La sua biografia su Instragram: Dasha Navalnaya, Standford University, figlia di Alexei Navalny . Il nome, l’università che frequenta e suo padre, l’uomo di cui è sempre andata fiera: il coraggioso dissidente russo che non ha mai smesso di combattere la dittatura di Vladimir Putin.
Nel profilo social in cui racconta i suoi 23 anni in America e che cosa voglia dire portare lo stesso cognome dell’uomo più odiato dallo zar, ancora nessun post che dia la più triste delle notizie, la morte di papà in carcere. 

L’ultimo video pubblicato è di dicembre, quando Dasha è andata da Anderson Cooper, uno dei più importanti giornalisti della Cnn: «Non so niente di papà da giorni. Sappiamo che è svenuto nella sua cella e che lo hanno attaccato a una flebo, ma chissà che cosa c’era dentro, anche solo acqua. Putin ha appena dichiarato di ricandidarsi alle elezioni e probabilmente vuole silenziare mio padre che appena può si scaglia contro di lui e la sua guerra in Ucraina».
Dopo tre settimane di silenzio, il dissidente è ricomparso in una colonia penale nella regione artica nella Russia settentrionale, con un messaggio molto ironico recapitato dal suo team.

Chi è Dasha Navalnaya, la figlia di Navalny

Nell’agosto 2020, Navalny è stato avvelenato e ha trascorso mesi a riprendersi a Berlino. Al suo ritorno a Mosca nel gennaio 2021 è stato arrestato ed è ora in una colonia penale di massima sicurezza, con più di due anni di condanna ancora da scontare per aver violato sistematicamente i termini della libertà condizionale che gli era stata concessa in seguito a un’atra condanna ricevuta nell’ambito del processo Yves Rocher del 2014 in cui era accusato di appropriazione indebita. L’uomo, che afferma che si tratta di una punizione per la sua militanza anti Putin, ha iniziato un lungo sciopero della fame alla fine di marzo 2021 per protestare contro la sua mancanza di accesso alle cure mediche. Nel giugno 2021, un tribunale russo ha definito l’organizzazione di Alexei Navalny, la Fondazione anticorruzione, e i suoi uffici regionali “gruppi estremisti”.