Wilson. Sono presenti diversi cameo di piloti famosi che doppiano alcune auto da corsa, come Michael Schumacher e Mario Andretti.
Nella versione originale il personaggio Luigi parla con un forte accento italiano, mentre il compare Guido solo ed esclusivamente in italiano. Nel doppiaggio italiano, Luigi ha un forte accento bolognese, mentre Guido parla solo in dialetto.

Cars: dalle prime idee al risultato finale

I primi progetti riguardanti Cars risalgono al 1998 e il titolo originario era The Yellow Car (La macchina gialla). L’idea avrebbe previsto una macchina elettrica alle prese con la vita in un mondo di macchine a gas. Il film sarebbe dovuto uscire dopo A bug’s life, ma poi si è deciso di dare la precedenza a Toy Story 2. Quando la storia originale con le automobili come protagoniste è stata ripresa in mano, sono stati fatti grandi cambiamenti e aggiunti molti personaggi.

I primi concept di "The Yellow Car", l'origine di "Cars".
fonte: cancelled-movies.fandom.com

L’influenza principale del film arriva da John Lasseter che ha infatti raccontato di aver sviluppato l’idea per Cars in seguito ad una vacanza in macchina con la famiglia. Quindi ha subito contattato Michael Wallies, storico della Route 66 e gli animatori dello studio Pixar sono partiti per andare alla scoperta di quelle strade.

Ogni personaggio del film è un veicolo, quindi in fase di creazione è stato importante informarsi sui dettagli di ogni auto. Lasseter ha visitato lo studio di design di Detroit, con particolare attenzione alla Ford Motor Company e ha imparato come vengono progettate le automobili. Ogni dettaglio, dunque, non è lasciato al caso. Nel film compare brevemente anche una Ferrari che non era ancora uscita nei concessionari, la casa automobilistica aveva concesso un’anteprima alla Pixar proprio per la realizzazione di Cars.

Un look ben studiato

Per umanizzare le auto, Lasseter ha deciso fin da subito di porre gli occhi sul parabrezza e non sui fari, come è comune nei cartoni animati. Il motivo della scelta riguarda l’aspetto, infatti secondo Lasseter gli occhi bassi e vicini alla bocca ricordano un serpente. Inoltre, porli al centro contribuisce a rendere l’intera auto più viva. Anche se la scelta più popolare dei cartoni era quella di mettere gli occhi sui fari, Cars non è il primo prodotto animati che sceglie di posizionarli sul parabrezza. Infatti, anche nel corto Disney del 1954 Susie, la piccola coupé blu, le auto hanno gli occhi sul vetro.

Susie, la piccola coupè blu.
fonte: disney.fandom.com

La sfida nella creazione dei personaggi di Cars non riguardava solamente la parte grafica, ma è stato necessario inventare un nuovo universo e immaginare i movimenti di ogni auto. Il supervisore dell’animazione ha spiegato:

“Ottenere una gamma completa di prestazioni ed emozioni da questi personaggi e farli sembrare ancora delle auto è stato un compito difficile, ma è ciò che l’animazione fa meglio. Usi la tua immaginazione e fai in modo che i movimenti e i gesti si adattino al design. I personaggi delle nostre auto potrebbero non avere braccia e gambe, ma possiamo inclinare le gomme dentro o fuori per suggerire che le mani si aprano o si chiudano. Possiamo usare lo sterzo per indicare una certa direzione. Abbiamo anche progettato una palpebra e un sopracciglio speciali per il parabrezza che ci permette di comunicare un’espressività che le auto non hanno.”

Scott Clark

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Elisa Scaglia

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