Dopo le dimissioni di Marcel Ciolacu, il centrodestra prende temporaneamente le redini del governo con Catalin Predoiu in Romania.
Lunedì 5 maggio, a seguito del voto unanime dei dirigenti del Partito Socialdemocratico (PSD), il primo ministro Marcel Ciolacu ha rassegnato le dimissioni dal suo incarico, dopo il risultato deludente ottenuto dal candidato della coalizione di governo al primo turno delle elezioni presidenziali. Al suo posto è stato nominato Cătălin Predoiu, attuale ministro dell’Interno e presidente del Partito Nazionale Liberale (PNL), come primo ministro ad interim.
La nomina, annunciata formalmente nella serata di lunedì, arriva in un momento politicamente delicato per la Romania, con la coalizione di governo — composta da PSD e PNL — sotto pressione a causa di un calo di consenso e delle crescenti tensioni interne. Predoiu, esponente di centrodestra e figura tecnica ma ben integrata nei meccanismi istituzionali, assumerà l’incarico ad interim fino alla formazione di un nuovo governo.
Chi è Catalin Predoiu: il tecnocrate dell’emergenza in Romania
Nato a Buzău il 27 agosto 1968, Catalin Marian Predoiu è un avvocato e politico di lungo corso, con una formazione solida in diritto commerciale. Laureatosi all’Università di Bucarest nel 1991, ha ottenuto un dottorato con lode nel 2003 ed è stato docente universitario fino al 2005. Il suo profilo giuridico è stato arricchito anche da un percorso formativo in Francia presso il Bar di Caen.
La sua carriera politica inizia ufficialmente nel 2008, quando viene nominato ministro della Giustizia nel governo di Călin Popescu-Tăriceanu. Da allora, Predoiu ha ricoperto lo stesso ruolo in diversi esecutivi — sia di centrodestra che tecnici — diventando uno dei ministri della Giustizia più longevi del paese. La sua figura, spesso percepita come tecnocratica, è stata centrale soprattutto in fasi di transizione o crisi politica.
Quella attuale è la terza volta che Cătălin Predoiu assume il ruolo di primo ministro ad interim: la prima nel 2012, la seconda nel giugno 2023, e ora nel 2025, a seguito delle dimissioni di Ciolacu. Questo conferma la sua reputazione come figura di garanzia istituzionale, capace di traghettare il paese attraverso momenti di instabilità. Sebbene non sia noto per iniziative politiche radicali, è considerato affidabile, coerente e in grado di dialogare sia con l’apparato statale sia con i partner internazionali.
Crisi di legittimità per la coalizione PSD–PNL, cosa farà il primo ministro?
Le dimissioni di Ciolacu rappresentano un fallimento simbolico della grande coalizione PSD–PNL, nata come soluzione “di stabilità” ma sempre più criticata per la sua debolezza programmatica. Il risultato deludente alle presidenziali ha accelerato la crisi interna, con il Partito Socialdemocratico che ora cerca di riorganizzarsi e rilanciare la propria linea.
Il compito di Predoiu sarà quindi strettamente tecnico e politico al tempo stesso: garantire la continuità amministrativa e istituzionale, ma anche favorire un nuovo equilibrio parlamentare. Con le elezioni anticipate che restano sullo sfondo come possibile esito, la sua gestione sarà osservata con attenzione sia all’interno del paese che da Bruxelles.
La nomina di Cătălin Predoiu a primo ministro ad interim conferma il suo ruolo centrale nella politica romena degli ultimi anni. Si tratta di una figura di continuità e moderazione, sempre più usata come strumento di “regia tecnica” nei passaggi più complessi. In un contesto di crisi politica e disaffezione elettorale, sarà interessante capire se la sua guida temporanea riuscirà a favorire un nuovo equilibrio o se si limiterà a gestire l’ordinaria amministrazione fino a una soluzione più duratura.
Previsioni politiche per Catalin Predoiu e la Romania:
Negli ultimi anni, la politica romena è stata segnata da una fragile stabilità costruita su grandi coalizioni tra avversari storici. Ad esempio il Partito Socialdemocratico (PSD) e il Partito Nazionale Liberale (PNL), uniti più da convenienze contingenti che da visioni comuni. La sfiducia diffusa nella classe politica, la corruzione sistemica e le proteste popolari hanno accompagnato una forte instabilità istituzionale. Ma non solo: il tutto con frequenti crisi di governo e premier ad interim. La Romania, pur essendo un membro UE, mostra ancora ritardi strutturali nella giustizia, nella sanità e nell’equità sociale, aggravati da un’emigrazione massiccia. In questo contesto, la nomina di Cătălin Predoiu appare come una soluzione tecnica e provvisoria, più orientata alla gestione che al cambiamento. La sua figura, pur rassicurante, rischia di incarnare l’eterno ritorno di un’élite riciclata, senza mai affrontare la domanda crescente di rinnovamento reale.
Maria Paola Pizzonia, Autore presso Metropolitan Magazine





