Il viso di Carlotta Bertotti è segnato da una macchia sul volto che l’ha segnata per molti anni della sua vita. Quando era piccola, “nessuno era a conoscenza” della sua condizione, ha raccontato la donna.
A 8 anni la macchia si è estesa e la giovane Carlotta se ne vergognava sempre più: “Ogni mattina, prima di andare a scuola, mi truccavo per due ore, poi ripetevo il trucco più volte durante la giornata per non affrontare gli sguardi e le domande delle persone. Avevo fatto addirittura arrivare una lente a contatto dall’America, che mi faceva nascondere in maniera integrale il tutto alle persone. Nessuno lo sapeva, solo i miei cari. Volevo creare un castello attorno a me. Era un qualcosa di così intimo e doloroso che anche soltanto dire ‘è una macchia’ risultava difficile. Avevo addirittura paura di stringere relazioni sociali con amiche o ipotetici fidanzati”.
Carlotta ha dunque passato parte della sua infanzia a nascondersi in quanto temeva che coetanei e coetanee la prendessero in giro. La malattia, la voglia che ha sul viso si chiama nevo di Ota. Si tratta di una condizione molto rara, presente soprattutto in estremo oriente, in particolare in Giappone, da cui deriva il nome. In Europa tale condizione è purtroppo ancora misconosciuta e non affrontata.

Carlotta Bertotti scelse a quel punto di affrontare un ulteriore ostacolo, quello di mostrarsi sui social: “Feci il mio primo set fotografico senza trucco da un amico e postai una didascalia sotto la foto online, nella quale dicevo di volermi mostrare per come ero e di non voler dare spiegazioni. Chiusi i social per tre giorni e poco alla volta decisi di affrontare le domande. Fortunatamente non ho haters. Ho persone che si confidano totalmente e raccontano la loro storia”. Sino all’approdo su Vogue: “Quando ho visto il servizio pubblicato con le mie istantanee, ho compreso che questa è la mia strada. Posso usare la mia discromia per fare del bene ad altre persone essendo me stessa. Questa sono io e non devo più nascondermi. E ho anche trovato l’amore vero: si chiama Alessandro e lavora nell’ambito della moda”.
Si sa poco anche della biografia o della carriera della modella. Il poco che si sa è quello che la stesa Carlotta ha raccontato. “Da piccola mi vedevo come un fenomeno da baraccone e pensare di lavorare nella moda mi sembrava surreale”. Tuttavia è riuscita alla fine a entrare nel mondo della moda, un modo che si sta, per così dire, “evolvendo” e non punta più sugli stessi stereotipi di bellezza di un tempo. “Ho accettato pochissime proposte, perché il percorso di autoaccettazione è lungo e complesso, e per quanto ami ciò che vedo allo specchio e sia in grado di gestire il confronto con il prossimo, resto ancora la ragazza insicura di un tempo”. Tuttavia, continua Carlotta, “espormi sui social o davanti all’obiettivo fotografico è il modo che ho io per aiutare gli altri attraverso la mia storia”.
Per tutti i motivi sopracitati Carlotta ha deciso di far parte dell’agenzia italiana inclusiva Imperfetta, per farsi conoscere. Successivamente ha scelto di continuare in quanto “c’è bisogno di ritrovare l’umanità, far capire che non ci si deve sentire sbagliati, e questo lo si può fare anche raccontando la storia della propria unicità su Instagram, dove è ancora diffusa una corsa alla perfezione che è colma di insicurezza”.





