“Quand’è che si smette di essere bambini?”. C’è un giorno, arriverà. Ma è sempre meglio poter rispondere “C’è tempo“, stasera in tv la commedia che non ti aspetti di Walter Veltroni.
Ex sindaco di Roma, il politico che tutti conosciamo, ha una dichiarata passione per il cinema. Si esula dai suoi precedenti filmati-documentari, dalle mete africane, per un film on the road nel 2019. Buoni sentimenti e tenere fantasie, che non si trattengono in un viaggio lungo tutta l’Italia.
C’è tempo, ma meglio sbrigarsi
La pacatezza, il sacro rispetto verso l’avversario politico, erano la sua bandiera. Walter Veltroni è un fanciullo cresciuto, attaccato ai suoi ricordi d’infanzia, a quel cinema che scruta fin da tenera età. Immaginiamo che i suoi dibattiti politici virassero improvvisamente verso argomenti di cinema. Non ci meraviglieremmo. E lui, non ha mai fatto mistero della sua aspirazione artistica, che, se non lo rende cineasta di mestiere, almeno ne fa un politico di sensibilità.
Un quarantenne visionario e pittoresco, Stefano (Stefano Fresi), trascorre la sua vita in un piccolo paese del Piemonte. Alte montagne a far da cornice. Dove rimane un sognatore, a studiare aquiloni, a guardare arcobaleni. Insolite occupazioni ed un unico lavoro che, da precario, gli consente di sostenersi: la manutenzione di uno specchio che, riflettendo i raggi del sole, illumina la piazza del centro. Ma, per cento mila euro, accetta la tutela di un fratellastro tredicenne. Scoperto improvvisamente alla morte del padre. Il piccolo Giovanni (Giovanni Fuoco), profondamente diverso, abita a Roma, e non accetta subito la parentela: “È nei miei diritti rifiutarmi? Non mi ci vedo proprio con Balù!”
La favola di Veltroni
Insieme, i due fratelli, si compenseranno; il giovane più saggio e il grande immaturo. Ci sarà una ritrovata alchimia nel viaggio di ritorno da Roma, contro ogni pronostico. Soprattutto quello della moglie di Stefano, che voleva incassare la quota e collocare il bambino in collegio. Ma il vagabondare in auto avrà risvolti inaspettati. Ciascuno avrà bisogno dell’altro. Stefano Fresi è alla prima esperienza da protagonista. Affiancato nel film, da un fratello saputo e dotto, contrariamente all’età anagrafica; odia i social e conosce “I quattrocento colpi” di Truffaut e “La prima notte di quiete” di Zurlini. Qui Veltroni ha messo in bocca la propria sapienza cinematografica ad un pargolo.
Stefano, in una scena all’indietro nel tempo, si rivede davanti il cartellone dei gelati anni ’80. L’anteprima plastificata, del contenuto del freezer ghiacciato. E sceglie al banco del bar il suo preferito, ‘l’arcobaleno’. Un ghiacciolo a tre colori, e lo stecco in mano, diventa una bacchetta magica che accende la fantasia, tra visioni e realtà che si mescolano in cielo. Immaginazioni che in un fanciullo possono essere tanto condizionanti da marcarlo per sempre, lasciandolo un sognatore a vita. Ma Veltroni la vede così, è un eterno sentimentale, senza pudore. Cita il cinema italiano più nobile come fonte d’ispirazione del suo film: da Scola a Mastroianni, passando per “Novecento” di Bertolucci e strizzando l’occhio al cinema riminese amato da Fellini. Nel film anche la partecipazione del simpatico Max Tortora, Giovanni Benincasa noto autore tv, Laura Efrikian ex moglie di Gianni Morandi; e un cameo, da trovare, di Jean-Pierre Léaud, il francese famoso per aver recitato per François Truffaut.
Le mille colonne sonore
“C’è tempo” stasera in tv, ha dialoghi molto semplici, quasi tronchi. Le musiche scelte con cura, accompagnano le scene e cercano di completare i monologhi mancanti. Affidando alle note ciò che non si esprime con le parole. Il titolo stesso, è un omaggio al testo omonimo di Ivano Fossati. “Dicono che c’è un tempo per seminare, E uno più lungo per aspettare“, recitano i versi della canzone. Anche la cantautrice jazz Simona Molinari partecipa nell’inedita veste di attrice. I brani che si alternano sono “Stella Stai” di Umberto Tozzi, e Lo Stato Sociale con “Sempre lo stesso, sempre diverso“, scritto appositamente per il film.
E l’inedito di Lucio Dalla del 2010 “Almeno pensami“, che fu interpretato da Ron al Festival di Sanremo 2018. Aggiudicandosi il quarto posto e il Premio della critica Mia Martini, ma nella pellicola, c’è la versione originale interpretata e realizzata in studio dallo stesso Lucio Dalla. La Fondazione del cantante bolognese, ha accettato l’idea che la canzone fosse utilizzata per la prima volta nel film, in ragione dell’autentica amicizia tra Lucio e Walter. L’intento di “C’è tempo“, è far commuovere e sorridere, come un tempo avveniva al cinema per le grandi, vere, commedie. C’è tempo per ricordarsele.
Federica De Candia per MMI e Metropolitan Cinema. Seguici!





