Esteri

Charlie Hebdo, sette anni dall’attentato

Una vignetta feroce sull’islamismo campeggia oggi sulla copertina di Charlie Hebdo 7 anni dopo l’attentato jihadista durante una riunione di redazione che provocò una strage fra gli autori del giornale satirico.

“Voglia di essere dominati? Osiamo l’islamismo” si legge a grandi caratteri, mentre il disegno rappresenta un religioso che – con i piedi sulla schiena di una coppia nuda in cerca di emozioni – li frusta per farsi trascinare verso un recipiente pieno di Corani.

All’interno, si ricorda la strage in cui trovarono la morte 12 persone e si dedica una vignetta alla “commemorazione”, con un islamista che – con una sega insanguinata – si è appena tagliato la parte superiore della testa con il cervello.

Una donna, accanto, esulta e lo guarda con gli occhi a forma di cuore. 

Non esistono parole «per disegnare il ritratto dell’abisso»: lo scrive nel suo libro “Une minute quarante-neuf secondes” (edizioni Actes Sud), il disegnatore Laurent Sourisseau, detto Riss, 55 anni, direttore di Charlie Hebdo al fianco di Charb dal 2009, e dal 2015 rimasto solo al timone. L’abisso è il 7 gennaio di sette anni fa quando a Parigi, in rue Nicolas-Appert, in appunto un minuto e quarantanove secondi, i fratelli jihadisti Cherif e Said Kouachi hanno assaltato armati la redazione del giornale satirico uccidendo dodici persone tra cui il direttore del settimanale, Stéphane Charbonnier, detto Charb, e i vignettisti Cabu, Tignous, Philippe Honoré e Georges Wolinski.

A questo abisso è seguito per Riss il tentativo di una fuga, da Parigi il mese dell’anniversario, – «gennaio sarà per sempre freddo e grigio» -, dalla solitudine, dalla follia e «da un silenzio che vuole ancora uccidere», come si legge nel suo libro pubblicato quattro anni dopo l’attentato, istanti che ha vissuto gettandosi a terra, faccia in giù, per i quali «servirebbe fabbricare parole nuove».

Il 7 gennaio del 2015 per la prima volta in Francia, in un paese democratico, un giornale è stato attaccato, un fatto inedito, con conseguenze «colossali» che si sono comprese solo con il tempo: «È stato un crimine, un’esecuzione politica per la pubblicazione di caricature di Maometto del 2006», spiega Riss, «con l’obiettivo di eliminare personalità precise, per impedire loro di diffondere con i loro disegni e testi, le loro idee, convinzioni. Sono purtroppo serviti altri attentati per far capire alla società civile e alla classa politica la portata e il significato dell’attacco a Charlie Hebdo». A far aprire gli occhi è stata la decapitazione il 16 ottobre del 2020 di Samuel Paty, professore di Storia, Geografia ed Educazione civica, all’uscita di scuola a Conflans-Sainte Honorine, non lontano da Parigi: «In quel momento è stato chiaro che i terroristi non volevano colpire solo la libertà di stampa e le manifestazioni culturali, ma anche l’educazione attraverso la scuola. In Europa prima eravamo convinti che l’intolleranza religiosa non esistesse più, ma non è così. Bisogna porsi delle domande, l’espressione religiosa deve avere dei limiti nella vita pubblica» spiega Riss che ricorda come nel 2007 il processo per le caricature di Maometto, quelle del quotidiano danese Jyllands-Posten che Charlie Hebdo aveva ripubblicato e il disegno firmato da Cabu, si era chiuso con un’assoluzione piena dall’accusa di «ingiuria pubblica» verso i musulmani.

La Francia commemora oggi gli attentati jihadisti alla redazione di Charlie Hebdo, la rivista di satira politica, e al negozio Hypercacher, la catena di supermercati kosher a Parigi, che nel 2015 causarono 17 morti e 20 feriti.

Gli omaggi, alla presenza del sindaco di Parigi, Anne Hidalgo, e del ministro dell’Interno, Gerald Darmanin, sono iniziati con un appuntamento di fronte all’ex sede di Charlie Hebdo, nell’11° arrondissement. Il corteo si è poi spostato in un vicino viale per rendere omaggio al tenente di polizia Ahmed Merabet, ucciso dai colpi dei fratelli Kouachi, autori della strage. L’ultima tappa è a Porte de Vincennes, nel 20° arrondissement, per onorare la memoria delle vittime dell’Hypercacher, assassinate dal terrorista Amedy Coulibaly due giorni dopo l’attentato a Charlie Hebdo.

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