Oggi a Verissimo il coraggioso racconto di Caroline Darian, figlia di Gisèle Pelicot, la donna che, sedata dal marito Dominique Pelicot così da renderla incosciente, è stata vittima di violenze sessuali da parte di decine di uomini per anni.
Caroline Darian – il cui vero nome è Caroline Peyronnet – è nata negli anni ’70 in Francia da Gisèle e Dominique Pelicot. Ha due fratelli: David e Florian. Proprio dalla crasi dei nomi dei fratelli è nato il cognome d’arte Darian. Caroline cresce in una famiglia che sembra ordinaria, “persino banale”, dice in un’intervista. Così le sembra fino al 2020, quando il padre Dominique Pelicot viene arrestato dopo essere stato sorpreso da una guardia di sicurezza privata a filmare di nascosto con il cellulare sotto le gonne di alcune clienti in un supermercato. Ma è analizzando i dispositivi elettronici di Dominique, 72 anni, che emerge l’orrore.
Questa settimana è uscito in Italia il libro E ho smesso di chiamarti papà, pubblicato da Utet, in cui Peyronnet racconta nella forma di un diario i mesi seguiti a quella scoperta, tre anni prima del processo che ha fatto conoscere a tutto il mondo la storia della sua famiglia e durante il quale sua madre è diventata un’icona femminista. Nel libro e in alcune recenti interviste Peyronnet ha parlato di cosa ha significato scoprire di essere «la figlia della vittima, ma anche la figlia del suo carnefice» e allo stesso tempo una vittima diretta di suo padre. Ma anche di come sono cambiati i rapporti nella sua famiglia, specialmente quelli fra lei e sua madre. Gisèle Pelicot non ha mai dato interviste. Il libro era già uscito in Francia nel 2022, con dei nomi diversi. Proprio per la volontà di far conoscere la sua storia, inizialmente senza compromettere la sua privacy e quella della sua famiglia, Peyronnet aveva scelto di presentarsi con lo pseudonimo di Caroline Darian, un cognome inventato a partire dall’unione dei nomi dei suoi due fratelli, David e Florian. Questo pseudonimo è stato mantenuto anche nella nuova edizione, in cui i nomi delle persone protagoniste sono quelli originali.
Caroline Darian dice di aver iniziato a scrivere cosa le stava accadendo come una sorta di esercizio terapeutico dopo essere stata ricoverata in un reparto di psichiatria per tre giorni a causa di un esaurimento nervoso, dopo meno di una settimana dalla prima telefonata con sua madre. In quei giorni la polizia le aveva detto che suo padre le aveva scattato delle foto mentre dormiva, che poi aveva pubblicato online: a causa delle pose innaturali e dei vestiti che indossava nelle foto, Peyronnet era stata da subito convinta che suo padre l’avesse drogata prima di scattargliele, per evitare che si svegliasse. Dopo questa scoperta aveva iniziato a proibirsi di dormire. Nel frattempo lei e i suoi fratelli facevano avanti e indietro dal sud della Francia per svuotare la casa dove i suoi genitori abitavano e portare via sua madre, mentre suo padre si trovava già in detenzione preventiva.
Nel libro alle pagine di diario sono affiancati ricordi dell’infanzia di Peyronnet, oggi quarantenne, che mostrano lo stretto rapporto che lei aveva con suo padre. In un’intervista con il Post ha detto di aver deciso di inserirli affinché il lettore «comprendesse questa forma di dissociazione» che lei stava provando dopo aver scoperto che suo padre, a cui era legatissima, era in realtà «un essere demoniaco». Peyronnet ha detto più volte che per lei è stato come se suo padre fosse morto nel 2020 e che non andrà mai a trovarlo in carcere.
Dominique Pelicot faceva parte di una chat di gruppo privata chiamata à son insu (“a sua insaputa”) in cui le conversazioni vertevano su come avere rapporti sessuali con le proprie compagne senza che queste se ne rendessero conto con l’utilizzo di droghe da stupro. L’uomo, in queste chat e in altre conversazioni online, invitava altri uomini ad abusare di sua moglie Gisèle.
