Secondo quanto riportato dal dipartimento regionale del servizio penitenziario federale Aleksei Navalny è morto a causa di un malore che lo ha colto dopo una passeggiata. L’oppositore del Presidente della Russia Vladimir Putin si trovava nella colonia penale n. 3 dell’Okrug autonomo di Yamalo-Nenets, aveva 47 anni. “Mio marito è in prigione solo perché ha voluto difendere la democrazia. Sogno il giorno in cui sarai libero e sarà libero il nostro paese. Stai forte, ti amo”, aveva detto la moglie dell’avvocato e attivista, Yulia Navalnaya, che a marzo 2023 aveva ritirato a Los Angeles il premio come miglior documentario agli Oscar per Navalny, dedicato al marito e girato dal regista Daniel Roher.
Navalny aveva 47 anni. Si trovava in carcere per diverse accuse, tra cui quella di aver fondato e finanziato attività e organizzazioni che le autorità russe hanno definito “estremiste”, violazione della libertà vigilata, frode e appropriazione indebita. Era detenuto da quasi tre anni. Quando venne arrestato nel 2021, a seguito di un avvelenamento che lo aveva quasi ucciso nell’estate 2020 e di un’inchiesta sul “castello segreto” di Putin sul Mar Nero da oltre 7.000 ettari, le manifestazioni di piazza quasi fecero emergere la personalità di Navalnaya come la più adatta a raccogliere il testimone del marito.
Una dichiarazione d’amore, una delle più potenti di sempre. È quella di Alexei Navalny che raccontava come fosse stata la moglie Yulia a farlo uscire dal coma causato dall’avvelenamento con il gas nervino nell’estate 2020.
L’avvocato attivista anti-corruzione, componente del Consiglio di coordinamento dell’opposizione russa, leader e fondatore del Partito Democratico del Progresso-Russia del futuro, era fra i più autorevoli accusatori di Putin e del suo governo.
«Yulia e io abbiamo “saltato” un anniversario il 26 agosto – i 20 anni dal nostro matrimonio – ma sono persino contento di non averlo potuto celebrare quel giorno e di poterne scrivere adesso, quando ho imparato un po’ di più sull’amore di quanto sapessi prima.
Naturalmente si è visto cento volte nei film e letto nei libri: una persona giace in coma e l’altra amorevolmente lo riporta in vita con il suo effetto e le sue cure incessanti. Ovviamente per noi è accaduto questo, secondo i canoni dei film classici sull’amore e sulle persone in coma. Ho dormito e dormito e dormito. Yulia è venuta a trovarmi in ospedale, mi ha parlato, mi ha cantato canzoni, mi ha fatto sentire tanta musica.
Chi è Yulia Navalnaya

Navalnaya ha accompagnato, sostenuto, subito anche lei tutte le conseguenze dell’impegno attivo del marito. È laureata in Relazioni Internazionali, ex funzionaria di banca. Coetanea del marito. La coppia ha avuto due figli. La sua personalità emerse soprattutto dopo l’avvelenamento durante un tour elettorale in Siberia di Navalny con il gas nervino Novichok. Soltanto un atterraggio di emergenza salvò la vita del dissidente. “Il suo ruolo è certamente cambiato. Ha carisma e fascino, è una persona creativa e coraggiosa e può facilmente sostituire suo marito se necessario”, aveva spiegato in quei giorni l’esperto di politica russa Konstantin Kalachev all’Afp. Alcuni media la descrivevano come un agente destabilizzatore della Russia per contro dell’Occidente. È stata arrestata diverse volte.





