Donald Trump non esclude un parziale ritiro dell’Ice da Minneapolis, dopo giorni di proteste e polemiche in seguito – anche – all’uccisione di Alex Pretti, e, su Truth, annuncia di aver inviato Tom Homan, “lo zar dei confini” dell’amministrazione, in Minnesota. Per il presidente Homan è un “duro ma giusto”. Secondo quanto scrive la Cnn, Homan avrà il compito di gestire le operazioni dell’Ice in Minnesota e risponderà direttamente a Trump.
Tom Homan, lo “zar delle frontiere” di Donald Trump, è arrivato a Minneapolis con l’incarico di «lavorare con le autorità locali» mentre la tensione nella città stretta dal gelo arrivava alle stelle dopo l’uccisione di Alex Pretti. La missione, annunciata dallo stesso presidente, è arrivata poche ore dopo una svolta inattesa: una telefonata tra Trump e il governatore democratico del Minnesota Tim Walz, descritta dal capo della Casa Bianca come «un’ottima chiamata», con toni insolitamente concilianti. «Sembrava che fossimo su una lunghezza d’onda simile», ha scritto Trump su Truth Social, spiegando di aver detto a Walz che l’obiettivo è «trovare tutti i criminali» e che «parleremo di nuovo nel futuro prossimo».
Per la prima volta dopo settimane di attacchi verbali, le parole del presidente sono apparse come un timido segnale di de-escalation. Anche perché Trump, in parallelo, ha lasciato intendere che le operazioni federali in Minnesota non sarebbero permanenti, affermando che la sua amministrazione sta «rivedendo tutto» e che gli agenti dell’immigrazione «alla fine si ritireranno». Un messaggio rafforzato dalla portavoce della Casa Bianca Karoline Leavitt, che ha sottolineato come «nessuno alla Casa Bianca, tanto meno Donald Trump, voglia vedere americani feriti o uccisi nelle strade», pur criticando la retorica democratica contro l’Ice.
Ex poliziotto nello Stato di New York, ex agente della polizia di frontiera, il 64enne fu messo dall’amministrazione Obama alla guida del dipartimento deportazione dell’Ice, Immigration and Customs Enforcement. Con lui l’Agenzia ha effettuato un numero record di rimpatri e per ringraziarlo del lavoro svolto il presidente democratico gli conferì la più alta onorificenza per un funzionario federale, il Presidential Rank Award. All’inizio del primo mandato Trump promosse Homan a direttore dell’Ice e pian piano il funzionario è diventato una delle menti della politica della “tolleranza zero” che ha portato alla separazione di migliaia di bambini migranti dai loro genitori. I primi finiti un centri di accoglienza per minori, gli altri perseguiti per aver tentato di immigrare in modo illegale.
Pur avendo lasciato l’Ice nel 2018, Homan non ha mai smesso di occuparsi dei temi dei migranti, esprimendo il suo pieno sostegno al piano di Trump per la più grande operazione di deportazione nella storia americana. Nel suo mirino, come in quello del presidente, sono finite ripetutamente le “città santuario”, che in più di un’occasione ha definito “santuari per i criminali”. In Minnesota, Homan si trova davanti a un compito tutto in salita: non solo deve dirigere le operazioni sul campo dell’Ice ma anche coordinare le indagini sulla frode da 20 miliardi di dollari, di cui Trump accusa lo stato. Ad attenderlo non ci sono tappeti rossi. La sua presenza si teme possa fomentare ancora di più le tensioni, considerato il pugno duro più volte mostrato nei suoi interventi televisivi e non solo.





