Tra le 25 persone arrestate nella mattinata di oggi, giovedì 5 dicembre, su disposizione della Direzione distrettuale antimafia della Procura di Brescia, c’è anche suor Anna Donelli. La Suora Anna Donelli secondo la Dda di Brescia si sarebbe «messa a disposizione degli esponenti» del clan Tripodi, legato agli Alvaro. Questo tramite il ruolo di «assistente spirituale all’interno delle carceri per trasmettere ordini, direttive, aiuti morali e materiali ai soggetti sodali o contigui al clan». Non solo. La suora arrestata avrebbe anche «ricevuto informazioni dai detenuti utili per pianificare strategie criminali di reazione alle attività investigative».

La religiosa, che da anni presta servizio come volontaria nel carcere di San Vittore a Milano e a Brescia, secondo gli investigatori si sarebbe messa a disposizione in modo continuativo “per veicolare messaggi tra gli appartenenti all’organizzazione criminale e i soggetti detenuti in carcere partecipi o comunque contigui al sodalizio” dei Tripodi: la famiglia che sarebbe riuscita a riprodurre una “locale” ‘ndranghetista nel Bresciano.

Non c’è solo la suora arrestata a suscitare scalpore. I domiciliari sono scattati infatti anche per due politici locali, Giovanni Acri e Mauro Galeazzi. Quest’ultimo ex consigliere comunale in quota Lega nel comune di Castel Mella, secondo gli investigatori sarebbe stato protagonista di uno scambio politico-mafioso. Si sarebbe rivolto a Stefano Terzo Tripodi che gli avrebbe proposto uno scambio fra voti e appalti pubblici per le elezioni comunali di ottobre 2021. Giovanni Acri, invece, è un esponente di Fratelli d’Italia, anch’egli ex consigliere comunale, che in qualità di medico secondo la Dda si sarebbe messo a disposizione della cosca Tripodi «in occasione di ferimenti».

Perché è stata arrestata la Suora Anna Donelli

Suor Anna Donelli si era messa a disposizione in particolare di Stefano Terzo e Francesco Tripodi. Sfruttando la sua attività di assistente spirituale, la religiosa sarebbe riuscita a trasmettere comunicazioni tra i vertici dell’organizzazione criminale e vari detenuti legati al sodalizio, compresi ordini e direttive. Da dentro il carcere, invece, ancora attraverso suor Anna Donelli, sarebbero uscite informazioni che si sarebbero poi rivelate utili alla pianificazione di strategie criminali.

Dalle varie intercettazioni eseguite dagli investigatori, è emerso come lo stesso Stefano Tripodi facesse spesso riferimenti a una “monaca” che si trovava all’interno delle carceri di Milano e di Brescia con la quale aveva “un patto”. I due, infatti, si sarebbero incontrati più volte, al punto che Tripodi parlava di una “ampia collaborazione” e la stessa suora sarebbe stata identificata come “l’amica di Stefano”. Per gli inquirenti, Donelli era consapevole del potere della famiglia Tripodi. A Stefano, la religiosa avrebbe raccontato di una nipote che avrebbe avuto un incidente, aggiungendo che l’avrebbe tranquillizzata assicurandole che a quella vicenda ci avrebbe pensato lei “tramite i suoi amici”.