La Cina respinge con durezza le accuse di Donald Trump, secondo cui il Paese avrebbe interferito nelle presidenziali americane del 2020, acquisendo illegalmente i dati di 220 milioni di elettori e tentando di ostacolare la sua rielezione. «La Cina non ha alcun interesse nelle elezioni statunitensi e non vi ha mai interferito», ha dichiarato il portavoce del ministero degli Esteri Lin Jian, ribadendo il principio di non ingerenza negli affari interni degli altri paesi. Lin ha inoltre invitato Washington a non «utilizzare la Cina come argomento di campagna elettorale».
Trump ha inoltre sostenuto che le macchine per il voto elettronico sarebbero state vulnerabili alle influenze di paesi stranieri, e ha citato un rapporto dell’intelligence su un presunto piano del governo venezuelano per alterare i risultati delle elezioni nel paese. Ha inoltre sostenuto che i servizi segreti gli avessero nascosto a lungo queste informazioni per motivi politici.
I documenti di intelligence declassificati però non dicono che questo sia successo. Affermano invece, cosa ben documentata da anni, che nel sistema di voto statunitense esistano vulnerabilità e che Russia, Cina, Iran e Corea del Nord «abbiano la capacità di accedere e potenzialmente manipolare» i dati elettorali statunitensi, come le banche dati centralizzate di registrazione degli elettori e i registri elettorali. Nessuna indagine condotta finora però prova che lo abbiano fatto.
“Nel corso di diversi anni, a partire dal ciclo elettorale del 2020, la Repubblica Popolare Cinese ha attuato quella che si ritiene essere la più vasta violazione di dati elettorali della storia”, ha sostenuto.
Immediata la reazione della Cina che ha bollato le accuse di Trump come “pure invenzioni”. Puntuale anche la reazione della Russia, un altro dei Paesi citati dal tycoon nel suo discorso.
“Respingiamo qualsiasi accusa e lo facciamo con fermezza: la Russia non è mai intervenuta negli affari interni di altri Paesi. E ci aspettiamo che nessuno cerchi di interferire nei nostri affari interni”, ha dichiarato il portavoce del Cremlino Dmitry Peskov. Al di là degli strali lanciati dal commander-in-chief, gli esperti sostengono che qualora Pechino avesse acquisito i dati di milioni di americani, questo non basterebbe a influenzare il voto.
“Non c’era assolutamente nulla di nuovo nel discorso di Trump. Nulla che metta in discussione le elezioni passate. E certamente non le elezioni del 2020”, ha detto David Becker, direttore esecutivo del Center for Election Innovation & Research. “Il semplice possesso dei dati non conferisce la possibilità di accedere al registro elettorale di quelle persone”, ha aggiunto Becker. Per il leader della minoranza democratica al Senato, Chuck Schumer, l’intervento è stato un “patetico tentativo” e di “truccare le elezioni di metà mandato prima ancora che venga espresso un solo voto”. Schumer ha inoltre ribadito che la riforma elettorale del tycoon, il Save America Act, “non farà alcuna strada” in Congresso.