Inoltre in una chiavetta Usb di Dominique Pelicot è stata trovata una cartella, denominata ABUS (“abusi”), con più di 20mila immagini e video delle violenze, in cui la moglie appariva priva di coscienza. Gli inquirenti hanno individuato almeno 72 uomini che avrebbero commesso abusi su Gisèle tra il 2011 e il 2020. Di questi, 50 sono stati identificati: uomini tra i 26 e i 74 anni che svolgono i mestieri più diversi: dal vigile del fuoco al giornalista, dall’infermiere alla guardia carceraria, dal consulente informatico all’idraulico. Alcuni di loro sono sposati e hanno figli.
Dominique Pelicot diceva a questi uomini di parcheggiare lontano dall’abitazione e arrivare a casa a piedi, per non dare nell’occhio. Non dovevano usare profumi o fumare per non insospettire la moglie. Dovevano spogliarsi in cucina, per evitare di dimenticare oggetti in camera da letto e dovevano scaldare le mani con l’acqua calda o sui termosifoni per evitare di svegliare la moglie. Non era richiesto indossare profilattici e non era richiesto un pagamento per abusare di Gisèle.
Durante il processo, che si è tenuto nel 2024, Dominique Pelicot ha confessato, dicendo di aver iniziato quando alla moglie è stato prescritto un farmaco ansiolitico che le provocava sonnolenza. L’uomo ha cominciato ad aggiungere il farmaco al cibo e alle bevande della moglie, fino a farle perdere coscienza e poi abusare di lei e invitare altri uomini a farlo. Dominique Pelicot filmava gli abusi e li condivideva in rete.
Il processo – terminato il 19 dicembre 2024 – ha portato alla condanna a 20 anni di carcere per Dominique Pelicot. Sono stati inoltre dichiarati colpevoli tutti i restanti 50 imputati. Una parte dell’opinione pubblica considera troppo lievi le pene inflitte, che vanno dai 3 ai 13 anni di reclusione.
C’è stata grande attenzione mediatica internazionale sul caso, diventato noto come gli stupri di Mazan, dal nome della località francese dove la coppia si è trasferita da Parigi nel 2013. Inizialmente il processo doveva svolgersi a porte chiuse, ma è stata la stessa Gisèle Pelicot a insistere affinché fosse aperto al pubblico. “Ho capito che non avevo nulla di cui vergognarmi”, ha detto Gisèle, 72 anni, diventando un simbolo della violenza contro le donne e suscitando grande ammirazione per il coraggio. La BBC ha inserito Gisèle Pelicot tra le 100 donne più influenti e d’ispirazione al mondo per il 2024.
Del padre fino al 2020, Caroline ha detto: “Era un uomo normale sotto tutti gli aspetti. Era molto coinvolto nella vita familiare. In apparenza non aveva nulla del mostro che si è poi rivelato essere. Abbiamo trascorso momenti bellissimi insieme. Ma quando scopri la vera personalità di tuo padre a 42 anni, non puoi più conservare i ricordi d’infanzia come se fossero ancora qualcosa di vero e prezioso. È come se una parte di me si fosse dissolta”. Oggi però Caroline afferma di non avere più un papà: “Per me, mio padre è morto. Ma è ancora più difficile elaborare il lutto di un genitore ancora in vita”. I quasi 10 anni di violenze hanno causato a Gisèle Pelicot diversi problemi di salute: vuoti di memoria, affaticamento, tanto da aver portato i figli a credere che la madre soffrisse di una patologia neurodegenerativa. “Eravamo preoccupati che potesse avere l’Alzheimer o un cancro al cervello e tutte le indagini mediche non hanno portato a nulla. Così abbiamo finito per pensare che fosse il suo modo di affrontare la fatica e lo stress. Non potevamo nemmeno lontanamente immaginare che fosse drogata nella sua stessa casa, a sua insaputa, da nostro padre, suo marito”, ha detto Caroline Darian in un’intervista a Vanity Fair.





