C’è un nuovo indirizzo da segnare a Parigi — e no, non è un ristorante o un concept café, ma un luogo dove la moda diventa installazione. Si chiama Casa Loewe Montaigne, ed è la prima boutique “casa” del brand spagnolo in Francia. Aperta sulla leggendaria Avenue Montaigne, la via più couture della capitale, è molto più di un negozio: è un manifesto vivente di tutto ciò che Loewe è oggi — arte, artigianato, e un’estetica che non chiede permesso per essere poetica.
Che cos’è Casa Loewe Montaigne e dove possiamo trovarla a Parigi
Appena varchi la soglia, capisci subito che questo non è il solito tempio del lusso: sono 580 metri quadrati di moda, ceramiche, luci morbide e sculture che sembrano respirare. Tra una borsa Puzzle e un paio di mocassini perfettamente lucidati, trovi opere di Henry Moore, Walter Price, e Zizipho Poswa, in un percorso che assomiglia più a un museo privato che a una boutique del gruppo LVMH.
La filosofia è chiara: Loewe non vende solo abiti, ma tempo, gesto, materia viva. Ogni stanza racconta una parte del dialogo continuo tra arte e manifattura, un linguaggio che il brand ha perfezionato negli anni sotto la direzione artistica di Jonathan Anderson, e che ora continua a vibrare sotto la guida dei nuovi creativi Jack McCollough e Lazaro Hernandez (sì, proprio il duo dietro Proenza Schouler).
Tra ceramiche, mohair e luce liquida
Il percorso dentro Casa Loewe è un viaggio sensoriale: tra le mani puoi sentire le trame di un plaid artigianale, davanti agli occhi la luce che rimbalza su piastrelle in ceramica verde, blu e argento — un omaggio sottile al sole di Madrid che Loewe non ha mai dimenticato. Le lampade di vetro ispirate ai maestri di Murano creano una luce morbida e cangiante che accompagna i materiali — marmo, ottone, ferro battuto — in un equilibrio perfetto tra calore e rigore.
E poi c’è lei, l’opera che ti obbliga a fermarti: “Two Standing Figures” (1948) di Henry Moore. Due sagome, due presenze silenziose, quasi a ricordare che ogni pezzo di moda nasce da un corpo, da una forma, da un’intuizione.
La moda come galleria (senza filtri, né vetrine)
C’è una scultura di Takayuki Sakiyama che sembra ondeggiare nell’aria, un cesto in bambù intrecciato e pelle di Hafu Matsumoto, un vaso di Ernst Gamperl che pare scolpito dal tempo. Ogni oggetto è una conversazione tra mani e materia — il tipo di lusso che non si indossa, ma si respira.
Anche il design gioca con i confini tra arte e funzione: una panca in cartone riciclato di Domingos Tótora e una Curved Block Chair di Jim Partridge e Liz Walmsley sfumano tra scultura e seduta, tra forma e comfort. Perfino i tappeti — intrecciati in Spagna ma disegnati dal britannico John Allen — raccontano un’idea di bellezza fatta per durare, non per cambiare ogni stagione.
La nuova era di Loewe
Questa apertura segna anche un nuovo capitolo per la maison. Dopo l’addio di Anderson (ora alla direzione creativa di Dior), la coppia McCollough-Hernandez ha portato a Parigi la loro prima sfilata per Loewe — accolta con entusiasmo e curiosità.
E Casa Loewe Montaigne è, di fatto, la loro dichiarazione d’intenti: un luogo che non urla lusso, ma lo sussurra con calma e consapevolezza.
Nel 2024, Loewe ha registrato un fatturato di 885 milioni di euro, in crescita del 9,2% rispetto all’anno precedente. Ma più dei numeri, conta l’impatto culturale: in un mondo di fast luxury e collezioni a scadenza, il brand spagnolo resta un punto fermo — lento, curato, contemporaneo senza tempo.





